Abitare il tempo: come le mete svuotate ridanno respiro ai luoghi nel febbraio di Dove

Giulia Ruberti

15 Febbraio 2026

Venezia, 15 febbraio 2026 – Quando le grandi mete turistiche si svuotano, come sta succedendo ora a Venezia dopo l’ultima ondata di visitatori per il Carnevale, succede qualcosa di speciale: la città sembra ritrovare se stessa. Le calli tornano silenziose, i ponti si spogliano di selfie e trolley, e i baristi ricominciano a riconoscere i clienti di sempre. È un tempo sospeso, direbbe qualcuno. Un momento in cui la città si vive davvero, restituendo senso ai luoghi e alle persone.

Le città senza folla: un attimo per respirare

Non è solo Venezia. Da Firenze a Roma, passando per Verona, negli ultimi giorni le immagini sono cambiate. Dove fino a poco fa ci si muoveva a fatica tra fiumi di turisti, ora torna la normalità. È un fenomeno che si ripete ciclicamente: finita l’alta stagione o eventi come feste e ponti, le città ritornano alla loro dimensione più intima. A metà febbraio capita spesso. “Si sente proprio la differenza. Il silenzio dopo la tempesta”, racconta Marta, commessa in una libreria tra San Marco e Rialto, mentre sistema libri che sembrano tirare un sospiro di sollievo.

Quando il tempo torna a scorrere lento

“Solo adesso mi rendo conto di quanto sia cambiato il mio rapporto con Venezia”, confida Giorgio, gondoliere da trent’anni. “Durante il Carnevale non ti fermi mai, poi all’improvviso cala questa calma. E ti ricordi perché vivi qui.” In queste pause le botteghe storiche riaprono con orari regolari, i residenti camminano senza fretta. Il tempo smette di essere una corsa. Le città d’arte, da troppo tempo schiacciate dal turismo di massa, trovano un equilibrio fragile.

I dati dell’Associazione Civiltà Italiana parlano chiaro: negli ultimi tre giorni gli ingressi nelle principali aree monumentali sono calati del 68% rispetto alla settimana scorsa. Un calo previsto, ma che sorprende comunque chi lavora nel settore: “Passiamo dal tutto esaurito al deserto in poche ore”, spiega Giulio Fabbri, che gestisce una pensione familiare a Firenze.

Una riscoperta lenta tra residenti e negozi piccoli

Eppure in questa quiete qualcosa si muove. I residenti, spesso messi da parte dalla pressione turistica, possono prendersi nuovi spazi. Alcuni quartieri si animano con ritrovi improvvisati, mercati locali tornano ad essere punti di riferimento. “In questi giorni parlo davvero con chi entra”, sorride Luciana, barista vicino a Campo Santa Margherita. “Non è solo questione di guadagno o turni più leggeri: è sentirsi parte del posto.”

Anche l’offerta commerciale cambia passo: meno menù turistici, più piatti fatti in casa; meno vetrine pensate per attirare distratti passanti, più attenzione ai dettagli e alla qualità. Lo notano anche gli operatori culturali: “Abbiamo gruppetti piccoli nei musei e così si può fare una visita personalizzata con calma”, racconta la responsabile della Casa di Giulietta a Verona.

Impatto sul territorio: aria più pulita e identità ritrovata

Per l’ambiente urbano non è solo una questione estetica. Con meno gente in giro cala il rumore, diminuiscono i rifiuti prodotti ogni giorno, c’è chi riesce persino a sentire il profumo dell’acqua nei rii o il suono delle campane senza il sottofondo continuo delle lingue straniere. C’è però anche chi resta dubbioso: “Siamo abituati alle città piene; vederle vuote fa strano”, ammette Andrea, tassista romano. Ma aggiunge subito: “Forse dopo tanti anni dovremmo imparare a convivere anche con questo lato.”

Gli urbanisti parlano di “tempo di respiro”: quei momenti in cui i centri storici possono rigenerarsi e le persone riprendere possesso degli spazi pubblici. Un equilibrio delicato però, perché – avvertono le associazioni di categoria – “troppo poco turismo mette in crisi tante attività che vivono solo grazie ai picchi stagionali”.

La sfida aperta per il domani

La domanda resta sul tavolo: come tenere insieme turismo e qualità della vita? Le amministrazioni cercano nuove soluzioni per gestire i flussi, dai limiti agli ingressi a Venezia ai pass digitali per i musei. Ma sono proprio i giorni vuoti come questi di febbraio che fanno emergere questioni più profonde. Forse – come dice la sociologa Elena Minelli – bisogna capire davvero “che città vogliamo abitare e che rapporto vogliamo costruire con il tempo e lo spazio”.

Solo allora i luoghi potranno tornare davvero a respirare. Ma serve tempo vero: quello che si vive insieme a chi quei posti li abita ogni giorno.

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