Isole du Salut: il paradiso francese tra storia oscura e bellezza tropicale

Isole du Salut

Isole du Salut | Photo by Sophie Fuggle, Claire Reddleman, Ayshka Sene licensed under CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/deed.en) - Okviaggi.it

Alessandro Bolzani

11 Febbraio 2026

A poche miglia dalla costa del Sud America esiste un arcipelago che un tempo incarnava l’idea stessa di condanna e isolamento, mentre oggi è diventato una meta capace di sorprendere per bellezza e valore storico. Le Isole du Salut, note anche come Isole della Salvezza, emergono nell’Atlantico davanti alla Guyana Francese e, pur trovandosi geograficamente in America Latina, appartengono alla Francia. Questo significa che per un cittadino italiano è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio per raggiungerle, anche se è obbligatoria la vaccinazione contro la febbre gialla.

Situate a circa 14 chilometri dalla costa, queste tre isole di origine vulcanica affiorano tra correnti intense e acque limpide. L’atmosfera è pienamente equatoriale: umidità elevata, vegetazione rigogliosa e un paesaggio che richiama scenari da romanzo d’avventura. Nonostante le dimensioni ridotte – l’intero arcipelago copre meno di un chilometro quadrato – la concentrazione di storia è impressionante. Prima di diventare sede di uno dei sistemi penitenziari più duri tra Ottocento e Novecento, le isole furono un rifugio per alcuni coloni francesi che riuscirono a salvarsi dalle febbri mortali diffuse sulle coste paludose della Guyana. Su questi scogli, quasi privi delle zanzare che infestavano la terraferma, trovarono una possibilità di sopravvivenza. Oggi visitarle significa confrontarsi con una pagina oscura del passato, ma anche osservare come la natura abbia riconquistato spazi un tempo segnati dalla sofferenza.

Île Royale, cuore storico dell’arcipelago

La più estesa delle tre isole è Île Royale, che in passato rappresentava il centro amministrativo del complesso carcerario. Qui si trovavano gli uffici, l’ospedale e la chiesa. Appena sbarcati, si è accolti da una costa rocciosa punteggiata di massi vulcanici scuri, seguita da viali fiancheggiati da palme e piante ornamentali introdotte durante l’epoca coloniale. L’impatto è sorprendente: edifici imponenti immersi in una vegetazione tropicale fitta, baie riparate e spiagge chiare di origine oceanica dove oggi è possibile fare il bagno.

Le costruzioni principali occupano posizioni dominanti, con affacci panoramici sulle altre isole. L’antica residenza del direttore del carcere, dipinta in tonalità chiare, ospita attualmente un museo dedicato alla storia penitenziaria. Documenti, oggetti e ricostruzioni permettono di comprendere la durezza della reclusione senza indulgere in effetti scenografici eccessivi. Poco lontano si incontrano la cappella e l’ospedale, entrambi inseriti nell’inventario dei monumenti storici, oltre al quartiere disciplinare con celle anguste segnate dal tempo. In mezzo a questi edifici che un tempo evocavano sofferenza, oggi si muovono saimiri, iguane e pavoni, in un contrasto che colpisce per intensità.

Île Saint-Joseph, l’isola del silenzio

Più piccola e aspra è Île Saint-Joseph, storicamente destinata alla reclusione solitaria e alle punizioni più severe. L’accesso non è sempre garantito, perché dipende dalle condizioni del mare. L’impatto è austero: le strutture carcerarie sembrano inghiottite dalla foresta, con muri in pietra locale, intonaci dalle sfumature rosate e scalinate consumate che emergono tra liane e alberi alti. Le celle disciplinari, prive di ampie aperture e progettate per limitare ogni stimolo, erano soprannominate dai detenuti “mangiatoie per uomini”. Non avevano tetto tradizionale ma erano chiuse superiormente da una grata metallica, esponendo i prigionieri al sole tropicale e alle piogge torrenziali.

Un percorso collega i vari edifici fino a un’area cimiteriale affacciata sull’oceano. Camminando lungo queste passerelle si può immaginare la sorveglianza costante delle guardie e la condizione dei detenuti, isolati e vulnerabili. Eppure, avvicinandosi alla costa, lo scenario cambia bruscamente: una spiaggia di sabbia chiara si apre tra rocce e palme, con acqua turchese e riflessi luminosi che restituiscono un’immagine quasi paradisiaca.

Île du Diable, il simbolo irraggiungibile

Diversa è la situazione per l’Île du Diable, l’Isola del Diavolo, che non è visitabile. Le correnti particolarmente violente e la conformazione della costa rendono impossibile l’attracco. Rimane così una presenza costante all’orizzonte, osservabile solo dal mare o dai punti panoramici di Île Royale.

In passato era destinata ai detenuti politici e a figure considerate particolarmente pericolose sul piano simbolico. Il nome richiama una lunga serie di naufragi e tentativi di fuga falliti, ma la notorietà dell’isola è legata soprattutto alla prigionia del capitano Alfred Dreyfus, ufficiale francese condannato ingiustamente per tradimento alla fine del XIX secolo. La sua abitazione carceraria, restaurata e classificata monumento storico, resta visibile a distanza. L’impossibilità di mettervi piede ne rafforza il valore evocativo: rappresenta ancora oggi l’emblema dell’allontanamento definitivo che caratterizzava il sistema penitenziario coloniale.

Come organizzare la visita alle Isole du Salut

L’arcipelago si raggiunge esclusivamente via mare, partendo dal porto turistico di Kourou, città costiera della Guyana Francese affacciata sull’Atlantico. Nonostante la distanza dalla terraferma sia di poco superiore ai dieci chilometri, la traversata offre una sensazione di distacco netto, accentuata dall’orizzonte aperto e dalle correnti.

Le imbarcazioni salpano al mattino, con orari stabiliti in base alle condizioni del mare. Lo sbarco diretto è previsto solo su Île Royale, l’unica isola dove è possibile pernottare grazie a una struttura ricettiva con posti limitati, per cui è consigliata la prenotazione anticipata. Île Saint-Joseph è raggiungibile con trasporto autorizzato e solo se il mare lo consente, mentre l’Île du Diable resta esclusa da qualsiasi approdo per ragioni di sicurezza. Il biglietto standard comprende andata e ritorno nella stessa giornata, con rientro nel pomeriggio, anche se alcuni operatori propongono soluzioni più flessibili, talvolta a vela, per chi desidera fermarsi più a lungo sull’isola principale.

Un viaggio alle Isole du Salut non è soltanto un’esperienza naturalistica nel cuore dell’Atlantico tropicale, ma un’immersione in un luogo dove la memoria storica convive con paesaggi di sorprendente bellezza.

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