Genova, 18 gennaio 2026 – Sempre più imprenditori, professionisti e pensionati benestanti scelgono di vivere su grandi navi residenziali di lusso che navigano per il mondo. Un fenomeno che sta cambiando il modo di intendere la casa: qui, il soggiorno si apre sull’oceano e le destinazioni cambiano di settimana in settimana. Non si tratta più di semplici crociere, ma di vere e proprie comunità galleggianti dove si lavora, si socializza e si abita a tempo indeterminato.
Le nuove frontiere dell’abitare: un villaggio sul mare
La domanda di case di lusso sul mare spinge realtà come The World e progetti in arrivo come Somnio e Njord a espandere la loro offerta. Queste navi superano i 200 metri e ospitano centinaia di appartamenti privati – da trilocali con vista a penthouse oltre i 300 metri quadrati – venduti a partire da 2 milioni di euro. Le residenze vengono acquistate o affittate annualmente da clienti soprattutto americani ed europei.
A bordo la vita ha ritmi diversi: palestre aperte tutto il giorno, spa, ristoranti gourmet, persino laboratori d’arte. “Qui siamo una vera città che si muove”, racconta Robert Matthews, che vive su The World da due anni. “Abbiamo un orto idroponico e una sala concerti. Molti lavorano da remoto, altri hanno trovato nuovi impieghi insegnando yoga o organizzando eventi”. La società di gestione dice che la permanenza media supera i dieci mesi l’anno.
Residenza fiscale e smart working: nuove opportunità e interrogativi
Il modello delle navi residenziali di lusso attrae anche per ragioni fiscali. Viaggiando continuamente tra acque internazionali e porti stranieri, i proprietari possono gestire con flessibilità la loro residenza legale. Sono tanti quelli che hanno spostato qui la base delle proprie aziende digitali: “Il fuso orario cambia ogni settimana, ma ci si fa l’abitudine”, scherza una giovane consulente IT americana contattata via satellite. Il regime fiscale resta però un tema complesso: molti Paesi stanno valutando come controllare questi nuovi “nomadi del mare”.
Lavorare dal ponte piscina non è più solo un’immagine da cartolina. Grazie alle nuove reti digitali (Starlink su tutte), la connessione a banda larga arriva anche nel mezzo del Pacifico. Il rapporto 2025 della Cruise Industry Association mostra che oltre il 30% degli ospiti lavora abitualmente in smart working.
Esplorare il mondo senza fare le valigie
Le navi come The World impiegano circa 36 mesi per completare un giro intorno al globo: tappe in Polinesia, fiordi norvegesi, Australia, Sud America. Si resta solo pochi giorni in ogni porto, poi si riparte subito. “Siamo entrati nel Canale di Panama all’alba – racconta una pensionata tedesca – è stato come vivere dentro un documentario”. In bacheca c’è sempre la mappa aggiornata delle prossime tappe: dai Caraibi al Sudafrica.
La privacy è garantita: molte unità hanno terrazze private e servizio in camera 24 ore su 24. Ma la socialità a bordo – bridge club, cineforum, cene a tema – è uno degli aspetti più apprezzati dai residenti. Un sondaggio interno rivela che il 70% ha stretto amicizie durature grazie alla vita comunitaria sulla nave.
Sfide ambientali e nuove regole
C’è però un capitolo difficile: la sostenibilità. Con oltre 100mila tonnellate di stazza lorda, queste navi consumano tantissimo. “Stiamo provando carburanti alternativi”, spiega un responsabile tecnico di Njord. “Le prossime unità funzioneranno anche a idrogeno e avranno sistemi avanzati per riciclare l’acqua”. Gli armatori devono rispettare le norme IMO sulle emissioni, anche se molti esperti chiedono regole più severe.
Non solo ambiente: sicurezza è sempre una priorità. Ogni nave ha circa 400 persone d’equipaggio che si allenano spesso per gestire evacuazioni o emergenze mediche. Durante la pandemia del Covid-19 nel 2020 molte navi residenziali sono state un esempio per il settore crocieristico grazie ai protocolli introdotti contro i contagi.
Un sogno per pochi
Chi può permetterselo? I prezzi sono chiari: l’ingresso minimo per una cabina-residenza parte da circa 2 milioni di euro, mentre le suite possono superare i 20 milioni. Le spese annuali variano dai 120 ai 500 mila euro, in base ai servizi scelti. “Non è solo questione di soldi”, osserva Matthews. “Bisogna sapersi adattare alla vita comunitaria”.
Eppure l’interesse cresce: secondo Knight Frank, il mercato delle navi-residenza potrebbe triplicare entro il 2030. Un segnale forte che l’idea stessa di casa – almeno per chi se lo può permettere – sta prendendo una nuova direzione. Forse anche un nuovo orizzonte.