Roma, 8 gennaio 2026 – Nel corso del 2025, viaggiare è stato meno una questione di destinazioni e più di emozioni vissute sul posto. Dai bagni nell’acqua calda della Blue Lagoon a Reykjavik, all’alba, con il vapore che si confondeva col cielo grigio, alle passeggiate lente tra le vie acciottolate di Lisbon al tramonto, il senso del viaggio ha cambiato volto. I dati di ENIT e dei principali operatori mostrano una tendenza chiara: a contare non sono tanto le mete, ma i piccoli momenti. Le sensazioni. Spesso, ricordi nati quasi per caso.
Esperienze prima delle mete: la nuova bussola dei viaggiatori
Le agenzie e i portali più noti – Booking, Expedia, Airbnb – parlano di una domanda sempre più forte di esperienze “immersive”, come le definiscono gli addetti ai lavori. Vuol dire meno monumenti da vedere in fretta e più vita vera, quotidiana. Magari un corso di cucina nel cuore di Bologna, o una mattina passata al mercato del pesce a Tokyo, tra grida e profumo di alghe. “I nostri clienti vogliono sentirsi parte del luogo, non solo spettatori”, racconta Sara Milani, travel manager in una nota agenzia romana.
Questa voglia di “autenticità” – parola forse abusata ma ancora utile – si riflette anche nella crescita delle prenotazioni in case private e quartieri residenziali. L’Osservatorio ENIT parla di un +16% nel 2025 per strutture non tradizionali. “Non volevamo un hotel qualsiasi, abbiamo scelto una stanza sopra un bar nel centro di Barcellona. Ogni mattina sentivamo il tintinnio delle tazzine: quello era il vero viaggio”, ricorda Marta, studentessa milanese, che a maggio ha vissuto quell’esperienza.
Il boom dei micro-momenti: dati e tendenze
L’analisi delle ricerche online conferma questa svolta. Le parole chiave su Google Trends come “esperienze locali” o “cosa fare a…” hanno superato per la prima volta quelle legate ai monumenti più famosi. “C’è voglia di qualcosa che non sia già visto mille volte su Instagram”, spiega Luca Bianchi, docente di Sociologia del Turismo all’Università Bicocca.
Il risultato? Itinerari meno scontati e spesso improvvisati. Viaggi brevi – anche solo 48 ore – costruiti attorno a un evento: una mostra a Berlino, un concerto improvvisato a Marsiglia, la vendemmia sulle colline del Monferrato. Secondo Trivago, i soggiorni sotto i tre giorni sono cresciuti del 12% rispetto al 2024.
Sostenibilità e lentezza: due parole chiave
Dietro questo cambiamento c’è anche una maggiore attenzione all’ambiente. I viaggiatori vogliono sapere tutto su impatto ambientale, trasporti pubblici efficienti e cibo locale a chilometro zero. “La gente chiede dove muoversi a piedi o in bici, come ridurre la plastica durante il soggiorno”, racconta Paola Ricciardi, che gestisce un b&b nelle Langhe.
L’idea è semplice: rallentare il ritmo. Meno tappe in meno giorni. Prendersi il tempo per notare dettagli nascosti – come la routine del panettiere ad Amburgo o i colori delle barche nel porto di Marsaxlokk, Malta, all’alba. Una ricerca di Lonely Planet dice che il 57% degli italiani preferisce viaggi lenti o senza orari fissi.
La componente emotiva resta al centro
È difficile dire cosa spinga davvero qualcuno a scegliere una meta piuttosto che un’altra. Ma i dati di Skyscanner raccontano che il 34% degli utenti ha deciso dove andare nel 2025 basandosi su sensazioni nate dai racconti di amici o parenti, non sulle attrazioni famose.
In sintesi? Il viaggio è tornato a essere uno spazio personale – quasi intimo – più che una lista da completare. Si cerca qualcosa che magari nemmeno si sa descrivere prima della partenza: solo davanti a una tazza fumante in un bar sconosciuto ci si accorge che quella era proprio l’emozione cercata.
Nel 2025 viaggiare ha significato soprattutto questo: inseguire emozioni vere più che foto da cartolina. E scoprire ogni volta che la meta migliore è dove ci si sente davvero presenti.