Turismo religioso a Cipro: le chiese UNESCO che attirano migliaia di pellegrini ogni anno

Simona Carlini

5 Febbraio 2026

Nicosia, 5 febbraio 2026 – Cipro si conferma sempre più come una delle mete principali per il turismo religioso nel Mediterraneo. Qui, dove storia e fede si intrecciano da millenni, sono proprio le tracce lasciate dai pellegrini – dalle icone annerite dal fumo dei monasteri nascosti ai graffiti incisi sui muri delle antiche chiese – a scandire un percorso che ogni anno attira decine di migliaia di visitatori. Secondo i dati del Ministero del Turismo di Nicosia, l’interesse è cresciuto del 18% nell’ultimo anno. Il motivo? Siti inseriti nella lista dei patrimoni UNESCO, itinerari ben segnalati e la riscoperta di luoghi dove il tempo sembra scorrere ancora al ritmo lento delle processioni.

Percorsi tra i siti UNESCO

Nel cuore dell’isola, la regione dei Troodos custodisce alcuni dei più importanti monasteri e chiese bizantine del Mediterraneo orientale. In cima alla lista c’è il monastero di Kykkos, fondato nel 1100 e circondato da boschi di pini: ogni estate qui arrivano pellegrini non solo da Cipro, ma anche da Grecia e Russia. Non meno affascinanti – e molto frequentate nei fine settimana – sono le dieci chiese dipinte dell’entroterra, tra cui Panagia tou Asinou e Agios Nikolaos tis Stegis. Al loro interno, gli affreschi raccontano scene del Vangelo con colori ancora vivi, nonostante secoli di candele accese e preghiere sussurrate.

Le iscrizioni UNESCO risalgono al 1985 e hanno portato – spiega la guida locale Stavros Mavridis – “nuove opportunità perché hanno spinto il governo a investire nella conservazione. Da allora vediamo sempre più turisti stranieri arrivare nei villaggi”. Nel piccolo borgo di Galata, per esempio, la chiesa della Panagia Podithou resta aperta fino al tramonto: la signora Maria, che custodisce le chiavi, racconta che negli ultimi anni “arrivano molti italiani, ma anche francesi curiosi delle leggende locali”.

Le tracce dei pellegrini

Ogni luogo sacro a Cipro porta con sé una sua memoria fatta anche di piccoli gesti quotidiani. Nella chiesa di San Lazzaro a Larnaca, secondo la tradizione, si conservano le reliquie del santo venuto dalla Giudea. Qui i pellegrini lasciano biglietti scritti a mano sotto la teca d’argento: speranze di guarigione o ringraziamenti. Sulle colonne si vedono ancora incisioni in greco antico: segni lasciati – raccontano gli storici – da chi camminava a piedi dal Medioevo in poi.

A Paphos, invece, la colonna dove San Paolo avrebbe subito le frustate è uno dei punti più fotografati dai visitatori. “C’è chi arriva all’alba solo per toccarla prima che si formi la fila”, racconta un sacrestano che preferisce restare anonimo. Più a est, nel monastero di Stavrovouni, arroccato su una vetta rocciosa a 750 metri d’altitudine, l’accesso alle donne è ancora vietato: dentro vivono solo monaci ortodossi, ma sul piazzale davanti si fermano ogni giorno centinaia di pellegrini per una preghiera o un saluto silenzioso.

Tra fede e identità locale

Il legame tra religione e vita quotidiana è ancora molto forte nell’isola. A Limassol e Nicosia le processioni dell’Epifania attirano migliaia di persone. I mercatini attorno ai santuari si animano già dalle prime ore del mattino. Qui si vendono candeline votive fatte a mano (2 euro l’una), piccole icone lignee e miele prodotto dai monaci dei monasteri.

Secondo Angeliki Papadopoulou, docente di storia bizantina all’Università di Cipro, “la riscoperta del patrimonio religioso ha anche un valore identitario: molte famiglie tornano nei luoghi dove i nonni avevano fatto il primo pellegrinaggio”. Un fenomeno che coinvolge anche i giovani: non è raro vedere studenti impegnati come volontari durante le festività più importanti o guide improvvisate per i turisti stranieri.

Un fenomeno in crescita

Il successo del turismo religioso a Cipro non sembra destinato a fermarsi. L’aeroporto di Larnaca ha segnato nel 2025 oltre 1,2 milioni di arrivi legati agli itinerari spirituali. Lo scorso ottobre il governo ha annunciato nuovi investimenti per migliorare la segnaletica multilingue e rendere accessibili i percorsi anche alle persone con disabilità.

Restano però qualche difficoltà sul piano logistico: alcune strade verso i monasteri interni richiedono auto adatte e un po’ di pazienza (gli autobus sono pochi nei giorni festivi). Eppure – spiegano i volontari della comunità locale – “chi arriva qui spesso cerca qualcosa che va oltre il semplice viaggio turistico: vuole sentire una presenza antica che non lascia mai davvero l’isola”.

Un cammino tra fede e storia che su questa isola sospesa tra Oriente e Occidente continua a guidare i passi dei viaggiatori.

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