Vicenza, 5 gennaio 2026 – Nel cuore dell’Alto Vicentino, c’è un paese che sembra sfidare ogni previsione: si chiama Posina, ha poco più di 380 abitanti ma sorprende chi arriva dalla città per la sua vitalità. Qui, la vita di tutti i giorni gira ancora intorno a mestieri antichi come il taglio della legna, un lavoro duro ma che dà da vivere a molte famiglie e si tramanda di padre in figlio. Ma non è solo la fatica nei boschi a tenere vivo il borgo: a Posina si coltivano tradizioni uniche, quasi fuori dal tempo.
Tra boschi e tradizioni: l’economia di Posina
La giornata inizia presto, spesso prima dell’alba. Chi passa in piazza vede subito camioncini carichi di tronchi e uomini con le mani segnate dalla resina e dal freddo. “Qui la legna è ancora oro”, racconta Luigi Panozzo, uno dei boscaioli più esperti del paese. Il lavoro non è cambiato molto dagli anni Sessanta: motoseghe, braccia forti e tanta pazienza. “Devi conoscere il bosco – spiega Panozzo – altrimenti ti fai male”.
Secondo i dati del Comune di Posina, nel 2025 oltre il 70% delle famiglie ha almeno una persona che si dedica al taglio della legna, sia per uso proprio che per venderla ai paesi vicini come Arsiero o Valli del Pasubio. Il mercato resta locale: i clienti vengono a ritirare i bancali direttamente nei cortili, a prezzi che variano dai 10 ai 14 euro al quintale, a seconda della stagione e della disponibilità del faggio.
Posina: un borgo che resiste allo spopolamento
A sorprendere però non è solo il mestiere diffuso. Posina ha un suo primato: una comunità unita e una tenuta demografica che sfida lo spopolamento tipico delle zone montane venete. I numeri sono piccoli, certo, ma qui la gente si muove compatta. C’è un’associazione per ogni cosa – dalla Pro Loco agli Amici della Montagna – e iniziative che coinvolgono giovani e anziani senza distinzioni.
“Qui ci conosciamo tutti, ci aiutiamo sempre, anche se ogni tanto si litiga per cose da niente”, racconta don Gino Capovilla, parroco della chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia. “È questo che tiene insieme il paese”. Un senso di appartenenza che passa anche attraverso riti laici e appuntamenti fissi, come Miss Ciclamino: un concorso nato negli anni Ottanta dalla maestra Maria Bertoldo per avvicinare i giovani alle feste popolari.
Miss Ciclamino: ironia e orgoglio paesano
Ogni estate, tra luglio e agosto, la piazza si anima con il festival dedicato al fiore simbolo del territorio. Non c’è sfarzo né abiti da sera; le corone sono fatte con ciclamini raccolti ai margini dei sentieri e la giuria è composta da artigiani e pensionati. A vincere è quasi sempre la simpatia, più che l’aspetto fisico. “Non serve fare la modella”, confida Giulia Ferraro, ultima Miss Ciclamino, 18 anni: “Basta amare il paese”.
La gara diventa una festa vera, fatta di stornelli in dialetto, piatti di polenta e risate che rimbalzano tra le case in pietra. “È un modo per restare uniti”, dice Giulia mentre riceve la corona dalla reginetta uscente.
La festa dei cigni: quando gli animali diventano evento
A Posina non mancano le sorprese. Ogni primavera, quando dal laghetto ai piedi del Monte Majo arrivano i primi cigni in migrazione, tutto il paese si mette in moto. La Pro Loco organizza una piccola festa con torte rustiche, panini con la sopressa e vin brulé per celebrare l’arrivo degli eleganti uccelli bianchi che restano qualche giorno prima di ripartire. “È un segno di fortuna”, dicono gli anziani seduti fuori dal bar Alpino.
I bambini gareggiano per vederli all’alba; c’è chi sostiene portino bene ai raccolti dell’autunno. Sarà vero? Poco importa: ciò che conta è l’occasione per stare insieme.
Il futuro tra tradizione e sfide
Resta però aperto il problema dello spopolamento giovanile. Molti ragazzi partono per Vicenza o Schio dopo le superiori. Eppure – proprio grazie a queste feste e al lavoro nei boschi – qualcuno resta o torna d’estate, magari per aiutare con la legna o organizzare la sagra di settembre.
Il sindaco Alessandro Marcolin non nasconde la realtà: “Non ci illudiamo: serve creatività, ma qui c’è ancora futuro. La ricetta? Lavorare duro senza perdere il senso della comunità”. Forse questo è l’insegnamento più concreto di Posina: vivere in piccolo può significare vivere più uniti.