Roma, 25 gennaio 2026 – Dalle rocce rosse dell’Arizona alle sabbie dorate del Sahara, fino alle steppe della Mongolia: chi decide di avventurarsi nei deserti e canyon più famosi del pianeta lo fa spesso per scoprire un lato diverso della Terra, dove è la natura a dettare le regole e l’uomo si sente minuscolo davanti a spazi infiniti. Nel 2025, i dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo hanno registrato un boom di visitatori verso aree poco urbanizzate: oltre tre milioni di persone hanno varcato i confini di almeno uno di questi scenari straordinari. In questo reportage, vi raccontiamo le tappe più richieste – e anche qualche sorpresa – dagli amanti dell’avventura.
Grand Canyon, Arizona: una ferita nella roccia che parla di milioni di anni
Nel cuore degli Stati Uniti, lo sguardo si perde tra i toni rossi e ocra del Grand Canyon. Da Flagstaff, sulla mitica Route 66, bastano meno di due ore di viaggio. Poi all’improvviso la strada si apre e appare il canyon, che si estende fino a 29 chilometri di larghezza, scavato dal fiume Colorado. Ogni anno, secondo l’Arizona Office of Tourism, più di sei milioni di persone camminano lungo i suoi sentieri. Spesso restano in silenzio davanti a quell’abisso che – come racconta John Stevens, guida locale dal 2008 – “ti fa sentire piccolo ma parte di qualcosa di enorme”. Le temperature variano dai 5 gradi dell’alba fino ai 35 del pomeriggio estivo: chi arriva senza preparazione può trovare riparo solo nei pochi punti ristoro sparsi sul South Rim.
Deserto del Sahara: sabbie che cambiano forma col vento
Spostandosi in Africa, il Sahara abbraccia undici Paesi e si estende su oltre nove milioni di chilometri quadrati. Un regno dove la sabbia cambia continuamente forma sotto il soffio dello scirocco, costringendo le carovane nomadi a spostarsi senza sosta. I dati del Ministero del Turismo marocchino parlano di circa 120mila visitatori nel 2025 solo nella regione di Merzouga, uno dei pochi posti dove ancora si può dormire in una tenda berbera, circondati solo dalle stelle. “Quando cala il sole”, racconta Amina El Fassi, operatrice locale, “le dune diventano viola. La notte porta un silenzio quasi liquido”.
Wadi Rum, Giordania: il deserto rosso degli esploratori
In Giordania il Wadi Rum è un punto fermo per chi ama viaggiare nei deserti. La popolazione beduina ha visto crescere l’interesse per questo sito – patrimonio Unesco dal 2011 – anche grazie a film come “The Martian”. Solo nel 2024 gli arrivi sono saliti del 22% rispetto all’anno precedente, secondo il Jordan Tourism Board. Il fascino qui sta tutto nel cambiamento della luce durante il giorno: è allora che le rocce sembrano incendiare l’orizzonte e le voci dei dromedari rompono il silenzio.
Deserto del Gobi, Mongolia: tra steppe e cieli immensi
Pochi posti al mondo evocano un senso di silenzio come il Deserto del Gobi. Situato tra Mongolia e Cina, copre un’area grande quanto mezza Europa. Secondo i dati del National Statistical Office of Mongolia, nel 2025 sono stati circa 14mila i turisti stranieri che hanno scelto questa meta. Qui la sabbia lascia spazio a rocce e steppe dove i pastori nomadi conducono le loro greggi. “Si vede il cielo più grande del mondo”, dice Oyunbileg, guida jeep tra le dune di Khongoryn Els da quindici anni. Al tramonto il vento sembra spazzare via ogni pensiero e la notte arriva veloce a quasi mille chilometri da Ulan Bator.
Namib, Namibia: antiche dune arancioni e orici all’alba
In Namibia, il deserto del Namib è uno dei più antichi sulla Terra. Nella zona di Sossusvlei (nome difficile da pronunciare ma che resta impresso dopo averlo visto), le dune si tingono d’arancio con le prime luci del mattino. I dati raccolti dal Namibia Tourism Board parlano di circa 30mila visitatori stranieri nel 2025, nonostante gli spostamenti interni non siano semplici. Gli orici (antilopi tipiche) spuntano tra le ombre all’alba. Ma è soprattutto il silenzio che colpisce chi arriva fin qui.
Viaggiatori tra sogno e fatica
Se c’è una cosa che accomuna questi luoghi – confida l’antropologa Lisa Mariani – è quella sensazione forte che ti prende appena lasci le rotte più battute: “Nei deserti e canyon ci si confronta con se stessi e con la natura senza filtri”. I prezzi per un tour variano da meno di cento euro per una notte nel Wadi Rum fino a oltre tremila euro per spedizioni guidate nel Gobi o nel Namib. I deserti restano posti dove non si va solo per scattare foto ma per imparare ad ascoltare il tempo lento della natura. Viaggi spesso difficili ma capaci di far tornare alla propria essenza anche dopo ore passate tra polvere e vento.