Città del Capo, 24 agosto 2026 – Immergersi tra gli squali senza la protezione della gabbia: un gesto che a molti sembra pura follia. Eppure, ogni anno, a pochi chilometri dal porto di Gansbaai, decine di appassionati si tuffano in mare per incontrare da vicino questi grandi predatori, mettendo da parte paure antiche e pregiudizi radicati. Il fenomeno del shark diving sta prendendo piede anche tra i turisti italiani, attratti da un’esperienza diretta che rompe almeno in parte il mito dello squalo come mostro.
Shark diving senza gabbia: numeri e testimonianze
Alle sei del mattino, con il sole appena sorto sull’oceano, il piccolo molo di Gansbaai si anima di zaini, mute e visi tesi. L’appuntamento è per le 7: “Arrivate puntuali, qui il tempo può cambiare all’improvviso”, avverte il team di Shark Explorers, una delle poche compagnie autorizzate per questo tipo di immersioni senza barriere. In programma ci sono due tuffi: il primo lungo la scogliera a passo lento, il secondo intorno ai venti metri di profondità.
“Quando vedi un branco di squali pinna nera, la sensazione è un mix tra rispetto e adrenalina pura”, racconta Riccardo Bianchi, romano di 37 anni, alla sua seconda esperienza qui. “Niente scene da film. Gli squali sono curiosi e si avvicinano con calma. Nessun segno di aggressività, nessun attacco.” A fianco a lui, una ragazza tedesca mostra sul cellulare una foto: uno squalo che passa accanto alla sua maschera a meno di tre metri.
Miti da sfatare: il vero comportamento degli squali
Gli esperti locali mettono in chiaro un punto fondamentale: “Gli squali sono molto meno pericolosi di quanto si pensi”, spiega Marius Botha, biologo marino e guida certificata. “Statisticamente è più facile essere colpiti da un fulmine che essere morsi da uno squalo.” Lo conferma anche l’ultimo report dell’International Shark Attack File: nel 2025 solo 58 attacchi non provocati in tutto il mondo e nessuno fatale nelle acque sudafricane.
Durante le immersioni guidate, il comportamento degli squali viene osservato con attenzione. I partecipanti ricevono istruzioni chiare: niente movimenti bruschi, non agitare le mani sott’acqua e restare sempre vicino alla guida. Nessun esca o pasto offerto agli squali: “Non li attiriamo con carne o sangue”, precisa Botha. “Vogliamo solo rispettare il loro habitat naturale.”
Turismo consapevole e impatto locale
Il turismo legato agli squali ha portato cambiamenti evidenti all’economia locale. Gansbaai, un tempo tranquillo villaggio di pescatori poco noto ai turisti, ora conta oltre 25mila visitatori l’anno solo per queste immersioni. Le aziende locali lavorano fianco a fianco con università sudafricane per monitorare le popolazioni marine e studiare i comportamenti degli animali.
“Per noi è fondamentale regolamentare la presenza dei turisti”, spiega Jolene Van Rensburg, responsabile della municipalità. “Ogni uscita segue regole precise. Vogliamo offrire emozioni ma anche conoscenza e rispetto.” Qualcuno dei pescatori resta scettico: teme che l’arrivo massiccio di stranieri possa alterare gli equilibri del mare. Ma finora i dati rassicurano: nessun impatto negativo sulle specie locali.
Chi sceglie di immergersi senza gabbia?
Non solo giovani in cerca di adrenalina. Tra i partecipanti – secondo le agenzie – ci sono anche professionisti sulla quarantina e famiglie in vacanza. E la presenza femminile è aumentata negli ultimi due anni: “Non è più un’avventura riservata agli uomini,” sorride la guida Marius Botha.
Restano però forti barriere mentali. Le immagini cult di film come “Lo Squalo” tornano spesso nella mente mentre si indossa la muta con qualche risata nervosa. Solo entrando in acqua e incrociando gli occhi fissi dei primi squali l’ansia lascia spazio a qualcosa d’altro: curiosità, silenzio, quasi un rispetto reciproco.
Un’avventura tra pregiudizi e realtà
Il shark diving senza gabbia rimane un’esperienza fuori dal comune. Serve attenzione, preparazione e controllo delle emozioni. Ma chi lo prova spesso cambia idea: “Non li vedo più come mostri – confida Riccardo Bianchi prima di salire sulla barca – sono animali straordinari che vale la pena conoscere.” Una testimonianza che smonta molti luoghi comuni e arricchisce il rapporto tra uomo e oceano.