Primo viaggio in Africa: i consigli dell’esperto Leonardo Paoluzzi per scoprire il continente senza paure

Giulia Ruberti

10 Marzo 2026

Roma, 10 marzo 2026 – Leonardo Paoluzzi, fondatore di Kanaga Africa Tours, spiega perché l’Africa – spesso vista come un luogo lontano, rischioso o quasi inaccessibile – merita invece uno sguardo più attento e consapevole. Nel corso di un incontro nella sede della sua agenzia a Testaccio, Paoluzzi ha raccontato cosa lo muove a sfidare i pregiudizi e quali sono, secondo lui, gli ostacoli reali che frenano tanti viaggiatori italiani.

L’Africa raccontata da chi la conosce

Dietro una scrivania ingombra di guide, mappe e taccuini consumati dal tempo, Paoluzzi parla con semplicità: «Per anni mi hanno detto che in Africa non si può andare. Che è troppo pericolosa o troppo complicata». Poi abbassa un po’ la voce, come a sottolineare il peso di quello che ha visto: «Sono paure vecchie, nate da storie che si sono ingigantite – ma la realtà è un’altra». Per lui, l’immagine del continente come terra proibita nasce «dalla distanza culturale e dal fatto che pochi la conoscono davvero».

Nonostante i dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo mostrino una crescita costante dei visitatori (oltre 70 milioni nel 2025 secondo le ultime stime), molti italiani restano ancora cauti. «La maggior parte delle richieste che riceviamo riguarda il Marocco e la Tunisia – mete considerate più ‘sicure’ – ma l’Africa è molto più vasta e variegata».

Stereotipi e timori radicati

Paoluzzi ha fatto della sua missione lo smantellamento di questi luoghi comuni. «Se penso al Mali, alla Guinea, al Senegal, mi tornano in mente scene di accoglienza e festa. Ma basta accendere il telegiornale per vedere solo conflitti o crisi umanitarie». Si ferma un attimo: «Non nego che ci siano zone da evitare, come dappertutto. Ma nella vita di tutti i giorni, nei villaggi o nelle città africane, c’è normalità». E aggiunge: «Spesso mi chiedono se davvero si può girare tranquilli in molti paesi dell’Africa occidentale. La risposta è sì – a patto di prepararsi bene e affidarsi a chi conosce bene il territorio».

Per Paoluzzi la differenza sta proprio nel contatto diretto. «Viaggiare in Africa significa accettare ritmi diversi e qualche imprevisto. Però quel senso di sicurezza che provi parlando con la gente locale non è poi così diverso da quello che trovi altrove».

Viaggiatori italiani: tra fascino e prudenza

I numeri raccolti dalla stessa Kanaga Africa Tours parlano chiaro: negli ultimi tre anni sono cresciute le richieste di viaggi “su misura”, spesso legati ad esperienze culturali o incontri con le comunità locali. «C’è una curiosità sempre più forte verso destinazioni come il Ghana o il Burkina Faso», dice Paoluzzi. «Chi torna da questi viaggi porta con sé storie molto diverse rispetto a quelle ascoltate prima di partire».

Ma il nodo resta sempre la percezione: «Ci sono famiglie che rinunciano all’Africa solo perché amici o parenti gliel’hanno sconsigliata. L’idea che l’Africa sia inaccessibile è dura da scalfire». Eppure i dati sui viaggi organizzati mostrano tassi di incidenti simili – se non inferiori – a quelli degli altri continenti.

Una realtà complessa e sfaccettata

Durante l’intervista Paoluzzi insiste spesso su una parola chiave: rispetto. «Non si può mai sottovalutare quanto siano complesse le società africane. Ogni paese ha le sue regole non scritte, le sue sensibilità. Ma si può viaggiare consapevolmente – ed è fondamentale farlo». Racconta di gruppi partiti pieni di timore e tornati «entusiasti e riconoscenti», come tiene a precisare lui stesso. «Basta informarsi sulle condizioni sanitarie, affidarsi a guide esperte e sapersi adattare ai tempi locali».

Negli ultimi tempi, anche per via delle tensioni internazionali e dei cambiamenti climatici nell’Africa subsahariana (la FAO ha segnalato più siccità nelle regioni del Sahel), Paoluzzi nota un interesse nuovo: «C’è chi vuole capire davvero come vivono le comunità rurali o cerca la vera musica africana ai festival di Bamako o Ouagadougou».

Un continente da riscoprire senza filtri

A chiudere l’incontro è un messaggio chiaro: «L’Africa è un continente ricco di umanità, da guardare senza pregiudizi». Il suo consiglio? «Non fermarsi alle apparenze o ai racconti negativi sentiti qua e là». Chiude così: «Bisogna conoscere davvero per capire cosa significa viaggiare in Africa».

Un invito diretto a chi ancora oggi guarda al continente africano con diffidenza o paura. Eppure – dalle sue parole – sembra proprio che il primo passo sia cambiare sguardo.

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