Oslo, 24 gennaio 2026 – C’è un uomo solo, una casa in legno sul bordo di un fiordo norvegese, e il vento che si insinua tra le tavole al calar del sole: da qui prende avvio “Luoghi Sommersi”, il nuovo film di Henrik Aune. Ha conquistato la Croisette durante il Festival di Cannes 2025, riportando a casa il premio per la miglior regia. Sullo schermo, Anders Skarsgård e Renate Reinsve danno vita a una storia familiare che si insinua nelle pieghe del quotidiano. Il film dialoga idealmente con il cinema di Ingmar Bergman e la drammaturgia di Henrik Ibsen.
Un dramma nordico che parla al presente
Girato tra le coste frastagliate della Norvegia meridionale e i quartieri ordinati di Oslo, il film segue le vicende di Erik (Skarsgård), professore universitario in pensione, e sua figlia Liv (Reinsve), scrittrice affermata a Londra. Lei torna a casa per prendersi cura della madre malata. Ma il ritorno non diventa mai quel momento di pace che ci si aspetterebbe. Aune preferisce scavare nelle tensioni nascoste. Usa più gli sguardi che le parole per raccontare.
“Ho voluto lavorare sul silenzio,” ha spiegato il regista in conferenza stampa, “su quelle ferite che restano sotto la superficie finché la vita non ti costringe a guardarle in faccia.” È una frase che si sente in ogni scelta della regia: la camera indugia su piccoli dettagli — un bicchiere abbandonato sul tavolo, una finestra appannata dalla pioggia — come se la vera storia stesse fuori campo.
Interpretazioni asciutte e regia controllata
A sorreggere tutto sono due attori al massimo della forma. Skarsgård si muove tra stanze poco illuminate e paesaggi spogli con una fisicità trattenuta, mostrando l’ostinazione ma anche la fragilità di chi ha sempre cercato di tenere tutto sotto controllo con la ragione. Reinsve, già rivelazione in “La persona peggiore del mondo”, interpreta una donna divisa tra nostalgia e rancore: i suoi dialoghi con il padre spesso si interrompono in lunghi silenzi, dando al ritmo del film un andamento irregolare ma vero.
Molti critici hanno messo in luce la fotografia di Kari Gundersrud come uno dei punti forti dell’opera: la luce del nord sottolinea la solitudine dei personaggi, mentre gli interni giocano con buio e riflessi in modo molto curato. “Solo allora ho capito quanto la casa dei miei genitori fosse piena di ricordi mai detti,” ha confidato Reinsve durante un incontro alla Norwegian Film School.
Famiglia, perdono e tempo: temi senza fronzoli
La forza di “Luoghi Sommersi” — hanno detto diversi spettatori all’uscita dal cinema Saga di Oslo — sta nel modo in cui Aune parla di famiglia, perdono e del tempo che passa senza scivolare nel sentimentalismo facile. Il dolore resta sordo, quasi invisibile: “Non ho mai voluto un film che cercasse le lacrime dello spettatore,” ha ammesso Aune. “Volevo solo mostrare quanto sono complicate le relazioni, spesso senza né abbracci né rotture nette”.
Le atmosfere ricordano i drammi familiari di Bergman, ma lo stile resta profondamente nordico: pochi gesti, tanti silenzi, la sensazione costante che qualcosa rimanga sospeso. Solo negli ultimi minuti — con un’inquadratura fissa su Liv che osserva il padre dalla riva — si intravede una possibile riconciliazione. Ma è un equilibrio fragile come l’acqua lenta sotto il ghiaccio.
Un’accoglienza calda oltre i confini
Dopo la prima mondiale a Cannes, dove è stato accolto da applausi lunghi al Théâtre Lumière (si parla di oltre sette minuti), “Luoghi Sommersi” ha già trovato distribuzione in Francia, Germania e Giappone. In Italia arriverà nelle sale dal 13 febbraio, con sottotitoli curati da Gianluca Simoni. Chi ha visto la proiezione romana per la stampa ha lasciato commenti sobri ma positivi: “Una delle sorprese migliori dell’anno,” ha scritto Anna Bandini su Il Messaggero.
Non è un film urlato né cerca effetti facili. Ma nella sua compostezza rigorosa — fatta di dialoghi secchi, pause lunghe come inverni nordici e improvvisi lampi di dolcezza — sembra già destinato a restare. Un racconto senza risposte semplici; piuttosto lascia lo spettatore sulla soglia, con qualche domanda in più sulla famiglia e su se stesso.