Helsinki, 22 febbraio 2026 – In Carelia, regione al confine tra Finlandia e Russia, i villaggi che fino a pochi anni fa si animavano ogni estate con l’arrivo di migliaia di turisti russi oggi sono immersi in un silenzio quasi irreale. La guerra in Ucraina, iniziata due anni fa e che ha stravolto i rapporti tra Mosca e l’Occidente, ha svuotato strade e piazze, lasciando dietro di sé solo serrande abbassate e un’atmosfera di desolazione.
Villaggi vuoti e vetrine chiuse
A Imatra, una delle località più frequentate prima del 2022, la quiete è palpabile. Sono le undici di mattina, qualche camion della nettezza urbana passa lungo via Koskenparras. I negozi di souvenir – quelli che esponevano insegne in cirillico o bilingui – hanno chiuso da tempo. In centro, resta aperto solo il bar del mercato comunale. “Non vediamo più pullman dal confine, non passano russi da mesi”, racconta Tuula Lehtinen, che da vent’anni serve caffè ai viaggiatori. Guarda le sedie vuote e spiega come il flusso di clienti sia crollato dal febbraio 2022. “Qui molti campavano vendendo tabacco, alcol, piccoli elettrodomestici”.
Confine chiuso: il turismo crolla
Dopo lo scoppio della guerra, la Finlandia ha deciso di chiudere quasi tutti i valichi con la Russia, compreso quello di Imatra. Secondo i dati del Ministero dell’Interno finlandese, il traffico turistico è sceso sotto il 5% rispetto ai livelli pre-2022. I negozianti locali confermano: qualcuno ha provato a cambiare mestiere offrendo prodotti artigianali ai pochi finlandesi di passaggio. “Ma non basta per tenere aperto”, ammette Mikko, proprietario di un negozio di abbigliamento. “I russi compravano molto più degli abitanti del posto: erano clienti abituali”.
L’economia locale in ginocchio
La chiusura della frontiera e la mancanza dei turisti provenienti da Est hanno pesantemente colpito l’economia della zona. La Camera di commercio careliana parla chiaro: almeno il 40% dei negozi nei paesi più piccoli ha dovuto chiudere tra il 2023 e l’inizio del 2025. E gli imprenditori temono che vada ancora peggio se la situazione non cambierà presto. Anche gli hotel soffrono: molti, come il celebre Valtionhotelli – costruzione in stile castello sulle rapide dell’Imatra – hanno tagliato il personale e aprono solo nei weekend.
Un cambiamento che va oltre l’economia
Non è solo una crisi economica. In Carelia molte famiglie miste – finlandesi con parenti russi – si trovano davanti a nuovi ostacoli burocratici. Le visite familiari, una volta facili tra le due sponde del confine, ora richiedono permessi lunghi da ottenere e tempi d’attesa estenuanti. Anna, insegnante quarantenne di Lappeenranta, racconta: “I miei zii vivono a Petrozavodsk. Fino a poco tempo fa li vedevamo ogni estate; adesso ci sentiamo solo via messaggi”. Il senso di distanza cresce e la comunità careliana, da sempre aperta verso Est, sente forte questo strappo.
Le reazioni tra speranza e rassegnazione
Non tutti però hanno perso la speranza. In alcune botteghe si vedono ancora le foto delle comitive russe che riempivano le rive dei laghi durante l’estate. “Speriamo che un giorno riaprano il confine”, dice Pekka Koskinen, gestore di un negozio alimentare sul lago Saimaa. Poi sospira: “Nel frattempo ci arrangiamo”. A Parikkala, nel pomeriggio, un gruppo di pensionati gioca a carte nel cortile della biblioteca comunale. Parlano con amarezza della chiusura dell’unico supermercato aperto anche la domenica; adesso sono costretti a fare chilometri per la spesa.
Un futuro appeso alla diplomazia
Per il governo finlandese una riapertura dei valichi dipende dalla situazione internazionale. “Non possiamo ignorare i rischi per la sicurezza”, ha detto la ministra degli Interni Krista Mikkonen durante una visita a Lappeenranta lo scorso gennaio. Nel frattempo le autorità locali cercano qualche soluzione temporanea: incentivi per nuove attività e piccoli festival per attirare visitatori dal resto del paese. Ma il cuore della Carelia – quella terra sospesa tra due mondi – aspetta.
Tra gli abitanti prevale un misto di nostalgia e rassegnazione. Per ora i villaggi careliani restano silenziosi testimoni di un confine che non è solo geografico ma anche umano.