Madaba, la città dei mosaici in Giordania: storia, arte e cultura da scoprire

Silvana Lopez

17 Gennaio 2026

Madaba, 17 gennaio 2026 – Nel cuore della Giordania centrale, Madaba resta un vero crocevia di culture, arte e fedi. La città, celebre soprattutto per i suoi mosaici bizantini, attira ogni anno migliaia di turisti curiosi di scoprire, a pochi chilometri da Amman, un tesoro artistico unico nel Medio Oriente. Solo ieri, gruppi provenienti da Europa e Asia si sono riversati sulle sue strade per ammirare da vicino le famose decorazioni in pietra policroma che ornano chiese e siti storici del centro.

Madaba e la Via dei Re: mosaici che raccontano la storia

Lunga la vecchia Via dei Re, l’antica strada carovaniera tra Egitto e Mesopotamia, Madaba si sveglia tranquilla nelle prime ore del giorno. Le guide locali raccontano che tra il IV e il VII secolo qui nacque una delle scuole di mosaico più importanti della regione. Lo testimoniano le tessere colorate della celebre Mappa di Terrasanta, conservata nella Chiesa greco-ortodossa di San Giorgio. Datata intorno al 560 d.C., questa mappa rappresenta con una precisione sorprendente città e territori biblici tra Gerusalemme e il Delta del Nilo.

Il flusso dei visitatori non si ferma mai. «Molti vengono solo per vedere questo mosaico: è come una fotografia dell’antico Medio Oriente», racconta Rami, storico locale, ai microfoni dell’emittente nazionale. Gli operatori turistici confermano: i numeri sono tornati ai livelli pre-pandemia, con gruppi soprattutto dalla Germania e dall’Italia.

Madaba tra chiese e moschee: una convivenza antica

Passeggiando nel centro storico, si notano subito i segni della convivenza religiosa. Vicino alla Chiesa di San Giovanni Battista, con la sua suggestiva cripta sotterranea, sorge una delle principali moschee della città. Un segno evidente di tolleranza e rispetto reciproco. «Madaba è sempre stata un mosaico anche nella gente», spiega padre Nicolaos, parroco ortodosso. Con circa 80.000 abitanti, qui convivono pacificamente da decenni diverse comunità.

Nella piazza principale qualche bar offre caffè turco sotto gli alberi di platano. Poco distante, i negozi di artigianato propongono copie fedeli dei mosaici antichi: vassoi dipinti a mano, tavoli decorati, quadri colorati. I prezzi? Variano dai 15 ai 300 dinari giordani a seconda delle dimensioni e della complessità.

Turismo in crescita: numeri e servizi sul campo

Nel 2025 gli arrivi negli hotel della zona hanno superato quota 110.000, dice il Ministero del Turismo giordano. La città conta una ventina di strutture ricettive, tra piccoli hotel a gestione familiare e guest house rinnovate. Le tariffe vanno dai 40 ai 120 dinari a notte. Chi arriva in autobus da Amman impiega poco più di mezz’ora: ogni giorno ci sono corse regolari che collegano la capitale al centro storico.

Non manca poi una piccola comunità italiana residente: artigiani, archeologi e operatori culturali impegnati in restauri e progetti per valorizzare i mosaici locali. Ieri pomeriggio, durante una visita al Parco Archeologico, alcuni studenti dell’Università La Sapienza hanno immortalato i resti della chiesa dei Martiri. «Vogliamo capire come queste tecniche siano arrivate fino a noi», spiega la professoressa Marta Ricci.

Tra scavi archeologici e sapori autentici

A pochi chilometri dal centro c’è il sito di Umm ar-Rasas, patrimonio UNESCO che custodisce altri straordinari mosaici pavimentali: motivi geometrici, animali incastonati tra le rovine delle antiche chiese. Il posto è raggiungibile in taxi o minibus ed è meta ogni settimana di decine di studiosi da tutto il mondo.

La giornata si chiude spesso nei ristoranti tradizionali del centro con piatti come il mansaf (agnello cotto nello yogurt) o la maqluba (riso capovolto con verdure), veri assaggi della cucina locale. Il conto medio? Tra i 7 e i 12 dinari per un pasto completo.

Madaba — città dei mosaici e delle tante storie intrecciate — resta così uno snodo imprescindibile sulla mappa culturale giordana. E nonostante il turismo moderno abbia cambiato qualcosa nei ritmi quotidiani, qui si continua a vivere seguendo il suono antico delle campane delle chiese e il richiamo del muezzin; proprio come accadeva centinaia di anni fa.

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