Tórshavn, 13 gennaio 2026 – Le Isole Faroe, un arcipelago sperduto tra Islanda e Norvegia, hanno accolto nel 2025 oltre 75.000 visitatori, secondo i dati diffusi dall’Ufficio del Turismo faroese. Per chi non ha mai messo piede su queste 18 isole di origine vulcanica, il numero può sembrare piccolo. Eppure, per una comunità di appena 54.000 abitanti, è un cambiamento che si sente davvero. Ma cosa spinge a scegliere questo remoto angolo d’Europa? Chi arriva qui cerca soprattutto silenzi profondi, scogliere battute dal vento e una natura che non si lascia ingannare dalle apparenze.
Isole Faroe: natura autentica tra vento e mare
Atterrare all’aeroporto di Vágar – un piccolo terminal con pochi voli al giorno – significa trovarsi subito immersi nel paesaggio tipico delle Faroe: prati che scendono verso il mare, case dai tetti d’erba (che restano verdi anche in inverno), pecore che spuntano improvvise sul ciglio della strada. Sono immagini che restano impresse nella memoria. L’arcipelago, dicono le guide locali, conta più di 1.100 chilometri di coste frastagliate e decine di sentieri segnati, alcuni portano a punti panoramici come il promontorio di Trælanípa, sospeso sulle gelide acque dell’Atlantico del Nord.
Chi visita le isole Faroe spesso lo fa per “staccare”. Non ci sono ingorghi né cartelloni pubblicitari luminosi. La capitale Tórshavn (il cui nome significa “porto di Thor”) ospita poco più di 21.000 persone. Nel centro storico, con le sue vie acciottolate e le case nere dalle finestre rosse, si respira un’atmosfera da saga nordica. Qui i negozi chiudono presto; nei locali si preferisce il pesce affumicato e la birra artigianale locale, la Föroya Bjór, servita nei pub in legno scuro della città vecchia.
Turismo su misura: rispettare i ritmi delle Faroe
Chi lavora con i turisti alle Faroe sa bene che non si tratta di inseguire il turismo di massa a tutti i costi. “Qui i visitatori imparano a rispettare i nostri tempi e la natura”, racconta Anna Petersen, guida ambientale a Saksun, un minuscolo villaggio affacciato su una laguna circolare. I residenti non amano l’afflusso caotico: così i posti letto restano pochi e in estate prenotare con largo anticipo è fondamentale. Il direttore dell’ente turistico Niels Olsen spiega che si punta “sulla qualità e sulla sostenibilità”. Non troverete resort o villaggi vacanze: qui si dorme nelle guesthouse o nelle tradizionali case in legno.
Non tutto è aperto sempre: alcune aree protette chiudono durante la stagione della nidificazione degli uccelli marini; altre richiedono permessi o un piccolo contributo per mantenere sentieri e infrastrutture. “Il turismo deve adattarsi alle nostre regole, non il contrario”, sottolinea Olsen.
Cosa vedere alle Faroe: scogliere selvagge e tradizioni nordiche
Tra gli itinerari più amati dai visitatori ci sono le escursioni sulle isole principali – Streymoy, Vágar, Eysturoy – e alle loro spettacolari scogliere a strapiombo sul mare. Dal villaggio di Gásadalur si raggiunge a piedi la cascata di Múlafossur, tappa obbligata per chi ama la fotografia o il trekking. Ma la scoperta continua anche nell’entroterra: qui le pecore (che superano in numero gli abitanti) pascolano libere su pendii ripidi tra rovine vichinghe e chiese in pietra risalenti al XII secolo.
Al tramonto tanti scelgono una cena a base di pesce appena pescato – merluzzo, salmone o agnello tipico dell’arcipelago – magari in qualche trattoria di Klaksvík o nei ristoranti della capitale dove piatti antichi tornano in chiave moderna. Il clima? Cambia spesso in fretta. Pioggia e sole possono alternarsi nello stesso pomeriggio; meglio avere con sé giacca impermeabile e dimenticare l’ombrello (il vento lo rovinerebbe subito).
Viaggiare alle Faroe: costi e consigli pratici
Visitare le isole Faroe non è proprio economico: un volo diretto da Copenaghen (circa 2 ore) costa tra i 300 e i 450 euro in alta stagione. I collegamenti interni – traghetti, tunnel sotto il mare, ponti – permettono spostamenti anche senza auto; ma noleggiare un veicolo resta la scelta migliore per muoversi senza orari fissi. Una notte in guesthouse parte da circa 80 euro a persona; mangiare fuori può costare dai 25 ai 60 euro a pasto.
Per molti italiani resta una meta poco conosciuta, ma l’interesse cresce verso queste isole sospese tra nuvole basse e tramonti infiniti. Come dice Jens Rasmussen, proprietario di un piccolo albergo a Eiði: “Qui non si viene per vedere tutto correndo in pochi giorni, ma per capire cosa vuol dire vivere davvero ai confini dell’Europa”.
Le Faroe, insomma: un viaggio che lascia addosso il sale dell’Atlantico e una nostalgia strana già prima di partire.