Roma, 28 febbraio 2026 – Nel suo nuovo libro “Le ragazze di Tunisi”, lo scrittore Guido Bassi invita i lettori a seguirlo tra le vie assolate della capitale tunisina, ma anche dentro una memoria vivida, fatta di dettagli che si intrecciano tra passato e presente. Pubblicato da pochi giorni da Marsilio, il volume racconta – con la voce quieta di chi ricorda e si lascia sorprendere – l’infanzia e la giovinezza dell’autore a Tunisi negli anni Cinquanta e Sessanta. Un’epoca che sembra lontana, eppure torna viva tra le pagine grazie a immagini precise: una casa con le pareti scolorite, le voci alla radio, le risate nei cortili.
Tra passato e presente: la Tunisi degli anni Cinquanta
In “Le ragazze di Tunisi”, Bassi non si limita a raccontare fatti. Si muove dentro i ricordi di un’infanzia divisa tra la scuola italiana e le passeggiate al porto. “Mio padre lavorava alla Dogana,” scrive, “io lo aspettavo sui gradini del Café de Paris alle cinque.” Era un mondo fatto di routine, piccole abitudini, ma anche di quella leggerezza che oggi sembra quasi irreale.
Tunisi era una città in fermento. Nel 1956 la Tunisia conquista l’indipendenza dalla Francia; italiani, francesi e arabi vivevano in quartieri diversi. “C’erano odori forti di spezie,” ricorda Bassi, “ma anche la polvere gialla dell’harmattan che si infilava dappertutto.” Il racconto mette in luce le differenze culturali: scuole separate per nazionalità, la difficoltà dell’integrazione, ma anche l’amicizia tra bambini che si incontravano al mercato di Bab el Bhar.
Mina e Claudia Cardinale: musica e cinema che univano due mondi
La musica italiana è un altro filo conduttore del libro. Le canzoni di Mina scorrono come una colonna sonora delicata. “Quando a Tunisi arrivarono i primi dischi di Mina,” ha raccontato Bassi durante la presentazione alla Feltrinelli di Via Appia, “in casa si festeggiava.” Brani come Parole parole o Tintarella di luna diventano quasi oggetti magici che creano un ponte tra Italia e Tunisia.
Accanto alla musica c’è il cinema. Soprattutto il volto sorridente della giovane Claudia Cardinale, nata proprio a Tunisi nel 1938 da una famiglia siciliana. “Per noi ragazzi la Cardinale era già una leggenda,” dice l’autore, “pensavamo di conoscerla davvero.” Le sale cinematografiche diventavano luoghi d’incontro: al Cinema Palace si vedevano film italiani e francesi, tra applausi e i richiami del venditore di noccioline.
Una casa lontana nei ricordi
Al centro del libro resta la casa d’infanzia dell’autore, oggi quasi irriconoscibile nella Medina. È lì che tutto prende forma: finestre che si affacciano su un cortile chiassoso, il profumo del gelsomino al tramonto, i giochi con i cugini. “C’erano pareti azzurre e una stanza buia dove mia nonna teneva le foto,” scrive Bassi. Ogni oggetto diventa testimone: sedie spaiate in cucina, bottiglie vuote sotto il lavello, scarpe lasciate fuori dalla porta per non sporcare.
Non è solo nostalgia fine a se stessa. L’autore cerca nella memoria un senso – o almeno qualche traccia – per capire come si cresce lontano dalle proprie radici. Il racconto si fa più intimo: i dubbi sull’identità, il desiderio di tornare a casa ma anche la paura di non riconoscere più nulla.
Identità e memoria: una città in trasformazione
Le ragazze del titolo non sono solo figure femminili – compagne di scuola, sorelle o presenze appena accennate – ma simboli della Tunisi giovane che cambia. Raccontandole, Bassi restituisce uno sguardo sulla Tunisi degli anni Cinquanta, sospesa tra voglia di futuro e nostalgie profonde.
Nella postfazione – breve ma intensa – l’autore ammette: “Raccontare quella Tunisi serve a ricordare che le città non sono solo pietre o strade. Sono quello che siamo stati dentro.” Tra righe asciutte e qualche sorriso ironico affiorano parole chiave come memoria, identità, appartenenza.
Per chi cerca romanzi capaci di fondere storia e racconto personale – tra realtà e suggestione –, “Le ragazze di Tunisi” è una lettura che lascia il segno. A dimostrazione che basta una canzone alla radio o una foto ingiallita per far tornare tutto un mondo ormai lontano.