Roma, 27 luglio 2026 – Le tensioni nel Medio Oriente non si sono mai fatte sentire così forte dal 2024 e ora stanno mettendo in difficoltà il traffico aereo internazionale. Diverse compagnie, tra cui Emirates, Lufthansa e Air France, hanno cambiato le rotte dei voli verso Asia e Africa per evitare rischi. È successo nella notte tra venerdì e sabato: molti aerei hanno dovuto allungare la strada, evitando di sorvolare Iran, Iraq e parte del Golfo.
Rotte cambiate e costi che schizzano
A Fiumicino e Malpensa, dove abbiamo raccolto qualche informazione stamattina presto, la situazione è “in continuo movimento”. I voli diretti a Dubai, Bangkok e Singapore, partiti dall’Europa, seguono ora percorsi più lunghi, passando sopra Turchia e Mar Nero per stare lontani dalle zone più pericolose. Una scelta presa più che altro per sicurezza, dopo indicazioni delle autorità aeronautiche di vari Paesi. Un portavoce di Air France lo ha detto chiaro: “Il rischio c’è davvero, quindi meglio allungare i tempi piuttosto che mettere in pericolo chi viaggia o lavora a bordo”.
Eurocontrol parla di un ritardo medio di 45-60 minuti sulle rotte Europa-Asia. Tutto questo si traduce in costi più alti per le compagnie: più carburante consumato, meno slot negli aeroporti già pieni. Un pilota italiano che vola da Milano a Singapore ci ha spiegato ieri mattina: “Imbarchiamo quasi una tonnellata di cherosene in più rispetto al solito; a volte siamo pure costretti a partire in ritardo”.
Disagi per i passeggeri e gli scali
I problemi finiscono naturalmente per ricadere sui passeggeri. Nella notte tra il 26 e il 27 luglio, a Fiumicino e Malpensa alcune famiglie in attesa del volo Emirates per Bangkok sono state avvisate delle modifiche all’ultimo minuto. Lucia Parisi, 39 anni, romana, racconta: “Ci hanno detto solo poco prima che la rotta era cambiata. Nessuno sapeva quanto sarebbe durato il viaggio”. Sui tabelloni delle partenze intorno alle 23.30 di venerdì sono apparse le prime note con scritto “ritardi dovuti a restrizioni dello spazio aereo”.
I dati ENAC confermano che almeno un quarto dei voli diretti verso Sud-Est Asia è partito con ritardi tra due e tre ore. Alcune rotte – come Roma-Delhi o Francoforte-Bangkok – sono state accorpate o rimandate a giorni successivi. A spiegare le conseguenze ci pensa una fonte aeroportuale: cresce l’accumulo di valigie non imbarcate e diventa necessario riorganizzare i turni degli equipaggi.
Perché le compagnie fanno così
La parola d’ordine è sempre la stessa: sicurezza. Iran e Iraq hanno lanciato un’allerta agli operatori civili chiedendo di valutare bene se sorvolare quelle zone per via del rischio intercettazioni o attacchi missilistici. Un dirigente Lufthansa lo ha scritto chiaro in una mail interna: “Meglio evitare le aree dove si muovono truppe militari anche se costa caro”. Una fonte della IATA aggiunge che non si possono escludere nuove restrizioni se la situazione peggiora.
Gli esperti ricordano scenari simili già visti tra il 2019 e il 2020 durante le tensioni tra Iran e Stati Uniti. Ma oggi la distanza da percorrere è maggiore. In passato alcune compagnie avevano sospeso i voli; ora invece si preferisce deviare ma non fermarsi.
Cosa succede adesso
Gli analisti dicono che se questa crisi durerà ancora potrebbe salire anche il prezzo dei biglietti. Negli ultimi due giorni alcuni siti mostrano aumenti medi del 12% sulle tratte Europa-Asia. Le compagnie però negano rincari automatici: “Cambiamo percorso ma cerchiamo comunque di contenere i costi”, assicurano da Emirates.
Dietro tutto questo c’è la preoccupazione per una stagione estiva complicata da continui cambiamenti e ritardi. L’ENAC invita i viaggiatori a tenersi aggiornati sui siti delle compagnie prima di partire. A Malpensa ieri sera una donna al check-in diceva stanca: “Ormai bisogna mettersela via, si arriva quando si arriva”.