San Benedetto Po, 24 marzo 2026 – Tutto parte da una mostra d’arte, ma quello che accade a San Benedetto Po, piccolo paese a una quindicina di chilometri da Mantova, va ben oltre i quadri e le installazioni. Qui l’artista Andrea Riccò sta mostrando i suoi ultimi lavori, ma camminando tra piazze e portici si ha la sensazione di entrare in un paese che sembra diventare esso stesso parte della mostra.
San Benedetto Po: arte e identità tra le vie del borgo
Scendendo dal treno a Mantova e proseguendo per la provinciale verso sud, dopo venti minuti si arriva a San Benedetto Po. Un posto spesso fuori dai grandi giri turistici lombardi, ma che in queste settimane sta richiamando visitatori da tutta la regione, curiosi di vedere il nuovo progetto di Riccò. Nato proprio qui nel 1972, l’artista ha spiegato all’inaugurazione che l’obiettivo era “far parlare le opere con lo spazio pubblico, mettendo in discussione il confine tra arte e vita di tutti i giorni”.
L’allestimento si snoda tra l’Abbazia Polironiana, cuore storico del borgo, e angoli meno battuti: il chiostro antico, la piazza principale con i suoi mattoni consumati dal tempo, persino alcune botteghe trasformate in laboratori temporanei. Le installazioni giocano con la luce naturale, cambiando aspetto nelle diverse ore della giornata – alla mattina presto qualcuno si ferma incuriosito davanti alle sculture di metallo che sembrano spuntare dal selciato.
L’esperienza visiva che sorprende
“Non me l’aspettavo proprio”, racconta Francesca, insegnante di Roverbella arrivata qui sabato con il marito. Sotto i portici la gente si ferma a chiacchierare sottovoce: c’è chi scatta foto ai dettagli, chi fa domande agli addetti. Il percorso è pensato per portar fuori dai soliti musei: in certi punti le opere sembrano quasi sparire dentro il tessuto urbano; in altri diventano improvvisi punti di interesse.
Riccò ha detto alla stampa locale che “il vero valore sta nell’interagire col luogo. San Benedetto Po offre un ritmo diverso, lontano dalla frenesia cittadina”. Ma non è solo arte: qui la socialità è ancora una cosa importante. Chi arriva da fuori trova un’accoglienza autentica, fatta di volti conosciuti e tradizioni che si ripetono.
La tavola mantovana: cibo e tradizione
Per molti visitatori il momento della tavola arriva subito dopo la mostra. E non rimangono delusi: San Benedetto Po tiene viva la cucina tipica mantovana, con piatti robusti e saporiti. Alla Trattoria Aldina – locale storico su via Roma – non manca il classico tortello di zucca o lo stufato d’asino. I prezzi sono ancora onesti: un pasto completo intorno ai venticinque euro a persona.
I ristoratori parlano con orgoglio dei prodotti locali, dal vino lambrusco al salame nostrano. “Vogliamo far sentire la differenza”, spiega Davide, cuoco e proprietario. “La gente viene per l’arte ma resta per la convivialità”. Sotto gli archi del centro qualche tavolo all’aperto ospita famiglie e gruppi di amici: si scambiano battute in dialetto e brindano col bicchiere pieno.
Un paese che diventa opera d’arte
Passeggiando per le strade di San Benedetto Po sembra di attraversare uno spazio sospeso – dove arte contemporanea e storia convivono mentre la vita scorre lenta. L’effetto della mostra di Andrea Riccò non sta tanto in un’opera singola o in una scultura appariscente, ma nella capacità di far vedere con occhi nuovi quello che spesso si dà per scontato.
Così tra gli abitanti gira un consiglio semplice: “Venite qui senza fretta”. Un invito ad assaporare il borgo nel suo insieme – tra arte, storia e buon cibo – perché solo così davvero San Benedetto Po si rivela come un’opera d’arte vivente.