Riapre il Giardino di Qianlong nella Città Proibita: il tesoro imperiale segreto torna a splendere dopo un secolo

Simona Carlini

29 Novembre 2025

Pechino, 29 novembre 2025 – Nel cuore della **Città Proibita**, dopo quasi un secolo di chiusura, il **Giardino di Qianlong** ha riaperto le sue porte al pubblico. Venerdì mattina è stato un giorno speciale: finalmente si può tornare a passeggiare in uno degli angoli più nascosti e segreti della storia imperiale cinese. Per studiosi e appassionati d’arte orientale è un momento importante: da oggi si possono visitare i padiglioni e i cortili che l’imperatore Qianlong aveva pensato come suo rifugio privato.

## Un tesoro nascosto torna alla luce dopo cento anni

Il **Giardino di Qianlong** era chiuso dal secolo scorso, dagli anni ‘20. Solo qualche squadra di restauratori, in questi ultimi dieci anni, ha potuto varcare i suoi cancelli, lavorando sotto la guida del **Palace Museum** e con l’aiuto di esperti da tutto il mondo. La riapertura non è stata casuale. Come ha detto il direttore Wang Xudong, i lavori hanno richiesto «un’attenzione quasi maniacale ai dettagli» per riportare il giardino all’atmosfera che l’imperatore voleva.

Il giardino si estende per circa **2 ettari** nella parte nord della Città Proibita. Fu costruito tra il 1771 e il 1776 per volere dello stesso Qianlong, che qui si ritirò dopo aver lasciato il trono al figlio. Al suo interno ci sono ventisette padiglioni più piccoli, corridoi ombreggiati, rocce ornamentali e mosaici in pietra finemente lavorati. Molti spazi non erano mai stati aperti al pubblico nei tempi moderni.

## Restauro tra tradizione e innovazione

Il restauro, iniziato nel 2008 e concluso quest’anno, ha visto coinvolta anche la **World Monuments Fund** di New York insieme a varie università cinesi. Dai documenti diffusi dal Palace Museum emerge che sono stati recuperati dipinti murali originali, porte intagliate in legno di nanmu e preziose decorazioni in smalto cloisonné. Per superare le difficoltà — muffe antiche e danni causati dal tempo — si è scelto un mix di tecniche moderne come scanner laser per mappare gli interni e metodi artigianali tradizionali.

«Abbiamo scoperto iscrizioni e dettagli mai registrati prima», racconta Li Mingzhu, una delle restauratrici sul posto. Il team ha deciso di lasciare visibili alcune tracce del tempo: piccole crepe nei pavimenti o parti dove la pittura è stata conservata così com’era, senza coprirla.

## Un rifugio personale carico di significati

La storia del **Giardino di Qianlong** è legata all’imperatore che lo volle come luogo per riflettere e studiare ma anche per ospitare incontri riservati. Si dice che Qianlong vi si ritirasse ogni mattina all’alba, accompagnato solo da pochi letterati fidati. Nel padiglione principale restano ancora le poesie scritte da lui — versi che parlano della fugacità del potere e della necessità di introspezione.

Il percorso aperto ai visitatori passa tra sale con porte dorate e cortili raccolti. Nel giardino c’è anche una grotta artificiale fatta con rocce calcaree provenienti dal lago Taihu: uno degli elementi architettonici più rari nella tradizione imperiale cinese.

## Accesso limitato ma entusiasmo alle stelle

Per ora l’ingresso è regolato: solo 200 persone al giorno possono entrare e bisogna prenotare sul sito del Palace Museum. Una scelta pensata per proteggere questi spazi delicati dopo anni di restauro. I primi visitatori — molti arrivati da regioni lontane o dall’estero — si sono detti «commossi» davanti alla ricchezza dei dettagli e all’intimità degli ambienti.

Nel cortile d’ingresso, intorno alle dieci del mattino, si sentivano sussurri in diverse lingue — inglese, francese, coreano. «Non immaginavo che un posto così esistesse proprio nel cuore della Città Proibita», ha detto una giovane studentessa di Shanghai mentre fotografava le calligrafie sulle pareti.

## Un patrimonio culturale che riprende vita

La riapertura del **Giardino di Qianlong** aggiunge un nuovo capitolo nella valorizzazione della Città Proibita — che attira ogni anno più di 15 milioni di visitatori — e apre nuove strade per gli studi sulla dinastia Qing. Secondo Wang Xudong sarà anche un’occasione per «rilanciare il dialogo tra Cina e mondo sulla tutela dei beni culturali».

Alla fine del percorso, tra i passi leggeri sui ciottoli e lo skyline dorato dei tetti imperiali all’orizzonte, resta la sensazione netta di aver attraversato un luogo fuori dal tempo: un raro rifugio imperiale finalmente aperto alla curiosità di tutti.

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