Turismo DOP in Italia: boom del 26% tra feste e degustazioni, ecco le Regioni più attrattive

Simona Carlini

7 Aprile 2026

Roma, 7 aprile 2026 – Gli eventi dedicati ai prodotti DOP sono cresciuti del 26% nell’ultimo anno in tutta Italia. Un segnale chiaro di come stia tornando forte l’interesse per la tradizione agroalimentare e, allo stesso tempo, di una nuova voglia di turismo più consapevole e curioso. A rivelarlo è l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Qualità e Territorio, pubblicato ieri: festival, fiere, degustazioni e appuntamenti a tema si moltiplicano dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, confermando il peso decisivo dell’Italia del cibo di qualità nel contesto europeo.

Festival e degustazioni: la spinta delle DOP tra borghi e città

I numeri parlano chiaro: nel 2025 sono stati registrati oltre 750 eventi, contro i 595 del 2024. Si svolgono tanto nelle grandi città quanto nei piccoli paesi. Da Bra a Parma, da Napoli a Cagliari, le manifestazioni dedicate a formaggi, olii, vini e salumi DOP attirano non solo italiani ma anche visitatori stranieri. “Vediamo un aumento costante di presenze – spiega Michela Franchi, responsabile dell’Osservatorio – soprattutto da Germania, Svizzera e Francia”.

Non sono più solo le sagre di una volta: degustazioni guidate, show cooking con chef famosi, visite ai caseifici o ai frantoi sono diventati momenti di vera cultura. “La curiosità verso le filiere e la storia dei prodotti è palpabile”, ha aggiunto Franchi durante la presentazione del rapporto nella sede di Unioncamere. Le DOP stanno così trainando l’economia locale e rafforzando l’identità dei territori.

Turismo consapevole e attenzione alla qualità

Nel 2025, circa 2 milioni di persone hanno partecipato almeno a un evento legato alle DOP, secondo i dati degli organizzatori locali. Un pubblico vario: giovani appassionati di cibo, famiglie in cerca di esperienze autentiche, gruppi stranieri attratti dalla cucina italiana. “Non si tratta più solo di assaggiare – racconta Pietro Sanna, sindaco di Dorgali, paese famoso per il suo pecorino DOP – c’è voglia di capire come nascono i prodotti, chi li produce, quali storie portano con sé”.

Gli organizzatori puntano su format nuovi: laboratori per bambini, percorsi didattici nei campi o nei vigneti, incontri con produttori storici. L’obiettivo è coinvolgere tutti i sensi e far sentire il visitatore parte della comunità che crea queste eccellenze. Secondo l’Osservatorio Qualità e Territorio, il 61% sceglie un evento “per conoscere meglio il cibo italiano”, mentre il 24% cerca esperienze “fuori dai soliti itinerari turistici”.

Benefici per le filiere e impatto economico

Aumenta anche il ritorno economico: l’indotto diretto degli eventi DOP nel 2025 ha superato i 110 milioni di euro, senza contare gli effetti su ristoranti, agriturismi e strutture ricettive locali. Per molte aziende agricole è un’occasione fondamentale per avvicinare nuovi clienti. “Abbiamo venduto il doppio rispetto all’anno scorso”, confida Monica Bassi, titolare di una piccola azienda produttrice di aceto balsamico DOP a Modena. “Ma soprattutto abbiamo ricevuto richieste da ristoranti a Berlino e Lione”.

Dietro questa crescita c’è anche l’impegno delle amministrazioni locali. Nel 2025 sono stati finanziati più di 210 progetti grazie ai fondi del PNRR dedicati alla valorizzazione dei prodotti DOP tramite eventi pubblici. Un investimento che punta a costruire reti solide tra produttori, associazioni culturali ed enti turistici. Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, lo definisce “un modo concreto per dare visibilità al lavoro silenzioso dei produttori e all’identità agricola italiana”.

Un trend destinato a rafforzarsi

Gli esperti sono chiari: nei prossimi due anni ci si aspetta una crescita ancora più forte sia nel numero che nella qualità delle manifestazioni dedicate alle DOP. Nel 2026 sono già in calendario oltre 850 iniziative, distribuite in tutta Italia. Nel frattempo i territori stanno affinando strategie diverse: “Pensiamo a eventi più piccoli ma distribuiti durante tutto l’anno”, spiega Silvia Martini, assessora al turismo del Comune di Gubbio.

Solo quando la cultura del cibo diventa esperienza vissuta si capisce davvero cosa significa parlare delle nostre eccellenze italiane. È una tendenza che non sembra volersi fermare e che restituisce centralità alle radici agricole del Paese. Dietro ogni evento ci sono i racconti dei produttori, le domande dei visitatori, il profumo del pane appena sfornato agli stand alle sei del mattino. Quella normalità fatta di attenzione, rispetto e voglia vera di conoscersi attraverso il cibo – forse è questo il vero volto dell’Italia delle DOP oggi.

Change privacy settings
×