I siti UNESCO delle Filippine: guida ai tesori storici, culturali e naturali dell’arcipelago

Silvana Lopez

11 Gennaio 2026

Manila, 11 gennaio 2026 – Le Filippine, con i loro oltre settemila isole e isolotti, sono un vero mosaico di culture, biodiversità e tradizioni nel cuore del Sud-est asiatico. Da Manila a Cebu, passando per Luzon e Palawan, il Paese ospita alcuni dei più noti siti UNESCO della regione, a conferma di un patrimonio storico e naturale che da anni attira studiosi, viaggiatori e appassionati da tutto il mondo.

Patrimonio mondiale tra storia e natura

Alle prime luci dell’alba, sulle pendici della Cordigliera di Luzon, la nebbia si dissolve lasciando intravedere le geometrie precise delle risaie a terrazza di Banaue. Un capolavoro di ingegno agricolo scolpito dai popoli indigenti Ifugao più di duemila anni fa. L’UNESCO le ha inserite nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1995 proprio per la loro unicità. “Coltiviamo queste risaie come facevano i nostri antenati,” racconta Maria Ganapin, agricoltrice locale, durante una pausa alle otto del mattino. Il panorama – vasti tappeti verdi illuminati dalla luce – racconta mille storie: qui passato e fatica quotidiana camminano fianco a fianco.

A sud invece c’è un altro tesoro: il Parco Nazionale del fiume sotterraneo di Puerto Princesa a Palawan. La grotta attraversata dal fiume si estende per oltre otto chilometri ed è famosa per le sue spettacolari formazioni calcaree. Non è raro vedere gruppi di turisti con caschetti in testa, occhi pieni di meraviglia, immersi nel silenzio interrotto solo dallo sciabordio dell’acqua.

Testimonianze coloniali e religiose

Non solo natura: anche le tracce della storia coloniale hanno ottenuto il riconoscimento internazionale. Nel cuore di Manila si trova l’antico quartiere di Intramuros, fortezza spagnola risalente al XVI secolo. Oggi restano intatte le mura possenti, alcuni bastioni e la celebre Chiesa di San Agustin, uno degli edifici più antichi del Paese e anch’essa tutelata dall’UNESCO. “Ogni pietra racconta la storia,” confida padre Alejandro Velez durante una funzione mattutina. Tra affreschi sbiaditi e lampade votive si respira una spiritualità che attraversa i secoli.

Sempre a Manila c’è la Chiesa di San Sebastian, la prima basilica in Asia costruita interamente in acciaio. Molti si soffermano ad ammirare i dettagli gotici della facciata; nei giorni festivi la navata si riempie di famiglie e turisti curiosi. Nonostante il tempo – e qualche restauro necessario – l’edificio conserva un fascino discreto ma potente.

Biodiversità sotto pressione

I siti UNESCO nelle Filippine raccontano anche la ricchezza della fauna locale. Nel Parco Naturale del Monte Hamiguitan, nel sud-est del Paese, vivono specie rare come l’aquila filippina o l’orchidea dipinta. Negli ultimi anni il Dipartimento dell’Ambiente ha registrato nuovi avvistamenti di animali poco comuni. Ma la biodiversità resta fragile: “La pressione delle attività umane mette a rischio habitat preziosi,” spiega la biologa Liza Mercado durante un incontro a Davao lo scorso mese.

A preoccupare sono anche gli effetti del cambiamento climatico. Le alluvioni del 2025 che hanno colpito Luzon e Visayas hanno danneggiato diversi siti archeologici minori. Gli esperti dell’UNESCO hanno avviato controlli continui: “La conservazione è una corsa contro il tempo,” sottolinea Ramon Santos, responsabile locale.

Comunità locali in prima linea

Nonostante le difficoltà, le comunità filippine continuano a prendersi cura dei loro tesori. Vicino alle risaie di Banaue sono nati piccoli centri visitatori gestiti dalle famiglie Ifugao stesse. Qui, dalle dieci in poi, arrivano studenti e scolaresche per ascoltare storie antiche o partecipare a laboratori artigianali. L’ingresso costa 50 pesos filippini (poco meno di un euro), un piccolo contributo che aiuta a finanziare progetti di restauro.

Il turismo pesa molto sull’economia locale ma porta con sé qualche problema: l’overtourism ha reso necessarie regole più rigide, soprattutto al fiume sotterraneo di Puerto Princesa. I gruppi sono limitati (massimo venti persone) mentre le guide locali vengono formate su temi legati alla tutela dell’ambiente.

Un’eredità viva

Camminando tra le vie polverose di Vigan o navigando al tramonto lungo il fiume di Palawan ci si accorge che nelle Filippine la storia non è mai solo un ricordo distante. È qualcosa che si muove tra i paesaggi e nei gesti quotidiani delle persone. “Questi siti non appartengono solo a noi,” conclude Maria Ganapin con voce pacata mentre guarda le mani segnate dal lavoro nei campi, “ma anche a chi vorrà scoprirli domani.”

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