Milano, 5 marzo 2026 – Nel suo ultimo libro “Non cercatele in salotto”, la scrittrice e antropologa Silvia Ugolotti racconta – con uno stile diretto, quasi confidenziale – le storie di donne che, tra Otto e Novecento, hanno scelto di lasciare il rifugio sicuro della casa per inseguire un’urgenza forte: viaggiare e cercare libertà oltre i confini imposti dalla società. La presentazione del libro, tenutasi ieri sera alla libreria Verso di corso di Porta Ticinese, ha attirato lettori, appassionati di biografie e giovani studenti curiosi di scoprire queste figure “fuori posto”, donne che, come si legge nelle prime pagine, “non sono mai rimaste in salotto”.
Donne in viaggio: tra coraggio e voglia di libertà
Al centro del volume ci sono nomi noti e altri dimenticati, come Alexandra David-Néel, la prima donna europea ad arrivare a Lhasa, nel Tibet proibito dei primi del Novecento; o Ida Pfeiffer, viaggiatrice viennese che ha attraversato l’Amazzonia senza alcuna scorta maschile. Ma non si tratta solo di storie esotiche o di gesti pionieristici. Ugolotti cerca soprattutto di capire perché queste donne sono partite. “Non erano turiste – ha spiegato l’autrice durante l’incontro – né semplici avventuriere. Partivano perché sentivano un bisogno profondo: vedere il mondo con i propri occhi. Volevano essere qualcosa di diverso da ciò che la società aveva deciso per loro”.
Le vicende emergono da lettere, diari e documenti d’archivio, disegnando una serie di ritratti in movimento. In una delle pagine centrali spicca la figura di Ella Maillart, reporter e viaggiatrice svizzera, che si muoveva tra le sabbie e i passi dell’Asia Centrale: “Scriveva ai genitori che la sua vera casa era la tenda”, racconta Ugolotti. Ogni viaggio è segnato dalla voglia di indipendenza ma anche da ostacoli concreti: problemi economici, pregiudizi sociali e rischi fisici.
Quando partire era una sfida contro i ruoli tradizionali
“Non cercatele in salotto” rompe il cliché della donna ‘angelicata’ chiusa tra le mura domestiche. I ritratti raccolti da Ugolotti mostrano un’altra realtà: donne che studiano mappe, preparano gli zaini, si ammalano di malaria o cercano passaggi in paesi sconosciuti. “Spesso – sottolinea l’autrice – partire era un vero scandalo in famiglia”. Nel capitolo su Mary Kingsley, esploratrice inglese vissuta tra il 1862 e il 1900, si legge: “Quando tornò dal Gabon con maschere tribali e note su piante mai viste prima, nessuno sapeva dove metterla. Neanche lei”.
Ieri sera a Milano c’erano diverse lettrici giovani. Una ragazza in prima fila ha chiesto se quelle storie parlino ancora oggi. Ugolotti ha risposto così: “Viaggiare è ancora un gesto rivoluzionario. Lo è soprattutto per chi si sente fuori posto nelle storie ufficiali”. Non è solo passato quindi: questo libro vuole farci riflettere sul presente.
Storie vere raccontate con passione
Il libro nasce da una ricerca attenta. Oltre alle citazioni tratte dai taccuini delle protagoniste, l’autrice mette a confronto testi originali con riflessioni moderne. Tra le fonti più importanti ci sono saggi di Gertrude Bell e lettere inedite di Freya Stark. Non mancano fotografie d’epoca – volti stanchi ma fieri –, ritagli di giornale e biglietti consumati dal tempo.
Per Ugolotti il punto è chiaro: “Il viaggio delle donne resta invisibile finché non se ne parla. E spesso viene sminuito”. Questo libro vuole essere uno strumento per riportare alla luce storie dimenticate e farle entrare nella memoria collettiva.
Viaggiare oggi: un gesto che parla ancora
Il messaggio finale del volume gira intorno a una scelta consapevole: muoversi liberamente in un mondo che ancora porta dietro stereotipi duri a morire – “le donne sole in viaggio suscitano ancora dubbi”. Recuperare queste vite significa anche offrire nuovi modelli a cui guardare.
Il libro, pubblicato da Marsilio Editori (190 pagine, 18 euro), ha avuto subito buon successo: nei primi giorni alcune librerie del centro di Milano hanno già esaurito le copie. Nei prossimi mesi sono previsti incontri a Roma e Torino.
Alla fine si capisce bene una cosa: non si parla solo di esploratrici d’altri tempi. È la cronaca della fatica quotidiana per scegliere — e difendere — il proprio orizzonte personale. Una sfida ancora aperta, raccontata dalle parole di chi non ha mai smesso di camminare.