Natale a Sydney: il clima caldo e le tradizioni natalizie lontane dalla neve italiana

Silvana Lopez

4 Febbraio 2026

Milano, 4 febbraio 2026 – Quando si parla di Natale, l’immagine che viene subito in mente è quella della neve che scende lentamente, di una tazza di tè fumante stretta tra le mani, seduti accanto al camino acceso, e delle sciarpe e dei cappelli colorati che animano le strade e le piazze della città. È uno scenario così familiare da sembrare quasi automatico: già a metà novembre, lungo il corso Vittorio Emanuele, spuntano le prime decorazioni; all’alba del 24 dicembre, Milano si sveglia con il profumo dei biscotti nell’aria e le vetrine addobbate. Ma cosa c’è davvero dietro questa immagine tanto radicata?

Le immagini tradizionali del Natale

Chiedi a dieci milanesi dove si respira di più lo spirito del Natale e almeno sette indicano l’area tra il Duomo, piazza San Babila e i mercatini di via Spallanzani. La neve, però, ormai in città è un ospite raro: l’ultima vera nevicata importante risale a un Natale lontano. I più giovani la conoscono solo dai racconti o dalle foto dei genitori. Eppure l’idea del paesaggio imbiancato resta forte. Una suggestione forse presa in prestito dai film americani o dalle pubblicità, come scherza Giuseppe Fumagalli, responsabile degli addobbi natalizi per il Comune: “Adesso la neve a dicembre la vediamo più nelle pubblicità dei panettoni che fuori dalla finestra”.

Tradizioni domestiche e tazze fumanti

La scena casalinga – una tazza di tè o cioccolata calda davanti al camino – resiste nelle abitudini delle famiglie. Nel quartiere Isola, Francesca e sua madre ogni anno preparano biscotti speziati mentre fuori si sentono i passi dei passanti avvolti nei cappotti. A Porta Romana ancora ci sono case dove si accendono vecchi caminetti, anche solo per godersi la compagnia e la luce soffusa che proietta sulle pareti. “Non scalda come il riscaldamento a gas”, ammette un residente, “ma vuoi mettere l’atmosfera?”. Così si rinnova un rito antico: bambini in braccio ai nonni, tazze piene e racconti lunghi che spesso durano più della bevanda.

Moda e accessori nelle vie del centro

Un’altra immagine forte del Natale milanese sono le sciarpe strette attorno al collo e i cappelli calati sugli occhi. Nei negozi di via Torino e ai mercatini della Darsena dominano il rosso e il bianco, con qualche tocco di verde abete. Negli ultimi anni gli accessori in lana fatti a mano stanno tornando di moda: secondo la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, nel dicembre 2025 le vendite di articoli tessili natalizi sono cresciute del 6% rispetto all’anno precedente. Non è solo questione di moda: c’è chi sceglie una sciarpa fatta a mano come regalo per i nonni o un cappello con pompon per il più piccolo.

Il Natale tra realtà e immaginario

Ma non tutto è fiaba nel Natale milanese. Alla stazione Centrale, la sera del 23 dicembre, gruppi di volontari distribuiscono coperte agli ultimi rimasti senza un tetto. Il freddo qui non è gelido ma pungente; tanti cercano rifugio nei dormitori pubblici che anche quest’anno hanno registrato un aumento delle richieste d’accoglienza. Eppure anche in queste situazioni si trovano piccoli segni di festa: una sciarpa donata da uno sconosciuto o una tazza calda servita da una ragazza poco più che maggiorenne.

I simboli cambiano ma l’atmosfera resta

Ciò che davvero rimane del Natale a Milano – spiegano storici locali come Sergio Quattrini – è la capacità di far convivere tradizione e immaginario con i cambiamenti del tempo. La neve magari non cade più come un tempo, ma l’idea di radunarsi attorno al calore domestico o sotto le luci dei mercatini non tramonta mai. “Cambia la forma ma non la sostanza,” dice Quattrini. I cappelli e le sciarpe ci sono ancora; così come le tazze fumanti: cambia solo il modo in cui li viviamo. E mentre qualcuno rimpiange i Natali passati, molti continuano a viverli così com’è ora – una tazza dopo l’altra, una sciarpa dopo l’altra – nelle strade di una città che non perde mai la sua magia d’inverno.

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