Roma, 19 dicembre 2025 – Viaggiare in Iran resta ancora un sogno lontano per molti turisti europei. Lo confermano le principali travel advisories, che continuano a mettere il Paese tra le destinazioni da evitare. Eppure, la voglia di scoprirne la cultura non si spegne mai. Senza voli e visti a portata di mano, cresce invece il desiderio di conoscere l’Iran attraverso strade meno convenzionali.
L’Iran sotto la lente dei consigli di viaggio
Basta dare un’occhiata ai siti ufficiali: sia il Ministero degli Esteri italiano sia le ambasciate europee mettono in guardia contro viaggi non indispensabili in Iran. Il motivo? Una situazione interna ancora incerta e rischiosa per i visitatori stranieri. L’ultimo bollettino della Farnesina, uscito lunedì 16 dicembre, parla chiaro: “situazione interna in evoluzione” e “massima prudenza”. Parole che risuonano anche nei consigli delle autorità di Stati Uniti e Canada, dove l’Iran è classificato al “livello 4: non viaggiare” — il rischio più alto possibile.
Le ragioni sono diverse: dalle crescenti tensioni politiche alle proteste nelle piazze, fino a episodi – seppur rari – di arresti di occidentali accusati di spionaggio o propaganda. “Le regole possono cambiare da un momento all’altro – spiegano fonti del ministero – e spesso non è semplice garantire assistenza consolare sul posto”.
Un patrimonio culturale che resiste
Nonostante le difficoltà e i confini chiusi, l’interesse per la cultura iraniana rimane vivo, soprattutto tra i giovani. “Cresce l’attenzione verso la letteratura persiana, la poesia sufi e l’arte delle miniature – racconta Sara Pellegrini, responsabile della sezione mediorientale alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma –. Le nostre raccolte sulla storia e sulla lingua farsi vengono consultate quotidianamente, soprattutto da studenti universitari”.
Anche alcune università italiane come la Sapienza di Roma e l’Orientale di Napoli continuano a offrire corsi dedicati alla storia dell’Iran pre-islamico e contemporaneo. Senza poter partire davvero, quindi, si rafforza la via dell’approfondimento accademico e letterario.
L’Iran arriva nelle nostre città
Se non si può andare a Teheran o Isfahan, allora l’Iran arriva qui da noi. Negli ultimi giorni sono numerose le iniziative che raccontano il Paese da vicino. A Milano, per esempio, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna ospita fino al 15 gennaio una mostra su calligrafia persiana e tessuti tradizionali; tra i pezzi più pregiati ci sono rarissimi esemplari ottocenteschi provenienti da Shiraz.
A Roma, sabato scorso al Cinema Farnese è stato proiettato “Un tempo per amare”, film recente del regista Saeed Roustayi: “In sala c’erano oltre 120 spettatori, molti studenti iraniani – spiega Giovanni Maria Bellini, organizzatore dell’evento –. È nata una bella discussione sulla situazione attuale ma anche sulle curiosità legate alla musica popolare persiana”.
E poi c’è la cucina iraniana che sta conquistando sempre più spazio: secondo una ricerca Deliveroo Italia pubblicata a novembre, nel 2025 gli ordini di piatti persiani sono aumentati del 14% nelle principali città italiane. Piatti come il chelow kebab, il khoresh o il tradizionale tè nero di Lahijan vanno forte. È un segnale chiaro: cresce l’interesse per sapori nuovi e poco conosciuti.
Tra culture che si incontrano
Non mancano nemmeno le occasioni per parlare direttamente con chi vive tra Italia e Iran. L’associazione “Noor”, nata a Torino da docenti iraniani e italiani, promuove letture poetiche bilingui e workshop di calligrafia. “Non è solo un modo per sentirsi a casa – spiega Maryam Khadami, presidente dell’associazione – ma anche per tenere viva la memoria familiare”.
Il rapporto culturale tra Italia e Iran resta dunque vivo e dinamico. Nonostante le difficoltà negli spostamenti e le tensioni politiche in corso, la passione per arte e tradizioni persiane continua a resistere. Come sottolineano in molti: “Bisogna tenere accesa la curiosità”. E cercare ogni occasione possibile per conoscere da vicino un mondo che continua ad affascinare storici ed esploratori del presente.