Parma, 10 febbraio 2026 – In Emilia-Romagna, oltre ai nomi noti come Bologna, Modena o Parma, ci sono angoli nascosti, piccoli paesi dove sembra che il tempo si sia fermato. Qui la vita scorre con ritmi ormai rari. Tra colline, borghi medievali e pievi dimenticate, si riscopre un modo di vivere antico, lontano dalla frenesia delle grandi città.
Un viaggio nei borghi dimenticati
A Castell’Arquato, nel Piacentino, il centro storico all’alba si sveglia lentamente. Bastano pochi passi in Piazza del Municipio per sentire subito la differenza con la città. Le voci dei residenti rimbalzano sulle pietre medievali e la torre Viscontea guarda i primi bar che aprono. “Qui ci conosciamo ancora tutti – racconta Francesca, barista da vent’anni in via Sforza Caolzio – e il tempo si prende in prestito.” Sono paesi dove, dicono le amministrazioni locali, “il turismo resta di prossimità”, fatto di famiglie che preferiscono gite tranquille e pranzi nelle trattorie di una volta.
Più a sud, sulle prime colline reggiane, c’è Votigno di Canossa: un borgo piccolo piccolo, una cinquantina di abitanti e un monastero appena restaurato. Qui il silenzio viene rotto solo dai passi dei visitatori curiosi, spesso stranieri sulle tracce di Matilde di Canossa. Il piccolo museo della pace, inaugurato nel 2002, conserva fotografie, manoscritti e oggetti donati dai pellegrini. Il sindaco Enzo Ferrarini è chiaro: “Non vogliamo diventare una meta di massa. Meglio pochi visitatori ma ben consapevoli.”
Ritmi lenti e tradizioni intatte
In questi paesi dell’Emilia-Romagna l’orologio sociale segue ancora i tempi del lavoro nei campi e le feste popolari. A Brisighella, nel Ravennate, ogni domenica mattina si rinnova un rito: il mercato degli agricoltori invade via Fossa con profumi di formaggi freschi e olio appena spremuto. “Non servono numeri da capogiro: qui ci piace sapere chi abbiamo davanti quando compriamo – spiega Luigi Mantovani, produttore locale –. Si scambiano due chiacchiere prima di vendere la verdura.”
Anche le feste mantengono un ritmo antico. A marzo a Dozza Imolese, la sagra del vino richiama decine di piccoli produttori delle colline vicine. Ogni anno le mura dipinte si animano con musica dal vivo e laboratori artigianali. Anna Mazzi, residente storica, ricorda: “I bambini si nascondono ancora tra le cantine come facevamo noi. E la sera ci si ritrova sotto il loggiato a parlare del raccolto.”
Turismo a misura d’uomo
I dati regionali mostrano che i turisti nei piccoli borghi sono cresciuti del 12% negli ultimi due anni. Non cifre da capogiro, ma un segnale chiaro: cresce l’interesse per i paesi a misura d’uomo, luoghi con pochi servizi ma tanta attenzione all’accoglienza vera. Nel 2025 l’associazione Borghi Autentici d’Italia ha inserito cinque nuovi comuni emiliani nell’elenco nazionale: tra questi spiccano San Leo e Montefiore Conca, entrambi con meno di 1.500 abitanti.
“Chi viene qui cerca tranquillità, buon cibo e il silenzio dei vicoli dopo cena”, dice Luca Rinaldi, assessore al turismo di San Leo. La parola d’ordine per molti amministratori è non stravolgere l’identità locale: valorizzare la storia senza inseguire mode passeggere. Così la bottega storica resta al suo posto e le osterie continuano a tramandare le ricette della nonna.
Sostenibilità e futuro
Le sfide non mancano: lo spopolamento e la scarsità di servizi pubblici restano questioni aperte. Però alcune iniziative puntano sul recupero delle case vuote – a prezzi accessibili – per attrarre giovani famiglie e professionisti in cerca di tranquillità. Nei prossimi mesi la Regione lancerà un nuovo bando per favorire il ritorno nei borghi storici; saranno messi a disposizione fondi per restaurare gli edifici e agevolazioni fiscali per chi avvia attività artigianali.
“Siamo convinti che la lentezza sia un valore”, ha detto Stefano Bonaccini durante una visita ufficiale a Montefiorino lo scorso gennaio. Un modo di pensare che molti abitanti interpretano così: niente fretta, meglio gustarsi ogni giornata passo dopo passo.
Così nei piccoli centri dell’Emilia-Romagna si continua a vivere come una volta: senza correre dietro a record o folle, lasciando che tutto accada secondo i tempi della natura e delle persone. In fondo il vero tesoro sembra proprio essere questo: il tempo ritrovato.