7 Motivi Per Cui una Crociera È il Modo Migliore per Scoprire il Mondo

Silvana Lopez

22 Settembre 2026

Città del Capo, 22 settembre 2026 – Tuffarsi tra gli squali senza gabbia può sembrare una pazzia. Eppure, in Sudafrica, sono sempre più quelli che scelgono questa esperienza fuori dal comune. L’appuntamento è alle 7 del mattino al porto di Simon’s Town: il cielo è basso sull’Atlantico, il vento taglia la pelle e l’attesa si fa silenziosa. C’è chi sistema la muta, chi controlla bombole e maschere con mani un po’ tremanti. Sguardi nervosi, qualche battuta per sdrammatizzare. Poi, all’improvviso, arriva il richiamo dell’istruttore: “Si parte”.

Shark diving senza gabbia: come funziona e dove avviene

Immergersi tra gli squali senza barriere protettive è un fenomeno che si è diffuso negli ultimi anni soprattutto lungo la costa sudafricana, tra False Bay e Gansbaai. Gli operatori locali—tra cui spiccano nomi come Shark Explorers e Apex Predators—organizzano uscite quotidiane, quando il tempo lo consente. La partenza è quasi sempre all’alba: le acque sono più calme e la visibilità migliore. Gli squali che si incontrano sono soprattutto carcharhinus leucas, lo squalo toro; non mancano però i pinna nera e, più raramente, il grande squalo bianco.

“Non sono aggressivi per natura”, rassicura Matthew Evans, istruttore subacqueo con vent’anni di esperienza alle spalle. “Reagiscono solo a stimoli precisi, ma di solito si limitano a osservare”. Prima dell’immersione c’è un briefing dettagliato: niente movimenti bruschi, mani vicine al corpo, rispettare sempre le distanze. Il gruppo—di solito massimo otto persone—viene guidato lungo un fondale sabbioso a circa 12-18 metri di profondità. Solo allora si comincia davvero a sentire la presenza degli squali intorno.

La paura (spesso) infondata: perché cambiare prospettiva

L’immagine dello squalo come cacciatore spietato è radicata nel nostro immaginario da film come “Lo Squalo” di Spielberg: uno studio pubblicato su “Marine Policy” dice che in Europa il 59% delle persone ha ancora paura degli squali dopo aver visto quel film. Ma la realtà è diversa. Gli attacchi agli esseri umani sono rarissimi: l’International Shark Attack File dell’Università della Florida conta appena 57 episodi non provocati nel mondo nel 2025, con 5 morti.

“Il problema”, spiega Evans, “è che demonizziamo questi animali senza conoscerli davvero”. Nel briefing pre-immersione si sottolinea proprio questo punto: la paura va gestita, non ignorata o negata. Dopo i primi momenti in acqua, molti sub raccontano che ciò che domina non è il terrore ma una profonda meraviglia.

Impatto economico e ambientale: il business degli squali vivi

Il turismo legato agli squali vale oltre 400 milioni di rand all’anno solo nella provincia del Capo Occidentale, secondo uno studio dell’Università di Cape Town. Sono circa 250 le imprese coinvolte tra diving center e agenzie viaggio; l’indotto si riflette anche su ristoranti e alberghi della zona. Non mancano però le critiche sul rischio di trasformare tutto in un “circo acquatico”: per esempio l’uso di esche per attirare gli squali è stato regolamentato dal governo sudafricano proprio per evitare interferenze sul comportamento naturale dei pesci.

Molte realtà ora puntano su un approccio più etico—niente chumming, cioè niente esche messe in acqua—per salvaguardare sia l’esperienza dei turisti sia la salute dell’ecosistema marino locale. “Abbiamo una responsabilità”, ammette Evans, “non possiamo permetterci di danneggiare questo ambiente”.

Le reazioni dei partecipanti: tra tensione e consapevolezza

Nel gruppo di oggi alcuni appaiono rilassati, altri preferiscono non guardare subito in profondità. Julia, 29 anni da Londra in vacanza con gli amici: “All’inizio tremavo come una foglia. Poi quegli occhi scuri sono passati davanti a me—non erano minacciosi, solo curiosi”. Alcuni raccontano quasi un senso di comunione con gli animali; qualcuno confessa che solo una volta tornato sulla barca ha realizzato davvero cosa aveva fatto.

A terra, poco dopo le undici, l’atmosfera cambia: qualcuno sorride scambiando battute con i compagni d’avventura; altri restano in silenzio pensieroso. Gli smartphone escono dalle tasche per qualche foto ricordo—ma nessuna immagine sembra davvero riuscire a catturare quella vicinanza vissuta.

La domanda che resta: follia o nuova frontiera dell’eco-turismo?

Immergersi tra gli squali senza gabbia divide ancora appassionati ed esperti ambientalisti. Da un lato c’è la voglia di vivere qualcosa di autentico; dall’altro la paura che anche il mare diventi solo un palcoscenico per turisti coraggiosi. Quel che è certo—almeno tra False Bay e Gansbaai—è che gli squali restano lì dove sono sempre stati: protagonisti discreti del grande spettacolo oceanico. Forse meno temibili e più fragili di quanto immaginiamo davvero.

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