Faial, 12 maggio 2026 – Due sentieri escursionistici tagliano in due l’isola di Faial, nel cuore dell’arcipelago delle Azzorre, quel lembo di Portogallo che si stende tra Europa e America, più o meno a metà strada tra Lisbona e New York. Ogni primavera, da tutta Europa arrivano qui camminatori attratti da paesaggi vulcanici e dalle colline ricoperte di ortensie, soprattutto tra maggio e luglio. Un viaggio che mescola natura selvaggia, dettagli botanici e storie antiche sotto i cieli sempre diversi dell’Atlantico.
I sentieri della Caldeira e del Capelinhos: crateri, colori e memorie
Il cuore verde di Faial batte forte dentro il cratere della Caldeira, a pochi chilometri da Horta, la città principale. Qui parte uno dei percorsi più amati: un anello di undici chilometri con 400 metri di salita, che si percorre in circa quattro ore. Si cammina circondati dal profumo delle ortensie blu, lungo vecchi muretti a secco e cespugli. “All’alba la luce che attraversa i fiori sembra quasi fluttuare,” racconta Catarina Borges, guida locale, mentre indica un gruppo di escursionisti impegnati a scattare foto. Dal fondo della caldera il verde è intenso; nelle giornate limpide si vedono anche le isole vicine, con il profilo inconfondibile di Pico.
Il secondo percorso porta alla Ponta dos Capelinhos, dove la terra è ancora giovane. Qui nel 1957 un’eruzione ha stravolto la costa ovest dell’isola. Il paesaggio cambia radicalmente: si cammina su colate di cenere grigia, rocce scure e ruderi abbandonati dopo il disastro. Il faro dei Capelinhos spunta a malapena tra le dune semisepolte. “Quando soffia il vento forte sembra quasi di essere sulla luna,” scherza Joao Costa, incontrato al bivio per Varadouro. Il percorso dura meno di tre ore, ma serve prudenza: le pietraie sono insidiose e possono cedere all’improvviso.
L’isola delle ortensie: un’esplosione di blu lungo le strade
Da maggio a luglio l’isola cambia volto: i bordo strada, soprattutto intorno a Cedros e Feteira, si riempiono di ortensie blu. Piantate secoli fa per segnare i confini dei campi e proteggere dai venti forti dell’Atlantico, i fiori colorano ogni curva e sono un must per le foto dei visitatori. “Le ortensie sono diventate il vero simbolo dell’isola,” spiega Ana Martins, insegnante di Horta. A metà giugno qui si celebra la Festa das Hortênsias con sfilate, musica tradizionale e bancarelle piene di dolci tipici come il bolo lêvedo.
Anche la vegetazione parla delle correnti oceaniche: fichi d’India, ginestre gialle e insalata selvatica punteggiano i sentieri. Nelle giornate più limpide si vedono addirittura i pennacchi bianchi delle balene megattere al largo.
Camminare tra vulcani e oceano: info utili
Per arrivare a Faial spesso si passa da Lisbona o Ponta Delgada: voli quotidiani atterrano all’aeroporto João Paulo II, appena cinque chilometri da Horta. Gli autobus locali partono dalla mattina presto (dalle 8) e coprono buona parte dell’isola, ma per raggiungere la Caldeira conviene prendere un taxi (intorno ai 15 euro). Per dormire non mancano piccoli alberghi familiari tra Angústias e Monte da Guia con camere doppie da circa 55 euro in bassa stagione. Nei ristoranti vicino al porto si gusta pesce fresco e cozze azzorrese; da provare senza dubbio la caldeirada de peixe.
Chi arriva da solo trova spesso gruppi organizzati già pronti alla partenza al mattino presto, con guide che parlano italiano o spagnolo. Sul lungomare di Horta non mancano negozi di trekking – zaini, giacche antipioggia e borracce termiche – aperti dalle 9 alle 18.
Oltre i sentieri: storie di navigatori e balene
La marina di Horta è il punto d’incontro per chi attraversa l’Atlantico in barca. Vecchie imbarcazioni dipinte a mano si allineano sui moli; sulle mura ci sono centinaia di murales lasciati dai naviganti in transito. “Chiunque salpa deve lasciare il proprio segno dipingendo un simbolo: porta fortuna,” racconta Miguel Tavares, barista del Peter Café Sport (aperto dal 1918).
Per secoli le balene hanno segnato la vita sull’isola: musei come quello del Porto Pim conservano vecchi attrezzi da caccia e fotografie in bianco e nero degli arpionieri dell’epoca passata. Oggi però si va in barca per vederle nuotare libere; ogni anno tra aprile e ottobre decine di megattere migrano davanti alla costa sud.
Faial resta così com’è: un’isola dove la terra ancora fuma – tra crateri spenti e spiagge nere – mentre l’azzurro delle ortensie si confonde con quello del mare. Piccola, ruvida ma accogliente; sospesa tra due continenti.