Roma, 24 agosto 2026 – Nuotare tra gli squali senza gabbia. Chi avrebbe mai detto che un’esperienza considerata da molti una vera e propria pazzia potesse rivelarsi un incontro molto meno minaccioso del previsto? Eppure, ogni anno, sulle coste del Sudafrica e delle Bahamas, sono centinaia i subacquei che scelgono di lanciarsi in questa avventura. Spinti dalla voglia di mettere alla prova le proprie paure – e forse anche per sfatare qualche mito.
Shark diving senza gabbia: realtà e percezioni
I pregiudizi sono duri a morire. Nel senso comune, lo squalo resta il predatore per antonomasia. Colpa (o merito) di film come “Lo Squalo” di Spielberg, che dal ’75 ha segnato l’immaginario collettivo con l’immagine di un animale affamato e spietato. Ma la realtà è ben diversa: secondo i dati dell’International Shark Attack File, nel 2025 gli attacchi non provocati sono stati appena 57 in tutto il mondo, con 5 vittime. Un numero basso, soprattutto se confrontato con gli incidenti causati da animali che ci sembrano molto più innocui, come api o cani. Allora cosa spinge tanta gente a immergersi senza protezione accanto a questi animali?
Dal Sudafrica alle Bahamas: destinazioni e numeri
La costa di Gansbaai, nel Sudafrica occidentale, è considerata la “capitale mondiale” per incontrare il grande squalo bianco. Qui le immersioni senza gabbia si concentrano soprattutto tra aprile e settembre. I sub si ritrovano presto al mattino, verso le 7, nel piccolo porto; indossano mute spesse e maschere, pronti a tuffarsi nell’Atlantico grigio davanti a loro. “All’inizio sembra una follia – racconta Mark H., guida locale con vent’anni di esperienza – poi capisci che gli squali non sono interessati a te. Si muovono piano, curiosi ma distaccati”. I gruppi sono sempre piccoli, non più di dieci persone, e l’immersione dura meno di un’ora.
A Bimini, nelle Bahamas, invece si nuota spesso con lo squalo tigre e lo squalo limone. Qui l’acqua è limpida e la visibilità ottima. I centri diving danno istruzioni precise: niente movimenti bruschi, braccia sempre vicine al corpo. Le barche restano sempre vicine e le guide sono pronte a riconoscere i segnali di disagio degli animali. Solo allora si torna a riva.
Esperienze dirette e reazioni dei partecipanti
Sarah Bertoli, 34 anni, milanese, ha scelto le Bahamas lo scorso giugno. “Ero convinta che avrei incontrato mostri aggressivi – racconta – invece ho trovato animali schivi, quasi timidi. Il cuore batteva forte solo all’inizio”. Anche Paolo Rizzi, impiegato romano, è rimasto sorpreso: “Quello che colpisce davvero è il silenzio sott’acqua. Vedi questi pesci giganteschi passarti accanto come se tu non ci fossi”. Per molti è stata una “lezione di umiltà”; altri ammettono di aver cambiato idea sugli squali già dopo pochi minuti.
Sicurezza, regole e impatto ambientale
Gli operatori del settore assicurano che il shark diving senza gabbia segue regole precise. Le immersioni sono vietate ai minori di 16 anni ed è richiesta una buona forma fisica. Prima della partenza c’è sempre un briefing su come comportarsi in caso d’emergenza: ogni dettaglio serve a limitare i rischi al minimo. C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: queste attività aiutano anche la tutela degli squali. “Ogni sub paga una tassa che va a finanziare progetti scientifici”, spiega Lucy Kramer, biologa marina a Nassau. E non solo: “In molte zone la presenza dei turisti scoraggia la pesca illegale”.
Percezione pubblica e futuro dell’attività
Nonostante tutto ciò, lo shark diving senza gabbia continua a far discutere. C’è chi lo considera una follia pura e chi invece lo vede come un modo vero per avvicinarsi senza filtri a una specie tanto temuta quanto fraintesa. Uno studio dell’Università del Queensland pubblicato su “Marine Policy” dice che la conoscenza diretta aiuta davvero: il 72% dei partecipanti si dice pronto a sostenere programmi per proteggere gli squali dopo averli incontrati da vicino.
Così, tra vecchi miti che cadono uno dopo l’altro e nuove consapevolezze che emergono dal profondo del mare, nuotare con gli squali – senza gabbie – non sembra più solo una sfida temeraria ma un viaggio dentro le proprie paure o forse dentro quella curiosità che ci spinge sempre oltre il confine dell’ignoto.