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Giulia Ruberti

3 Gennaio 2026

Bormio, 3 gennaio 2026 – Nel cuore dell’Alta Valtellina, a poco più di 1.200 metri di quota, Bormio si presenta in queste settimane invernali come un rifugio per chi vuole rallentare, respirare aria buona e sentirsi un po’ “fuori dal mondo”. Un paese piccolo, poco più di 4.000 abitanti secondo l’Istat, ma capace di attirare ogni anno migliaia di visitatori dall’Italia e non solo. Il motivo? Tra piste da sci, terme antiche e una cucina di montagna genuina, la risposta è subito chiara anche a chi mette piede qui per la prima volta.

Le terme antiche e l’acqua che rigenera

La storia parla chiaro: le terme di Bormio sono note fin dall’epoca romana. Ancora oggi, le acque calde che sgorgano dalle rocce — alcune vasche risalgono addirittura al 1827 — sono un punto d’incontro per famiglie, sportivi e coppie in cerca di relax. “Non serve inventare nulla, qui basta lasciarsi andare al calore e ascoltare il suono dell’acqua”, racconta Marta Zini, che guida il centro Bagni Vecchi.

I numeri confermano il successo: tra Bagni Vecchi, Bagni Nuovi e la piscina comunale si contano circa 120mila ingressi a stagione. Eppure, camminando tra i vapori del mattino si sente solo silenzio. “Sembra che il tempo si fermi”, racconta Daniele, 43 anni, arrivato da Milano per il ponte della Befana con la famiglia. Il biglietto d’ingresso? Parte dai 40 euro nei giorni feriali, con prezzi più alti nel fine settimana.

Sci e natura a portata di mano

Ma Bormio è anche sinonimo di sport invernali. Le sue piste superano i cinquanta chilometri e sono conosciute dagli appassionati di sci alpino. La pista Stelvio ospiterà i Mondiali nel 2027: già ora fioccano prenotazioni e richieste per gli alloggi. Le seggiovie aprono alle otto precise; dalle prime luci del mattino gli sciatori scendono sulle piste ben preparate.

I maestri della scuola sci locale accolgono con un sorriso l’idea che questo piccolo borgo possa competere con le località più famose delle Alpi. “Qui c’è tutto quello che serve: impianti moderni, baite accoglienti e soprattutto niente ressa”, spiega Paolo Bertolini, maestro da oltre vent’anni.

Cucina di montagna e piccoli riti

Non si può parlare di vacanza senza menzionare la cucina valtellinese. Nei ristoranti del centro storico — dove si cena alle otto tra luci soffuse e tavoli in legno — piatti come pizzoccheri, polenta taragna e salumi locali sono protagonisti indiscussi. I prezzi? Un menu completo va dai 30 ai 45 euro, vini esclusi.

A Bormio il benessere passa anche attraverso piccoli gesti quotidiani: una passeggiata lungo via Roma, una cioccolata calda nelle storiche caffetterie o qualche acquisto nelle botteghe artigiane che vendono formaggi o bresaola fatta a mano. “D’inverno sembra davvero un paese delle fiabe”, confida Francesca Polonioli, proprietaria della drogheria in piazza Cavour.

Pochi fronzoli e molta autenticità

Qui non ci sono grandi centri commerciali né movida rumorosa: chi arriva cerca “silenzio e tranquillità”, ripetono all’unisono albergatori e gestori delle case vacanze. La sera cala presto e spesso il paese si svuota già intorno alle dieci.

Nei giorni festivi però Bormio cambia faccia: piazza Kuerc si anima con mercatini e feste tradizionali; l’arrivo degli ospiti si sente nelle pasticcerie storiche con vetrine piene di torte alle noci e biscotti valtellinesi.

Benessere senza ostentazione

Chi sceglie Bormio lo fa per “staccare la spina”, dicono i turisti intervistati davanti alla funivia. La connessione veloce c’è; ma “qui si viene davvero per star bene”, sottolinea Massimo Radaelli, che gestisce un hotel tre stelle appena fuori dal centro.

“Niente lusso sfacciato né pretese da località vip”, conclude Radaelli. “Solo accoglienza vera — un modo antico di vivere il benessere”. Anche nel 2026 la piccola Bormio continua così a seguire la sua strada: benessere vero, fatto di cose semplici ma curate. Forse è proprio qui la sua forza.

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