Roma, 31 dicembre 2025 – Nel pomeriggio di oggi, la Camera dei Deputati ha detto no all’ordine del giorno presentato dal Partito Democratico, firmato da Arturo Scotto e Alessandra Guerra. Con 239 voti contrari e 165 favorevoli, l’assemblea ha respinto la richiesta di impegnare il governo a non cambiare in futuro le regole sull’uscita anticipata dal lavoro. Il voto è arrivato attorno alle 16:30 nell’aula di Montecitorio, su uno dei temi più caldi della discussione sociale: la possibilità di andare in pensione prima del previsto.
Pd spinge per garanzie, la maggioranza chiude
Il testo presentato dal Pd si articolava in due punti e chiedeva a Palazzo Chigi di non toccare le norme che permettono ai lavoratori di lasciare il lavoro prima dell’età standard. Una posizione sostenuta dalla segreteria dem e ribadita questa mattina dallo stesso Scotto: “Vogliamo garanzie chiare, non promesse al vento, per chi sta progettando il proprio futuro”. Secondo il Pd, questo avrebbe evitato ulteriori tensioni tra chi è vicino alla pensione e il governo.
Ma la maggioranza di centrodestra ha detto no. Da Fratelli d’Italia spiegano che “non si possono mettere troppi vincoli all’azione futura dell’esecutivo”. La linea ufficiale è che servono margini per intervenire su una questione considerata molto fluida e soggetta a cambiamenti.
Botta e risposta in aula, toni accesi
Il dibattito si è acceso con le dichiarazioni di voto. Maria Stella Gelmini, capogruppo di Forza Italia, ha difeso la posizione della maggioranza: “È compito del governo poter adeguare le regole sulle pensioni alle condizioni economiche del Paese”. Sul fronte dem, invece, la bocciatura è stata accolta con delusione. Fonti interne raccontano che qualcuno ha commentato sottovoce: “Così si lascia nell’incertezza chi sta per andare in pensione”.
A fine votazione, Scotto non ha nascosto il disappunto: “C’è chi preferisce tenere aperta la porta a possibili strette. Questo non fa bene ai lavoratori”. Diversa la visione della Lega. Il deputato Claudio Durigon ha sottolineato come sia fondamentale poter cambiare le regole in base all’evoluzione dell’economia e della demografia.
Le regole restano quelle di sempre… almeno per ora
La votazione di oggi non cambia nel breve le regole sull’uscita anticipata. Rimangono in vigore i meccanismi attuali – quota 103 e opzione donna su tutti – ma resta aperto il dibattito su un possibile tavolo di revisione nel corso del prossimo anno. Negli ultimi giorni diversi lavoratori hanno espresso preoccupazione, soprattutto dopo alcune voci su possibili tagli alla flessibilità pensionistica circolate durante la legge di bilancio.
Secondo i dati INPS, nel 2024 sono state accolte circa 215 mila domande di uscita anticipata. Un numero cresciuto negli ultimi mesi proprio a causa delle incertezze sulle norme. L’ordine del giorno respinto non avrebbe avuto effetti concreti immediati ma sarebbe stato un segnale politico forte a favore della stabilità delle regole. Tutti gli esperti e i sindacati concordano però su un punto: ogni modifica dovrà passare attraverso una legge vera.
Lavoratori in attesa tra dubbi e richieste
Il clima tra chi sta per lasciare il lavoro resta teso. “Ci chiedono certezze”, ha detto Alessandra Guerra incontrando i giornalisti nei corridoi della Camera, “ma con questo voto la maggioranza si riserva tutte le possibilità”. Un messaggio che fanno proprio anche i sindacati: nel tardo pomeriggio la segretaria della Cgil, Elena Rosetti, ha chiesto “un confronto reale sulle pensioni” già da gennaio.
La premier Meloni non è intervenuta direttamente sulla vicenda. Fonti di Palazzo Chigi hanno però fatto sapere che eventuali aggiustamenti saranno valutati solo dopo aver visto i dati economici dei primi mesi del 2026. La questione resta calda – non solo nei palazzi romani. Da via XX Settembre agli uffici Inps sparsi sul territorio, domande e timori restano vivi.
Per ora niente cambiamenti immediati. Ma il no all’ordine del giorno manda un messaggio chiaro: sul futuro delle regole per la pensione anticipata c’è ancora molto spazio per discutere – e anche nel nuovo anno il dibattito sarà lontano dall’essere chiuso.