Torino, 19 febbraio 2026 – Quando l’estate finisce e le valli del Parco Nazionale Gran Paradiso si svuotano dei turisti, l’autunno porta con sé un cambio netto di ritmo in Piemonte e Valle d’Aosta. Lo sanno bene gli operatori del parco: “Da metà settembre il silenzio si fa quasi tangibile, la luce cala, tutto sembra rallentare”, racconta Laura Saroglia, guardiaparco a Ceresole Reale. Il motivo è semplice: con la fine della stagione estiva, le quote più alte si svuotano e la natura – insieme ai suoi animali più famosi – torna a riprendersi spazio e tranquillità.
Foliage sulle Alpi: un’esplosione di colori e silenzi
In questi giorni, nelle vallate di Valsavarenche, Cogne e Orco, larici e pascoli si vestono di gialli intensi e rossi ramati. Chi frequenta quei luoghi lo nota subito. “Ogni giorno la tavolozza cambia”, dice Marco Fabbri, fotografo naturalista. “Il sole resta basso, al mattino taglia i pendii quasi a sfiorare i boschi”. Nei primi giorni di ottobre, lungo i sentieri tra Pont Valsavarenche e il rifugio Vittorio Sella, il tappeto di aghi arancioni ammorbidisce ogni passo. Qualcuno scorge caprioli ai margini del bosco; altri – con un po’ di pazienza – riescono a vedere stambecchi o camosci tornare nelle zone più accessibili.
Gli animali si muovono: la natura si prepara all’inverno
A settembre e ottobre gli abitanti del Gran Paradiso cambiano abitudini. Stambecchi e camosci scendono un po’ più in basso: sopra i 2.500 metri il cibo comincia a scarseggiare. Nei pressi di Noasca, alle prime luci dell’alba, si vedono spesso gruppi di ungulati pascolare tra i lariceti. “Vanno e vengono in silenzio – racconta una guida locale – preparandosi ai mesi più duri”. Le marmotte diventano più elusive: chi resta tranquillo vicino alle pietraie sente solo qualche fischio isolato. Anche gli uccelli cambiano abitudini: gli aquilotti nati in primavera fanno le prime prove di volo sopra il vallone di Cogne; intanto i rapaci adulti sorvegliano il territorio planando lentamente.
Escursioni d’autunno: pochi camminatori ma panorami nitidi
Con la chiusura della maggior parte dei rifugi verso metà ottobre (il Rifugio Chabod è tra gli ultimi ad abbassare la saracinesca), i sentieri diventano appannaggio soprattutto degli escursionisti esperti. Nel weekend ci si ritrova al bar di Dégioz o al parcheggio di Ceresole: “Incontrare qualcuno lungo il percorso non è così scontato”, confida una giovane trekker. L’aria è limpida, le cime – con il Gran Paradiso che tocca i 4.061 metri – spiccano nitide contro il cielo. Chi sale verso il Colle del Nivolet o attraversa la Valsavarenche deve fare attenzione alle prime gelate mattutine: non è raro trovare ghiaccio sui sentieri in ombra già dalle nove.
Turismo lento che rispetta l’ambiente
La bassa stagione porta con sé un turismo più attento e rispettoso. Secondo l’Ente Parco, tra ottobre e novembre il numero dei visitatori cala dell’80% rispetto ad agosto. “Restano soprattutto appassionati e fotografi – spiega Claudio Rossi, direttore del Parco – persone che rispettano le regole e non cercano scorciatoie”. Si vede anche nei piccoli centri come Cogne o Ronco Canavese: molti negozi di souvenir chiudono per riposo stagionale, restano aperte invece le botteghe storiche dove trovare formaggi d’alpeggio o pane nero cotto a legna.
Un’autunno fragile ma prezioso
L’autunno nel Gran Paradiso dura poco: già alla fine di novembre arrivano le prime nevicate importanti, spesso annunciate dal vento che scende dal colle del Gran San Bernardo. Ma chi decide di affrontare questi luoghi fuori stagione riceve in cambio un silenzio assoluto — rotto solo dal fruscio delle foglie secche sotto gli scarponi o dal bramito lontano dei cervi. “È il momento più vero per conoscere queste montagne”, sintetizza la guardiaparco Saroglia. Una stagione delicata, dove la natura detta i suoi tempi precisi: chi sa ascoltarli trova qui uno spazio fuori dal tempo.
Mentre l’aria si fa sempre più pungente e le giornate si accorciano ancora, il Gran Paradiso si concede soltanto a chi è disposto a seguirne i ritmi lenti. Un privilegio che — almeno fino alle prime nevicate — non ha prezzo né paragoni.