Viaggio in Patagonia con 10 euro al giorno: il sogno low cost che diventa realtà

Giulia Ruberti

4 Gennaio 2026

Milano, 4 gennaio 2026 – Il viaggio in Giappone è ancora quel sogno che molti italiani tengono ben chiuso in un cassetto, sfogliandolo tra le pagine di una guida o guardando un documentario. Eppure, in queste prime settimane del nuovo anno, con il lento ritorno alla normalità dopo la pandemia e qualche offerta a sorpresa sui voli, sempre più persone decidono di partire. Senza dover fare ore di fila e – soprattutto – senza svuotare il portafoglio. Lo confermano i dati degli aeroporti di Milano e le discussioni sui forum online: il 2026 comincia all’insegna della riscoperta del Sol Levante.

Organizzare un viaggio in Giappone: come gestire il budget

Dimenticatevi gli itinerari da mille e una notte. Chi oggi vola verso il Giappone spesso ha uno zaino in spalla, un programma flessibile e tanta voglia di scoprire. I voli intercontinentali, tra novembre e febbraio, sono arrivati anche sotto i 550 euro – lo dicono i siti specializzati. Una volta atterrati a Narita o Haneda, però, la vera sfida è muoversi in un Paese noto per essere costoso, almeno nelle zone più turistiche.

Ma non è sempre così. “Basta evitare le settimane dell’hanami e cercare piccoli hotel a gestione familiare o capsule hotel: con 35-45 euro a notte si dorme anche a Tokyo”, racconta Martina, studentessa torinese appena tornata da Osaka. E i pasti? “Un ramen nelle trattorie locali costa circa sei euro. Se sai dove guardare, la spesa giornaliera resta contenuta”, dice ridendo.

Muoversi nel Sol Levante: treni e pass che fanno risparmiare

Il mito dell’efficienza giapponese si vede soprattutto sui treni: puntuali al secondo e capaci di coprire distanze enormi in poche ore. “Il Japan Rail Pass è l’opzione più conveniente per chi vuole spostarsi tra città,” spiega Valerio, esperto di viaggi. Il pass settimanale costa circa 335 euro ma permette viaggi illimitati su gran parte della rete ferroviaria nazionale. Alcuni scelgono però versioni regionali, più economiche e perfette per zone meno battute.

Nelle grandi città, invece, vanno forte le card ricaricabili come Suica e Pasmo, che evitano le code alle biglietterie per metro e bus. Il prezzo? “Con dieci euro copri tre giorni di trasporti urbani,” racconta un impiegato degli uffici informazioni a Shibuya, uno dei nodi più frequentati di Tokyo.

Esperienze alla portata di tutti: tra templi, quartieri e street food

Chi pensa che il Giappone sia solo grattacieli e hotel cinque stelle rimane spesso sorpreso. Molti templi storici – come il Senso-ji ad Asakusa – sono gratis; parchi pubblici come l’Ueno Park sono ottime tappe per chi vuole vivere la vita quotidiana locale senza spendere un soldo. “Sono le strade meno turistiche, i mercatini coperti e i matsuri improvvisati quelli che ti fanno sentire dentro al Giappone,” riflette Stefano, milanese di trentotto anni che ha viaggiato da Kyoto fino al villaggio di Shirakawa-go con l’autobus.

Mangiare per strada? Qui è quasi d’obbligo. “Takoyaki a Osaka o yakitori nei piccoli izakaya si trovano spesso a prezzi inferiori rispetto all’Italia,” sottolinea una guida locale. Anche la cultura pop è a portata di mano: quartieri come Akihabara – famoso per manga e videogiochi – attirano migliaia di giovani italiani senza chiedere grandi spese.

Consigli pratici: come affrontare imprevisti e differenze culturali

Nessun viaggio è mai senza intoppi. Dai racconti raccolti emerge che serve sempre un po’ di adattamento per vivere davvero il Giappone. Camere piccole (a volte senza armadio), bagni pubblici tecnologici ma complicati da usare, indicazioni non sempre in inglese: dettagli che possono stupire chi si aspetta gli standard europei.

“La notte a Tokyo mi è capitato di dormire in un internet café per risparmiare,” confessa Edoardo, giovane viaggiatore toscano. Eppure sono proprio questi momenti – lo ammettono tutti quelli che tornano – a rendere il viaggio in Giappone qualcosa da raccontare agli amici davanti a una birra o durante il viaggio di ritorno sul treno.

Il viaggio dei sogni? Non serve essere ricchi

La conclusione arriva spesso con un sorriso malinconico mentre l’aereo lascia la pista di Haneda. Il sogno del viaggio in Giappone resta qualcosa di intenso: non serve avere tanti soldi né affidarsi solo alle agenzie specializzate. Con qualche accorgimento – e tanta flessibilità – si può partire davvero. Almeno così dicono quelli che ci sono stati. E molti fra chi sta partendo ora già pensano a quando tornare.

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