Non basta riempire una città di tecnologia per renderla davvero “intelligente”. Il vero salto di qualità, oggi, passa dalla capacità di migliorare concretamente la vita dei cittadini. È questa la chiave di lettura dello Smart City Index 2026, elaborato dall’IMD World Competitiveness Center, che ribalta l’immagine tradizionale delle metropoli futuristiche e punta tutto sulla qualità della vita percepita da chi le abita.
Cosa significa davvero essere una smart city
Nel 2026 il concetto di città smart si allontana dall’idea di pura innovazione tecnologica e si avvicina sempre più a quella di benessere quotidiano. Il report si basa infatti sulle valutazioni dirette dei residenti, che giudicano l’efficacia delle infrastrutture e dei servizi digitali in ambiti cruciali come sanità, sicurezza, mobilità e governance. Non si tratta quindi solo di avere strumenti avanzati, ma di capire quanto questi incidano realmente sulla vita delle persone.
Zurigo ancora al vertice mondiale
A guidare la classifica globale è ancora una volta Zurigo, che ottiene il punteggio massimo complessivo. La città svizzera, con circa 433mila abitanti, si conferma un modello di riferimento non tanto per l’innovazione pura, quanto per la solidità delle sue strutture e l’affidabilità dei servizi.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il rapporto tra istituzioni e cittadini: oltre il 75% degli intervistati afferma di avere facile accesso alle informazioni sulle decisioni pubbliche. Ancora più significativo è il dato sulla partecipazione civica, che nel 2026 raggiunge il livello più alto tra le prime venti città del ranking. Il risultato è un sistema urbano in cui la tecnologia è al servizio di una comunità attiva e coinvolta.
La classifica delle smart city resta stabile
Le prime posizioni dello Smart City Index mostrano una certa continuità rispetto agli anni precedenti. Sul podio restano Zurigo, Oslo e Ginevra, che consolidano rispettivamente primo, secondo e terzo posto.
A cambiare è invece il ritmo delle grandi capitali europee, con Londra e Copenaghen in forte crescita fino a entrare tra le prime cinque. Parallelamente, si conferma la spinta delle città del Medio Oriente e la competitività dei poli asiatici, dove infrastrutture efficienti e digitalizzazione avanzata procedono di pari passo.
Tra le prime venti città figurano, oltre alle già citate, anche realtà come Dubai, Singapore, Helsinki, Seul e Amsterdam, a testimonianza di un panorama globale sempre più diversificato e competitivo.
Italia in chiaroscuro: Bologna cresce, Milano e Roma arretrano
Il quadro italiano appare decisamente più articolato. L’unica città in miglioramento è Bologna, che guadagna una posizione e si colloca all’82° posto. Il capoluogo emiliano si distingue per un buon equilibrio tra infrastrutture e servizi digitali, con risultati particolarmente positivi in ambito sanitario e culturale, soprattutto per quanto riguarda la gestione online di prenotazioni e biglietti.
Non mancano però le criticità: il caro affitti resta una delle principali preoccupazioni per i residenti, insieme al tema della sicurezza.
Situazione opposta per le grandi metropoli. Milano perde terreno e scende al 101° posto, penalizzata da infrastrutture che non riescono a tenere il passo con gli standard europei più avanzati. Ancora più marcato il calo di Roma, che scivola al 143° posto. La Capitale viene indicata come un esempio emblematico di come la mancanza di fiducia tra cittadini e istituzioni possa compromettere il funzionamento complessivo della città.
Bassi livelli di partecipazione civica, insoddisfazione diffusa per i servizi essenziali e percezione di corruzione dimostrano che, senza un rapporto solido tra comunità e governance, la tecnologia da sola non è sufficiente a rendere una città davvero smart.
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