Giornate Internazionali delle Case della Memoria 2024: Oltre 400 Dimore Storiche Aperte il 18 e 19 Aprile

Simona Carlini

9 Aprile 2026

Firenze, 9 aprile 2026 – Oltre quattrocento case-museo, atelier e residenze d’artista si preparano ad aprire contemporaneamente le loro porte il 18 e 19 aprile, in occasione delle Giornate internazionali delle Case della Memoria. Un evento diffuso, promosso dall’Associazione Nazionale Case della Memoria, che coinvolge spazi in Italia e in diversi Paesi europei, con l’obiettivo di “conservare e raccontare il patrimonio privato diventato pubblico”. Ogni anno, spiegano i promotori, questa iniziativa invita a entrare nei luoghi dove grandi personalità della cultura, dell’arte e della scienza hanno vissuto e lavorato.

Un weekend tra passato e presente

Dalla Casa di Leonardo a Vinci allo studio di Giorgio de Chirico in piazza di Spagna, passando per le stanze di Giuseppe Verdi a Busseto fino ai soggiorni di Virginia Woolf in Inghilterra. Le giornate del 18 e 19 aprile – hanno sottolineato gli organizzatori durante la conferenza stampa di ieri mattina a Firenze – saranno una vera “finestra sul vissuto”, un’occasione per scoprire non solo gli ambienti, ma anche le storie nascoste dietro oggetti, manoscritti e fotografie.

Tra i luoghi coinvolti ci sono dimore storiche – alcune conservate perfettamente, altre ricostruite con grande attenzione – accanto ad atelier d’artista e appartamenti meno noti. Non solo nomi famosi ma anche scrittori locali, musicisti dimenticati, scienziati poco celebrati. Come dicono gli organizzatori, “l’idea è allargare lo sguardo su quello che chiamiamo patrimonio culturale”.

Un viaggio internazionale tra memorie private

Quest’anno il progetto si è fatto più grande: saranno 17 i Paesi partecipanti, dalla Francia alla Grecia fino al Brasile e agli Stati Uniti. In totale, secondo le stime diffuse ieri dall’Associazione, saranno aperte “oltre 400 case della memoria”, per lo più in Italia ma con una presenza sempre più forte all’estero.

“Abbiamo voluto dare un respiro più ampio a questa iniziativa”, ha spiegato Marco Capaccioli, presidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria. “Ogni casa-museo racconta una storia unica, un luogo dove arte e vita si mescolano. Farle aprire tutte insieme crea una narrazione corale”. Per Capaccioli la manifestazione serve a “risvegliare la curiosità verso un modo meno convenzionale di vivere la cultura” e a valorizzare destinazioni meno note dal turismo tradizionale.

Visite guidate, laboratori e percorsi tematici

Non si tratta solo di entrare gratis. In molti casi ci saranno visite guidate, laboratori per bambini, incontri con esperti e concerti. A Pavia si potrà visitare la casa di Ugo Foscolo, a Torino si apriranno le stanze di Primo Levi. Alcune residenze come la Casa Museo Antonio Gramsci a Ghilarza o la Villa Carlotta sul Lago di Como proporranno percorsi tematici e momenti musicali. Gli orari variano da luogo a luogo; spesso serve prenotare.

Tra le novità di quest’anno – fanno sapere dall’Associazione – spiccano tour digitali e alcune aperture speciali in edifici solitamente chiusi al pubblico. “È un modo per avvicinare anche i più giovani”, ha commentato Serena Bertolucci, direttrice del Museo Casa Natale Giuseppe Verdi. Bertolucci ha sottolineato l’importanza “di portare nuovi pubblici a scoprire le storie personali dietro grandi opere”.

Ritorno alla dimensione domestica della cultura

C’è chi arriva curioso, chi emozionato. Molti visitatori raccontano di essersi imbattuti in dettagli inaspettati: una penna macchiata d’inchiostro vicino a un dattiloscritto incompiuto, una foto appesa storta in cucina, un cappello dimenticato su una poltrona. Piccoli particolari che fanno la differenza come spiega Chiara Foresi, responsabile della casa-museo di Alda Merini a Milano: “La gente viene per vedere la stanza dove ha scritto le sue poesie ma resta colpita dai biglietti sparsi sul tavolo”.

In molte città ci si aspetta una buona affluenza – Firenze conta almeno duemila visitatori solo nel fine settimana – ma l’obiettivo rimane quello di “far riscoprire il valore della dimensione domestica nella cultura”. Un modo diverso di raccontare il passato. E forse, come ha concluso Capaccioli, “scoprire che spesso la storia passa proprio dalla porta accanto”.

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