Pechino, 8 maggio 2026 – L’UNESCO ha ufficialmente ampliato la sua rete globale con l’ingresso di dodici nuovi geoparchi, sparsi dalla Cina al Portogallo, passando per Russia e Uruguay. L’annuncio è arrivato stamattina, proprio nel giorno dedicato alla Giornata Internazionale dei Geoparchi, durante una conferenza stampa dalla sede centrale dell’organizzazione. L’obiettivo? Rafforzare la tutela e valorizzazione del patrimonio geologico mondiale.
La mappa delle new entry: Asia, Europa e Sudamerica in primo piano
Analizzando le nuove aggiunte, emergono territori molto diversi tra loro. In Cina, il geoparco di Jizhou (provincia di Tianjin) si distingue per i suoi crateri antichi e i paesaggi plasmati dal vento, che raccontano milioni di anni di storia geologica. Non meno importante è il riconoscimento per il geoparco di Wugongshan, noto per le sue cime immerse nella nebbia.
Dalla Russia, arriva la candidatura vincente del sito di Zhiguli, situato lungo il Volga e famoso per le sue formazioni calcaree e specie uniche nel loro genere. In Europa, il Portogallo festeggia l’ingresso del geoparco di Arouca, nel nord del Paese: nel letto del fiume Paiva affiorano fossili risalenti al periodo paleozoico, una vera rarità che attira studiosi da tutto il mondo. “Un’occasione importante per mettere in luce la nostra ricchezza naturale”, ha commentato Ana Ferreira, assessora all’ambiente locale.
Non mancano le sorprese anche in Sudamerica: in Uruguay il parco di Grutas del Palacio entra ufficialmente nella famiglia UNESCO. Qui, pilastri naturali scolpiti dal tempo sono ora protetti da un riconoscimento internazionale.
Criteri rigidi ma importanti
Per diventare un Geoparco Globale UNESCO non basta avere bellezze naturali: “Contano anche la gestione, i progetti educativi e il coinvolgimento della comunità”, spiega Christine Page, referente UNESCO per i geoparchi. Gli ispettori controllano sul posto lo stato delle rocce, le relazioni con la popolazione locale e i piani per un turismo che non rovini l’ambiente.
Con queste nuove adesioni, la rete globale tocca quota 213 geoparchi in 48 Paesi, segno della crescente attenzione verso la sostenibilità e la tutela delle risorse naturali. Per molte aree, entrare nella rete significa anche un’opportunità economica concreta: ad Arouca i visitatori sono schizzati da poche migliaia a oltre 120 mila in meno di cinque anni.
Le reazioni sul campo e le sfide future
Non sono mancate emozioni e commenti dalle comunità interessate. A Jizhou (Tianjin) si è celebrata una cerimonia mattutina nel centro visite: “Questo risultato è merito del lavoro instancabile di centinaia di persone”, ha sottolineato Zhao Ming, direttore del parco. In Portogallo c’è soddisfazione soprattutto per i nuovi posti di lavoro legati al turismo.
Dal punto di vista scientifico, questi geoparchi rappresentano veri laboratori a cielo aperto. Il professor Paolo Bernardini dell’Università di Padova ricorda che “qui si raccolgono dati preziosi che ci aiutano a capire meglio come funziona il nostro pianeta”. Ma non mancano le difficoltà: l’afflusso dei turisti può mettere a rischio gli equilibri fragili dei territori. Per questo l’UNESCO insiste sull’importanza di rispettare limiti d’accesso e formare adeguatamente le guide.
L’Italia resta protagonista
In questo panorama internazionale l’Italia tiene alta la bandiera: confermati i riconoscimenti per siti come il Parco della Majella, le Alpi Apuane e il più recente ingresso del Monte Grappa. Da Roma arrivano parole incoraggianti dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha voluto fare “le congratulazioni alle nuove aree selezionate”, ricordando che “i geoparchi non sono musei all’aperto ma territori vivi”.
Il prossimo appuntamento è fissato per l’autunno: uno dei geoparchi italiani – forse proprio la Majella – ospiterà il forum annuale della rete UNESCO. Sarà allora che si potrà valutare davvero quanto impatto avranno queste dodici nuove realtà nel mondo. Nel frattempo resta la speranza che questo riconoscimento porti benefici concreti alle comunità spesso lontane dai grandi flussi turistici.