Milano, 11 marzo 2026 – Quando si parla di puntualità ferroviaria in Europa, l’Italia mostra un volto a due facce: da una parte ci sono tratte modello, dall’altra linee che arrancano. Lo conferma l’ultimo report di Rail Europe Analytics, che ieri ha messo sotto la lente i dati sui ritardi dei treni in venti Paesi dell’Unione.
Classifica dei treni in ritardo: Italia divisa in due
Dal rapporto emerge come Francia e Germania siano le maglie nere delle linee intercity, con ritardi medi oltre i 12 minuti nel 2025. In Francia, il corridoio Parigi-Lione-Marsiglia è un vero incubo: quasi un treno su quattro accumula ritardi superiori a 15 minuti. “I pendolari sono allo stremo”, ammette Bernard Leblanc, portavoce dell’associazione degli utenti francesi. In Germania invece la rotta Berlino-Monaco è diventata un problema nazionale: più del 32% dei treni ICE arriva con almeno dieci minuti di ritardo.
Ma andando più a sud il quadro cambia. In Spagna, i treni ad alta velocità viaggiano con una puntualità sopra il 93%. Il primato spetta però ai Paesi Bassi, dove i treni regionali raggiungono il 97,4% di puntualità grazie a collegamenti fitti e manutenzioni costanti.
L’Italia resta spaccata in due. Le tratte ad alta velocità – da Milano a Napoli e da Torino a Salerno – sono tra le più affidabili d’Europa, con ritardi medi sotto i 5 minuti nel 2025, secondo Trenitalia. Diversa la musica sulle linee regionali del Sud e nell’entroterra urbano: lì il ritardo medio supera i 9 minuti e in alcune province campane e calabresi si arriva anche a punte di 14-15 minuti nei giorni feriali.
Le peggiori linee d’Europa: pendolari esausti
Non mancano però linee che restano in sofferenza. In Germania la situazione Berlino-Monaco non migliora. In Belgio, la tratta Bruxelles-Liegi è diventata sinonimo di attese: solo il 62% dei treni è puntuale nei giorni feriali, dicono i dati della SNCB.
Anche in Italia ci sono “linee nere”. La Roma-Viterbo da tempo è al centro delle lamentele per soppressioni improvvise e attese che superano spesso i 20 minuti nelle ore di punta. “Ogni giorno è una lotta: basta un guasto per arrivare in ufficio con mezz’ora di ritardo”, racconta Marta Rossetti, pendolare tra Monterotondo e Roma Tiburtina. Tra le peggiori d’Europa c’è anche la tratta siciliana Catania-Palermo, citata dal dossier Rail Europe Analytics per i lunghi tempi medi di percorrenza.
Puntualità ferroviaria: chi tiene botta e il caso Italia
I numeri rivelano un’Italia divisa anche al suo interno. Al Nord la puntualità sfiora l’89%, mentre scende sotto il 75% nelle regioni del Sud, secondo RFI e dati raccolti da alanews.it.
A livello europeo svettano i Paesi Bassi: meno del 3% dei treni arriva con oltre cinque minuti di ritardo. Seguono Svezia e Finlandia, entrambe sopra il 95%. Ultima della lista è la Grecia, dove infrastrutture vecchie e pochi investimenti – stando al ministero dei Trasporti ellenico – rallentano pesantemente il traffico su tutta la rete nazionale.
Cosa spiega questo doppio volto italiano? Gli esperti puntano su due fattori: ingenti investimenti sulle tratte ad alta velocità (quasi 4 miliardi negli ultimi tre anni), ma poche risorse dedicate alle linee secondarie. “Bisogna intervenire sulle reti locali: troppi convogli vecchi e infrastrutture risalenti agli anni Settanta”, avverte Luigi Cacace, ingegnere dei trasporti e docente al Politecnico di Milano.
I numeri parlano chiaro: pendolari alle prese con disagi
Dall’indagine Rail Europe Analytics – condotta tra ottobre 2025 e febbraio 2026 su oltre diecimila tratte europee – emerge che nel 2025 gli italiani hanno perso circa 8 milioni di ore per colpa dei ritardi. Un dato che fa infuriare le associazioni consumatori: “Serve più trasparenza sulle cause dei disservizi e rimborsi automatici”, dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha promesso nuove risorse per le linee regionali del Sud: “Stiamo lavorando a un piano straordinario per portare la puntualità al livello europeo”. Ma per ora i pendolari italiani devono ancora fare i conti con lunghe attese e continui appelli per un servizio migliore – una realtà fatta di luci e ombre ancora lontana dall’efficienza nordica.