Viaggio in solitaria in Botswana: guida completa per un safari indimenticabile

Luca Mangano

8 Febbraio 2026

Gaborone, 8 febbraio 2026 – Quando si pensa al Botswana, nel cuore dell’Africa meridionale, la mente corre subito ai safari all’alba, con turisti in abiti kaki seduti sulle jeep in silenzio, intenti a scrutare l’orizzonte per avvistare elefanti, leoni e antilopi. Ma questa immagine, tanto suggestiva quanto classica, sta cominciando a cambiare. Il paese è alla ricerca di una nuova identità che vada oltre la cartolina perfetta e la narrazione tradizionale della savana.

Turismo e biodiversità: il Botswana che cambia pelle

Ogni anno, da aprile a ottobre, migliaia di visitatori arrivano in Botswana con un solo obiettivo: vedere i “big five”. Le mete più gettonate restano il Delta dell’Okavango e il Chobe National Park. “Non c’è niente di paragonabile al tramonto sulla laguna, quando gli ippopotami sbuffano nell’acqua e le giraffe ti guardano ferme,” racconta Sarah Brown, guida locale con dieci anni di esperienza alle spalle. Però ultimamente il governo e gli operatori turistici stanno provando a proporre qualcosa di diverso. Ci sono ora tour più culturali, visite ai villaggi tradizionali dei San e camminate nella regione del Kalahari.

I numeri parlano chiaro. Nel 2025, secondo i dati ufficiali del Ministero del Turismo a Gaborone, gli arrivi internazionali hanno superato i 300mila. Per un paese che conta poco più di due milioni di abitanti non è poco. Le stime – anche se non confermate ufficialmente – indicano entrate superiori ai 400 milioni di dollari l’anno solo dal turismo organizzato.

Diamanti e natura: l’economia tra due pilastri

La natura rimane un volano importante, ma il vero motore dell’economia del Botswana sono i diamanti. Scoperti per la prima volta nel 1967 a Orapa, hanno spinto in alto il PIL del paese in modo deciso. Nel 2025, la Banca Centrale di Gaborone ha stimato che le esportazioni legate ai diamanti rappresentavano circa il 70% delle entrate nazionali. Il presidente Mokgweetsi Masisi e il suo governo insistono molto sull’importanza di diversificare l’economia. Negli ultimi mesi infatti si sono moltiplicate iniziative per sostenere piccole imprese artigianali e start-up agricole.

Il vero nodo resta però trovare un equilibrio tra uso delle risorse naturali e tutela della biodiversità. Il Botswana è unico nell’area sub-sahariana perché dedica oltre il 30% del suo territorio a parchi e riserve naturali. Una scelta che paga anche in termini d’immagine. Lo ha ribadito pochi giorni fa la ministra dell’Ambiente Philda Kereng: “La nostra ricchezza sono gli animali e i paesaggi. Non possiamo permettere che l’eccesso di turismo li metta a rischio.”

Fauna selvatica e comunità locali: una convivenza complicata

La vita non è facile per chi vive nelle zone rurali. Le comunità spesso devono fare i conti con animali selvatici che danneggiano colture o bestiame: elefanti che distruggono i raccolti, leoni che attaccano le mandrie. “Servono soluzioni concrete,” ammette Kabo Letsholo, allevatore nel villaggio di Seronga. Dal 2022 il governo ha avviato programmi di risarcimento per i danni subiti, ma diverse ONG locali li giudicano ancora insufficienti per mantenere davvero l’equilibrio.

C’è poi la lotta al bracconaggio: nel 2024 sono state sequestrate 137 zanne di elefante insieme a varie armi nelle province del nord. Secondo WWF Africa, il Botswana resta uno degli ultimi baluardi contro il traffico illegale di animali in questa parte del continente.

Un turismo più sostenibile è la scommessa del futuro

Dietro al nuovo corso c’è una scommessa forte sul turismo responsabile. Gli operatori internazionali sono spinti a lavorare con le realtà locali e a investire nella formazione delle guide. “Vogliamo meno jeep e più camminate lente, dove il rispetto per gli animali viene prima della foto perfetta,” dice Ndlovu Dube, ranger nella riserva Moremi.

Il prezzo da pagare resta alto: un safari nel Delta dell’Okavango può superare i 600 dollari a notte nelle lodge più esclusive; una scelta voluta proprio per limitare l’impatto ambientale e garantire standard elevati. E sembra funzionare: molti turisti scelgono proprio il Botswana perché qui – al contrario di altre destinazioni africane – la pressione sulle aree protette resta contenuta.

Solo lontano dalle rotte più affollate si riescono a cogliere quei dettagli autentici: il fruscio lento delle acacie mosse dal vento, la pazienza silenziosa degli osservatori al tramonto… E quel confine sottile tra uomo e natura che qui resiste ancora.

In definitiva: forte della sua fama costruita attorno ai grandi parchi e alla fauna protetta, il Botswana sta provando oggi a tracciare una strada nuova fatta di tutela ambientale, sviluppo condiviso e sostenibilità. Senza dimenticare chi vive davvero su queste terre.

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