Viaggiare in Bhutan nel 2024: Monasteri Himalayani, Natura Incontaminata e Festival Spirituali da Non Perdere

Simona Carlini

8 Marzo 2026

Berlino, 8 marzo 2026 – Oggi il Bhutan è stato protagonista all’ITB di Berlino, la grande fiera del turismo che ogni marzo anima la capitale tedesca con operatori da tutto il mondo. Il piccolo regno himalayano ha ricevuto un riconoscimento per la sua capacità di unire protezione dell’ambiente e rispetto delle tradizioni locali. Un equilibrio che, dicono gli organizzatori, «può fare da modello per molti Paesi». Dal Ministero del Turismo di Thimphu sottolineano come questo sia un buon motivo per «puntare sul Bhutan come destinazione prioritaria nel 2026», soprattutto ora che viaggiare in modo responsabile è sempre più importante.

Bhutan, esempio concreto di turismo sostenibile tra montagne e monasteri

Al centro dell’ITB, il Bhutan si è presentato con le sue immagini più famose: le cime innevate dell’Himalaya, i monasteri arroccati su scogliere impossibili – come il famoso Paro Taktsang, il “Nido della Tigre” – e le foreste che ricoprono più del 70% del territorio. In questo scenario, il governo di Thimphu ha scelto da tempo una strada chiara: puntare sulla qualità invece che sulla quantità dei visitatori. Così spiega Tashi Dorji, delegato bhutanese all’evento. Visitare il Bhutan non è semplice, infatti: «Chiediamo ai turisti un visto e una quota giornaliera fissa, lo SDF (Sustainable Development Fee), proprio per salvaguardare natura e cultura», precisa Dorji.

La spiritualità vive ogni giorno: festival e tradizioni antiche

Passeggiare per Thimphu, soprattutto durante i grandi festival religiosi, vuol dire incontrare processioni di monaci, danzatori mascherati e fedeli vestiti con gli abiti tradizionali gho e kira. Il più famoso è lo Tshechu, che ogni primavera e autunno richiama migliaia di persone nei cortili dei dzong – le fortezze-monastero che sono il cuore della vita religiosa bhutanese. «Per noi i festival non sono uno spettacolo per i turisti», spiega Jigme Wangchuk, guida locale giovane ma esperta. «Servono a tenere unita la comunità e a ricordare storie antichissime». Ma la spiritualità non si ferma qui: in ogni villaggio si trovano templi nascosti tra i boschi o piccoli altari lungo le strade.

Foreste protette e trekking nella natura selvaggia

Il Bhutan è uno dei Paesi asiatici con più boschi: secondo l’ultimo rapporto UNEP, oltre il 71% del territorio è coperto da foreste primarie. Una scelta precisa, sancita dalla Costituzione, che impone almeno il 60% di aree verdi. Chi ama la natura qui trova sentieri poco frequentati nelle vallate di Bumthang o lungo i percorsi verso il sacro Jomolhari, meta di pellegrinaggi. Dall’alba al tramonto gruppi di escursionisti partono dai villaggi accompagnati da guide locali per raggiungere laghi glaciali o foreste dove vivono animali rari come il takin, simbolo nazionale.

Numeri chiari: turismo controllato e costi alti

Limitare l’afflusso di turisti si vede anche nei dati: secondo il Ministero del Turismo, nel 2025 gli arrivi dall’estero sono stati poco più di 70mila. A ciascun visitatore viene chiesto di pagare lo Sustainable Development Fee, oggi fissato a 100 dollari al giorno (la metà rispetto ai 200 dollari degli anni scorsi). La quota copre guide obbligatorie, permessi ambientali e parte delle spese sul posto. «Sappiamo che non tutti possono permetterselo», ammette Dorji. Ma questa scelta serve a mantenere sotto controllo i flussi e a garantire benefici reali alle comunità locali.

Perché partire ora: autenticità fra presente e futuro

Il motivo principale per scegliere il Bhutan nel 2026 sta proprio nell’equilibrio fra tradizione e novità. Il Paese resta uno degli ultimi regni buddhisti indipendenti, guidato dalla famiglia reale Wangchuck. Ma – raccontano i giovani all’ITB – anche qui arrivano segnali nuovi: nuove guesthouse nelle valli meno note, introduzione graduale di tecnologie eco-sostenibili nell’accoglienza. «C’è il rischio che qualcosa si perda col tempo», riflette Sonam Choden, 28 anni, imprenditrice turistica a Punakha. Però c’è ancora spazio: «Ora il Bhutan è autentico come pochi altri posti».

Non sorprende quindi se all’ITB di Berlino, tra stand colorati e offerte last minute, quello del Bhutan attira chi cerca silenzio e aria pulita. Per molti restano ostacoli distanza e costi elevati. Ma chi decide di spingersi oltre i confini tra India e Himalaya spesso racconta la stessa cosa: nel Bhutan qualcosa ti cambia dentro. Il premio ricevuto oggi a Berlino conferma che puntare sulla lentezza e sulla cura del territorio – un approccio ormai raro nel turismo globale – può ancora funzionare.

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