Al Colosseo apre la Casa dei Grifi: visite immersive e inclusive tra mosaici e affreschi repubblicani

Simona Carlini

14 Gennaio 2026

Roma, 14 gennaio 2026 – Nel cuore del Colosseo, tra corridoi antichi e mura che hanno resistito a secoli di storia, la Casa dei Grifi si mostra oggi al pubblico in una veste completamente nuova. Grazie a una visita guidata in tempo reale, con strumenti immersivi e soluzioni pensate per tutti, i mosaici e gli affreschi repubblicani tornano a parlare, davvero, a chiunque li osservi. L’iniziativa è stata presentata questa mattina alle 11, durante una visita stampa riservata condotta dall’archeologa Anna Maria Moretti. L’obiettivo è ripensare il rapporto tra il pubblico e uno dei luoghi meno noti – ma tra i più preziosi – del parco archeologico.

Un’immersione completa nei tesori nascosti del Colosseo

Si entra in piccoli gruppi di sedici persone, con turni ogni ora. All’interno della Domus Tiberiana, proprio sotto gli archi che sorreggono la cavea del Colosseo sul lato nord, la Casa dei Grifi riapre le porte ai visitatori. Ma stavolta la modalità è tutta un’altra storia. Con occhiali digitali, tablet e audioguide sincronizzate, chi partecipa viene accompagnato passo dopo passo da operatori specializzati, che raccontano ogni ambiente e rispondono alle domande in tempo reale.

Il Parco archeologico sottolinea come questa esperienza sia “pensata per essere accessibile anche a chi ha disabilità motorie o sensoriali”. Percorsi tattili, pannelli in braille e audiodescrizioni personalizzate sono solo alcune delle soluzioni messe a punto. “Abbiamo puntato molto sull’inclusione,” spiega Giovanna Pullini, responsabile dei servizi educativi. “Perché la bellezza non deve essere un lusso per pochi.”

Mosaici e affreschi repubblicani tornano a vivere

Pochi sanno che dietro l’imponente facciata dell’Anfiteatro Flavio si nasconde un luogo ricco di dettagli artistici raffinati. Tra stanze voltate e cortili raccolti spiccano mosaici pavimentali in bianco e nero con animali in volo o in lotta, motivi vegetali eleganti. Le pareti conservano frammenti di affreschi: architetture dipinte, maschere teatrali, ghirlande e uccelli, secondo lo stile della tarda Repubblica romana.

Ora queste decorazioni si possono ammirare da vicino – “più da vicino che mai”, commenta Moretti – e persino esplorare nei particolari grazie a ingrandimenti digitali e ricostruzioni cromatiche proiettate sulle superfici originali. “Un modo per avvicinare davvero il visitatore alla materia viva della storia,” aggiunge l’archeologa.

Una visita lenta, ricca di interazione

I turni – già attivi secondo il calendario sul sito ufficiale del Parco – durano circa 90 minuti. Si parte dall’atrio dell’antica domus, si attraversa il tablino affacciato sul Colosseo e si arriva alla corte interna dove, alle 12:15 di questa mattina, una classe del liceo Virgilio di Roma ha potuto toccare con mano – letteralmente – rilievi in gesso creati apposta per chi non vede.

“Ci siamo sentiti davvero parte della storia,” racconta Francesca, studentessa diciassettenne con disabilità visiva. L’accompagnatore spiega: “Qui la tecnologia serve per cancellare le distanze.”

Prenotazioni, orari e prime reazioni entusiaste

Le visite sono aperte dal martedì alla domenica dalle 9:30 alle 16:30; prenotazione obbligatoria (www.colosseo.it). Il biglietto costa 18 euro, ridotto a 6 per studenti e disabili. Nei primi giorni la risposta è stata oltre le aspettative: il primo weekend è già tutto esaurito.

Sui social fioccano commenti positivi: “È come se la Roma antica mi stesse parlando,” scrive Marco, 54 anni di Prati, su Facebook. Più prudente Sandra, insegnante d’arte: “La tecnologia è ottima ma servirebbero anche più materiali per approfondire con i ragazzi.”

Un patrimonio nascosto che torna protagonista

Per la direttrice del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, questo nuovo progetto “rappresenta un passo avanti importante nella valorizzazione dei luoghi meno conosciuti del nostro patrimonio.” Non solo un restyling superficiale: le restauratrici guidate da Maria Luisa Ferrari hanno lavorato mesi sui pigmenti antichi e sulle malte per stabilizzare gli stucchi e rendere più leggibili gli affreschi.

Finora messa un po’ nell’ombra rispetto al Colosseo o al Foro Romano, la Casa dei Grifi punta così a diventare uno dei cuori pulsanti della narrazione archeologica romana. Una visita che – dicono gli operatori – “fa cambiare il modo di guardare alla storia.” E forse anche quello di viverla davvero.

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