Valcalepio tra Bergamo e Lago d’Iseo: la valle che resiste con uve resistenti, foreste curate e innovazione sostenibile

Giulia Ruberti

8 Gennaio 2026

Bergamo, 8 gennaio 2026 – Tra le dolci colline che dividono Bergamo dal Lago d’Iseo, la Valcalepio sta cambiando, piano ma con decisione. È un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove si provano nuove strade per l’agricoltura di domani. Lunedì mattina, nella frazione di Grumello del Monte, una piccola folla di viticoltori e tecnici si è radunata tra i filari. Qui, da qualche stagione, non si tratta solo di produrre vino: si cerca di capire come farlo rispettando nuovi equilibri ambientali. Lo spiega bene il presidente della Cooperativa Viticoltori Valcalepio, Paolo Sarti: “Le stagioni cambiano in fretta, il rischio di perdere raccolti aumenta. Dobbiamo anticipare il clima, non subirlo.”

Uve resistenti e nuovi metodi tra i filari

In Valcalepio – una striscia fatta di vigneti, boschi e piccoli paesi come San Paolo d’Argon e Castelli Calepio – la sfida parte dalle uve resistenti. Alcuni produttori hanno iniziato a piantare varietà che sopportano meglio malattie fungine senza dover ricorrere a trattamenti chimici pesanti. È una piccola rivoluzione, racconta Lucia Moretti, agronoma della zona: “Non basta scegliere nuove piante: serve cambiare testa. Il Merlot resta, certo, ma accanto nascono Solaris e Souvignier Gris. Li osserviamo ogni giorno.”

Solo nel 2025 si sono contate venti giornate sopra i 30 gradi già a giugno – dicono i dati ARPA Lombardia – mentre le piogge torrenziali di inizio estate hanno costretto molti consorzi a rivedere le strategie per la difesa delle piante. I risultati? “Un risparmio del 15% sui costi e vigneti che resistono meglio,” spiega Moretti. Qualcuno però resta cauto: “Le prove sono promettenti, ma il mercato deve ancora abituarsi a questi nuovi vini,” ammette un giovane produttore di Foresto Sparso.

Foreste curate e legna che torna protagonista

Non solo uva. La seconda sfida – sottolineano i tecnici della Comunità Montana dei Colli di Bergamo – riguarda la gestione delle foreste che circondano la valle. Da Zandobbio a Sarnico, piccoli proprietari e cooperative hanno ripreso a tagliare alberi secchi, ripulire il sottobosco e rimettere in sesto sentieri dimenticati. Lo si nota camminando all’alba: cataste ordinate lungo le strade campestri e fumi lenti che salgono dai camini delle baite.

Il ritorno alla legna non è solo un ricordo del passato: “L’aumento dei costi dell’energia ci ha fatto guardare cosa avevamo sotto casa,” racconta Sergio Facheris, pensionato di Villongo che ha riacceso la vecchia stufa economica. La transizione è lenta e non ovunque uguale – molte case restano collegate alla rete elettrica – ma l’uso del legno locale per riscaldarsi sta tornando.

Non mancano però critiche: “Bruciare legna inquina,” avverte l’associazione Aria Nuova di Bergamo, chiedendo controlli più severi sulle emissioni nelle valli. Le autorità rispondono con dati rassicuranti: “Gli impianti moderni a biomassa riducono le polveri fini fino al 90% rispetto ai vecchi camini aperti,” dice l’assessora all’Ambiente Annalisa Rota.

Un filo invisibile tra passato e futuro

Ma il vero nodo – spiegano agricoltori come Enrico Tadini – è trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione. “Qui convivono centraline meteo nei campi e la memoria di chi lavorava queste terre cento anni fa.” Negli ultimi mesi sono partiti progetti pilota per recuperare le marcite (prati irrigati storici) e coltivare legumi locali come il Fagiolo Borlotto della Valcalepio.

Non sempre tutto fila liscio: le rese non sono sempre brillanti; i costi iniziali restano alti soprattutto per le aziende più piccole. Ma l’aria è quella giusta: dalla cooperativa che punta sulle energie rinnovabili alle scuole agrarie che organizzano uscite nei boschi per far imparare sul campo.

Una valle da tenere d’occhio

La Valcalepio, oggi più che mai, è un mosaico delicato: filari spogli d’inverno, primi germogli sotto la brina; mani giovani che raccolgono dati su tablet accanto agli anziani che spiegano dove tagliare un larice. La speranza è che questa zona tra città e lago diventi un modello concreto per altri territori italiani alla ricerca di nuovi modi per far convivere agricoltura e ambiente.

Solo allora – ammette Sarti con una mezza risata – capiremo se tutto questo serve davvero a salvare la nostra terra o se sarà stato solo un esperimento. Per ora la Valcalepio resta un laboratorio aperto da seguire passo dopo passo.

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