Perth, Australia Occidentale: Guida Completa alla Città Più Isolata del Mondo

Luca Mangano

2 Gennaio 2026

Perth, 2 gennaio 2026 – Gli abitanti di Perth hanno sempre portato con un certo orgoglio il peso (o il privilegio) del loro isolamento: una città remota, lontana da tutto, affacciata sull’Oceano Indiano come una sentinella silenziosa. A più di 2.100 chilometri dalla metropoli più vicina, Adelaide, la distanza qui non pesa come un problema. Anzi, è diventata un segno distintivo che ha inciso sul modo di vivere, sui rapporti tra le persone e persino sulla cultura locale.

L’isolamento che dà forma all’identità

Perth si trova sulla costa occidentale dell’Australia, quasi al limite del continente, separata dal resto da deserti e distese infinite che scoraggiano ogni viaggio improvvisato verso est. Chi ci nasce o decide di restare coltiva una certa fierezza nel chiamarla “la città più isolata del mondo”. Lo si sente spesso nelle chiacchiere al bar in centro o lungo la spiaggia di Cottesloe. “Siamo tagliati fuori da tante cose, ma forse proprio per questo impariamo ad arrangiarci meglio”, confida James Corbett, insegnante di storia alla Mount Lawley Senior High School, 47 anni. Per molti qui la distanza spinge a inventare soluzioni proprie e a legare forte con chi rimane.

Per far capire la situazione: Adelaide, la città più vicina, è a più di due ore di volo. Per Sydney o Melbourne servono almeno quattro ore e mezza di viaggio. In macchina? Un’avventura tra strade interminabili, poche stazioni di servizio e paesaggi sempre simili. “Quando devi andare fuori per una trasferta sportiva ci pensi su due volte”, scherza Anna Ricci, allenatrice dei Western Flames.

Come l’isolamento influenza la vita di tutti i giorni

Questa posizione così particolare pesa anche nella vita quotidiana. Le merci dall’estero o dal resto dell’Australia arrivano sempre con qualche giorno di ritardo rispetto alle città della costa est. Ma questa lentezza ha fatto scattare qualcosa: molti negozianti – da Northbridge a Subiaco – hanno cominciato a puntare sulle produzioni locali e sull’artigianato del posto. Pane e dolci arrivano per lo più dai forni cittadini; le birre artigianali sono nate proprio per soddisfare una domanda interna che non può aspettare i camion dalle grandi città.

Non tutto è però rose e fiori. “Per alcuni eventi culturali o concerti dobbiamo aspettare settimane, a volte anche mesi in più rispetto a Melbourne”, racconta Sheila Tan, 29 anni, commessa in un negozio di dischi indipendente su William Street. Gli artisti spesso scelgono Perth solo come tappa finale delle tournée: un dettaglio che paradossalmente aumenta l’attesa e rafforza il senso di comunità intorno agli spettacoli.

Una città che vive ai margini ma con stile

L’isolamento ha segnato anche il volto della città. Spazi aperti, case basse e giardini generosi riflettono una crescita libera dalla pressione immobiliare tipica delle grandi capitali australiane. “Qui il tempo scorre in modo diverso”, osserva Michael Foster, sociologo all’Università dell’Australia Occidentale. Per lui questa lentezza non è un limite ma una risorsa: aiuta a costruire rapporti sociali meno frenetici e regala una qualità della vita che sorprende chi arriva da fuori.

Anche la cultura locale ha fatto i conti con la distanza: festival come Fringe World o le rassegne all’Elizabeth Quay puntano spesso sui musicisti e artisti del posto per colmare il vuoto lasciato dall’assenza delle grandi scene internazionali. E lo stesso vale in cucina: pesce fresco dall’Oceano Indiano vicino, vini dalle colline di Swan Valley, piatti che mescolano influenze anglosassoni e asiatiche.

Nuove vie d’accesso ma qualche ostacolo resta

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato davvero: l’apertura della nuova linea ferroviaria Perth–Mandurah e l’ampliamento dell’aeroporto internazionale hanno ridotto almeno in parte quel senso d’isolamento. I collegamenti sono migliorati anche grazie alla fibra ottica potenziata e all’arrivo di aziende tech che hanno scelto Perth come base per i contatti con l’Asia. “Non siamo più un’isola nel deserto”, ha detto il sindaco Basil Zempilas durante una conferenza stampa lo scorso novembre. Però problemi logistici restano: spesso i voli interni costano più dei biglietti per Bali o Singapore.

Eppure chi abita qui sembra non voler rinunciare a questo equilibrio delicato tra apertura sul mondo e radicamento locale. “Lontani sì, ma mai soli” recita uno degli striscioni appesi nei quartieri centrali durante il recente festival “Proud to be Perth”. Una frase semplice che dice molto dello spirito di chi vive qui: uno sguardo rivolto lontano senza mai perdere il contatto con se stessi.

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