Marzo e la rivoluzione del viaggio: l’editoriale di DOVE che cambia prospettiva

Giulia Ruberti

26 Febbraio 2026

Milano, 26 febbraio 2026 – Ogni anno, marzo arriva con una promessa chiara: la luce che torna a scaldare dopo i mesi freddi dell’inverno, le prime fughe fuori stagione, quel desiderio di muoversi che non riguarda solo le grandi mete lontane ma anche i cambiamenti di panorama più semplici. Proprio oggi, nella redazione di una rivista storica come DOVE, si riflette su cosa voglia dire davvero viaggiare, a marzo come in qualsiasi altro momento dell’anno. Una cosa però è certa: non esiste un solo modo di viaggiare bene, ma tanti quanti sono i viaggiatori, ognuno con le proprie abitudini, aspettative e piccoli rituali.

Il viaggio è uno specchio di sé

Se c’è un momento che spinge a guardarsi dentro, è proprio questo. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio sul Turismo della Bocconi, più del 40% degli italiani tra i 25 e i 55 anni sceglie marzo per un breve viaggio spesso organizzato all’ultimo minuto. Si parte senza troppe pretese, magari per lasciare alle spalle una città ancora un po’ sonnacchiosa o per godersi quella sensazione speciale di essere i primi a scoprire la primavera altrove. A raccontarlo è Giovanna Lamberti, direttrice editoriale di DOVE, che tra una riunione e l’altra ammette: “Il viaggio che scegliamo finisce sempre per assomigliarci più di quanto pensiamo”. E perché succede? “È una questione di sguardo – spiega –. C’è chi cerca il silenzio e chi la folla; chi sogna sentieri solitari e chi invece vuole perderesi tra i mercatini della domenica mattina”.

Scoprire vicino casa

In questi giorni, sulle piattaforme di prenotazione emerge un dato chiaro: le ricerche per destinazioni meno conosciute sono cresciute del 17% rispetto a febbraio dello scorso anno. Piccoli gioielli come Vitorchiano, borgo nel cuore della Tuscia, o l’Isola di San Pietro in Sardegna conquistano chi vuole provare che l’“altrove” può essere anche a pochi chilometri da casa. “Ci sono persone che prenotano una notte in agriturismo a mezz’ora dal loro quartiere”, spiega Francesco De Paoli, responsabile di una catena di b&b tra Lazio e Umbria. “Lo fanno – aggiunge – per ritrovare gesti semplici: una colazione lenta, una passeggiata all’alba”.

Marzo: mese dei nuovi progetti

Non tutti però partono subito. C’è chi resta fermo e chi invece si prepara con calma. Marzo è anche il mese in cui si fanno scelte e progetti: “È come mettere ordine dentro casa e dentro di noi – racconta un viaggiatore abituale che preferisce restare anonimo – solo dopo ci accorgiamo davvero della voglia di muoverci”. Gli ultimi dati dell’Istat dicono che il 24% degli italiani pianifica almeno un viaggio primaverile già tra febbraio e marzo, ma solo la metà poi prenota davvero. Motivi? Tempo, soldi ma anche — dicono dagli operatori — equilibrio personale. Si parte quando se ne sente proprio il bisogno.

Viaggiare fuori stagione vuol dire prendersela con calma

Per molti addetti ai lavori la vera differenza tra partire d’estate o ora sta nella percezione del tempo. “A marzo tutto rallenta”, racconta Lucia Bellandi, guida ambientale in Liguria. “Puoi ascoltare il vento, vedere finestre ancora chiuse nei paesini sonnecchianti. Non c’è il caos dei mesi caldi”. Nei bar delle stazioni o nelle piazzette quasi vuote si raccolgono storie minute: qualcuno legge tranquillo con il cappotto addosso; un gruppo di amici discute su quale sentiero seguire domani.

Viaggiare su misura

Marzo ci insegna questo senza clamore: ogni viaggio ha senso quando rispecchia almeno un po’ chi lo fa davvero suo. Non serve inseguire la “vacanza perfetta” — parola usata spesso ma raramente convincente — quanto lasciarsi guidare da ciò che davvero serve in quel momento. “A me piace perdermi senza mappa”, confida una lettrice uscita dalla mostra “Italia fuori stagione” a Milano Porta Venezia. Un’altra aggiunge: “Per me viaggiare bene vuol dire avere il tempo per non fare niente”.

Forse marzo vuole dirci proprio questo: ascoltare quel bisogno vero di muoversi come si vuole, quando si vuole. Senza schemi rigidi, senza mete obbligate e senza quell’ansia da lista delle cose da vedere che spesso rovina tutto. Solo così il viaggio — anche quello più vicino — diventa davvero nostro, unico e forse… più autentico.

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