PONTECAGNANO FAIANO, 12 marzo 2026 – A due passi dal centro, tra via Firenze e la linea ferroviaria, gli scavi archeologici a Pontecagnano Faiano (Salerno) hanno portato alla luce una necropoli organizzata in nuclei familiari. Decine di tombe dell’età orientalizzante raccontano storie antiche. La scoperta, fatta nelle ultime settimane sotto l’occhio vigile della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno, getta nuova luce sulla vita e sui riti funerari della comunità etrusco-campana tra l’VIII e il VII secolo a.C.
Una necropoli di famiglia: adulti, bambini e oggetti quotidiani
Le prime analisi mostrano che le tombe – allineate lungo un asse ben definito e raggruppate in piccoli cluster – custodiscono sia adulti che bambini. “Non è un caso”, spiega Paola Santagata, direttrice dello scavo. “Abbiamo trovato gruppi di tre, cinque fino a sette tombe vicine, con evidenti legami di parentela anche grazie ai corredi”. Accanto ai più piccoli, spesso spuntano piccole coppe in ceramica o ornamenti di bronzo modesti. Negli adulti invece abbondano le armi in ferro, lance e coltelli usati per i riti.
Ceramiche e ornamenti: tracce delle pratiche funerarie
A colpire gli studiosi è la varietà delle ceramiche rituali: alcune decorate con cura, altre più semplici. Santagata precisa: “Non sono solo oggetti quotidiani messi per abitudine. Sono offerte pensate per accompagnare i defunti nell’aldilà, un mondo immaginato molto legato alla famiglia e alla dimensione guerriera”. Tra i reperti spiccano fibule in argento e piccoli amuleti animali, segni di credenze religiose complesse.
Un sito chiave tra storia locale e rotte commerciali
Il sito di Pontecagnano Faiano non è una novità per gli archeologi: già negli anni ’60 si erano trovate necropoli simili nelle vicinanze. Ma questa campagna ha svelato chiaramente un’organizzazione “a nuclei familiari”, confermata dall’esame dei corredi e dalla struttura delle tombe. “Per gli adulti ci sono tombe a cassa litica, mentre per i bambini semplici fosse terragne – spiega l’archeologo Luca Ferraioli –, una distinzione che parla di gerarchie interne alle famiglie”.
Gli oggetti raccontano anche di una comunità molto aperta agli scambi commerciali dell’epoca: molte ceramiche mostrano decorazioni orientali o materiali importati dal Mediterraneo orientale. La Soprintendenza sottolinea: “Questo dimostra che qui c’erano continui contatti con le grandi rotte commerciali del tempo”.
Scavi aperti alla città: il coinvolgimento della comunità
I lavori, partiti a gennaio su circa 4000 metri quadri, andranno avanti fino a giugno. Non manca la curiosità dei residenti: c’è chi si ferma ogni giorno a osservare il cantiere, chi scambia due parole con gli archeologi durante le pause. Anche alcune scuole hanno già visitato il sito grazie a progetti promossi dal Comune. Il sindaco Giuseppe Lanzara ha messo in evidenza il valore sociale dell’operazione: “Restituiremo questi reperti alla comunità con una mostra permanente nel nuovo Museo Archeologico di Pontecagnano”.
Uno sguardo sulle origini del territorio
Se le analisi in corso chiariranno aspetti ancora misteriosi della vita antica in Campania – come i rapporti sociali o i rituali per i bambini – è già chiaro l’impatto culturale della scoperta. Santagata lo riassume così: “Non sono solo tombe, ma la storia di famiglie intere che hanno costruito questo territorio”.
Secondo fonti della Soprintendenza, parte dei reperti sarà trasferita temporaneamente nei laboratori di Napoli per approfondimenti scientifici (DNA e datazioni). Un lavoro lungo e attento, ma necessario per capire davvero “chi eravamo”. Nel frattempo la necropoli continua a restituire i suoi segreti più nascosti.