Leonardo da Vinci in Egitto: il tour culturale di Massimiliano Finazzer Flory tra Il Cairo e Alessandria

Giulia Ruberti

29 Novembre 2025

Roma, 29 novembre 2025 – È partita oggi al Teatro Falaki dell’American University del Cairo la tournée di **Leonardo da Vinci**, lo spettacolo firmato dal regista **Massimiliano Finazzer Flory**, che toccherà anche **Alessandria** il primo dicembre. Un viaggio teatrale che mescola parola, movimento e immagini per riflettere su come **lingue** e **culture** possano davvero parlarsi senza barriere. Non una semplice biografia in scena, ma un racconto pensato per incuriosire e scuotere il pubblico egiziano.

## Il genio universale che supera ogni confine

“Sono certo che **Leonardo** abbia sempre saputo andare oltre le barriere, anche quelle linguistiche”, ha detto Finazzer Flory durante la presentazione a Zamalek, nel cuore del centro culturale italiano. Sul palco si trasforma nel genio toscano con barba incolta e tunica scura, alternando passi tratti dal “Trattato della pittura” e dagli appunti di Leonardo a brevi frasi in **arabo** e **francese**. La scena si riempie di suoni, gesti e immagini: “Non basta tradurre le parole”, spiega il regista, “bisogna restituire tutta la ricchezza della sua visione”.

Il pubblico, soprattutto studenti universitari e rappresentanti delle istituzioni culturali egiziane, segue in silenzio. Molti annotano passaggi importanti sulle loro agende. “La lingua di Leonardo è anche la nostra”, ha sussurrato una ragazza al termine della prova generale. Per l’ambasciatore d’Italia al Cairo, Michele Quaroni, questa iniziativa è un ponte che “rafforza il legame tra due mondi che si sono sempre guardati con rispetto e interesse”.

## Un progetto nato dal dialogo reale

Dietro lo spettacolo – sostenuto dall’**Istituto Italiano di Cultura** e dal Ministero degli Esteri – c’è l’idea di riscrivere Leonardo come protagonista di un racconto interculturale fresco e vivo. Finazzer Flory, nato nel 1964 e già alla guida del Piccolo Teatro di Milano, non è nuovo a esperienze internazionali: negli ultimi anni il suo “Leonardo” ha girato Giappone, Stati Uniti e Sud America.

“Non voglio solo raccontare un personaggio”, spiega l’attore-regista, “ma portare in scena la sua sete di sapere, la voglia di capire chi è diverso da noi”. Tra luci soffuse e immagini proiettate sullo schermo – schizzi leonardeschi, figure geometriche e ponti sospesi – Finazzer Flory sottolinea il legame tra **Italia** ed **Egitto**, due terre da sempre unite da scambi continui.

## Lingue diverse ma stessa voglia di capirsi

Nel centro del Cairo le prove iniziano all’alba tra sedie sparse e tende pesanti. C’è fermento tra i tecnici locali; Ahmed lavora alle luci fin dalle sei del mattino. Sul palco le battute si susseguono in **italiano**, **arabo** ed **inglese**, alcune volutamente lasciate nella lingua originale. “Solo così si sente quanto le culture siano intrecciate”, ribadisce Finazzer Flory.

Gli organizzatori locali sottolineano che è la prima volta che un testo teatrale italiano contemporaneo arriva al pubblico egiziano in forma multilingue. “Di solito lavoriamo con il teatro francese o inglese”, racconta Nesrine Fahmy, responsabile eventi al Falaki Theatre, “ma qui si cerca un dialogo più profondo”. Tra i giovani volontari coinvolti c’è chi vede questa tournée come una sfida personale importante.

## Oltre le distanze culturali

Durante la tournée non mancheranno incontri aperti al pubblico dedicati a temi come **educazione artistica**, traduzione e nuovi modi di comunicare. Il Ministero della Cultura egiziano ha invitato Finazzer Flory a un seminario con studenti e docenti dell’Università di Alessandria.

“Leonardo è un simbolo moderno perché mescola esperienze diverse”, commenta Paola Rubini, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura al Cairo. Tra gli spettatori qualcuno prende appunti in arabo o inglese; sorrisi accompagnano le battute più leggere pronunciate in dialetto milanese.

La tournée proseguirà fino al 3 dicembre, poi lo spettacolo tornerà in Italia. Ma dalle prime impressioni raccolte tra le poltrone rosse del Falaki Theatre sembra chiaro che questo dialogo resterà vivo a lungo. Non come evento isolato ma come traccia concreta di quello che può nascere quando le **lingue** e le **culture** si incontrano senza barriere.

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