Sanremo, 4 febbraio 2026 – Quarant’anni fa, sulle riviere liguri e nelle sale piene di Sanremo, si affermava un modo di vivere che ha segnato un’epoca: “abbuffarsi oggi per fare dieta domani”. Era più di uno slogan, un vero e proprio lasciapassare generazionale. Un mix di ironia e trasgressione che partiva dalle tavole imbandite per poi spostarsi velocemente ai casinò e alle notti di bagordi. All’epoca niente smartphone, niente social, solo luci al neon e un brusio continuo tra i tavoli verdi. Eppure quella frase diventava una scusa per lasciarsi andare senza pensieri. A raccontarlo oggi, con la città già in fermento per il Festival, sono i testimoni di quegli anni: clienti affezionati delle sale da gioco o semplici spettatori di una stagione irripetibile.
Il mito della Riviera e la febbre del gioco d’azzardo
“Non si trattava solo di cibo, il vizio era dappertutto: dal tavolo della roulette ai buffet dopo mezzanotte”, ricorda Gianluca Neri, storico croupier del Casinò Municipale. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, il motto “dieta domani” era quasi un credo alternativo, un invito a rimandare le conseguenze a chissà quando. “Si respirava quell’aria spensierata da ultimo giorno di scuola. Tutti sapevano che non sarebbe durato, ma nessuno voleva pensarci”. I dati dell’archivio comunale confermano: nel 1985 furono quasi mezzo milione gli ingressi nei casinò liguri, con tanti turisti soprattutto da Francia e Milano.
Gli storici locali sottolineano come quegli anni rappresentassero una sorta di apertura – forse inconsapevole – al consumismo. “La gente cercava il piacere subito”, spiega Valeria Morando, docente di Storia contemporanea all’Università di Genova. “Il casinò era come un luna park per adulti”. Le cronache raccontano di lunghe file notturne sul lungomare Italo Calvino e corse disperate all’ultimo gettone.
Dalle tavole ai tavoli verdi: come cambiava il divertimento
Negli anni successivi il richiamo del gioco d’azzardo si è stemperato davanti a nuove regole e a una società meno tollerante verso gli eccessi. Ma allora sembrava tutto possibile. Nei ristoranti del centro – soprattutto tra piazza Bresca e corso Matteotti – si cenava tardi, tra ostriche e champagne. Poi si passava “al giro delle fiches”, racconta ironico Paolo Spinelli, habitué delle sale ancora oggi. “Le cene finivano spesso al casinò, magari solo per cambiare aria. Però molti uscivano con il portafogli più leggero”. Un rito condiviso da generazioni diverse: pensionati che giocavano a briscola accanto a ragazzi curiosi della ruota.
All’epoca la cronaca aveva toni spesso leggeri ma non mancavano le critiche: già negli anni ’80 l’allora Asl locale segnalava casi di ludopatia. “Non eravamo consapevoli dei rischi”, confida oggi una ex dipendente della sala slot che preferisce restare anonima. “Per noi era solo un lavoro stagionale”.
Dall’entusiasmo alla crisi degli anni ’90
L’atmosfera è cambiata con la crisi economica degli anni ’90. I dati parlano chiaro: ingressi in calo dai 420mila del 1990 ai 170mila nel 2002. I casinò hanno provato a rilanciarsi con serate a tema o cene di gala – chi non ricorda Renato Zero nel 1997? – ma qualcosa si era rotto. “Il ‘si vive una volta sola’ aveva ceduto il passo a più prudenza”, sottolinea ancora la professoressa Morando.
A metà anni Duemila è arrivata la stretta delle leggi: più controlli, limiti alle promozioni, lotta contro la dipendenza da gioco. Lontani ormai quei tempi in cui il buffet era solo una scusa per sfidare la fortuna fino all’alba.
Tra ricordi nostalgici e nuove sfide
Oggi? Il Casinò di Sanremo resta una tappa importante per il turismo (nel 2025 sono stati oltre 110mila i visitatori secondo la Camera di commercio), ma ha cambiato volto rispetto al passato. Il motto “dieta domani” sopravvive solo nei racconti degli anziani e nei ricordi affettuosi di chi ha vissuto quegli anni. I giovani invece guardano altrove: l’intrattenimento si è spostato online, tra streaming e social network.
“Nostalgia? Un po’, ma va bene così”, ammette Spinelli con un sorriso stanco. “Ci siamo divertiti… poi abbiamo pagato il conto”. Solo allora si capisce quanto quella stagione sia stata breve – forse troppo – ma intensa come certe notti d’estate sulla Riviera sanno essere davvero.