Come scegliere la crociera perfetta: guida pratica per un viaggio indimenticabile in Italia

Silvana Lopez

26 Agosto 2026

Città del Capo, 26 agosto 2026 – Immergersi in mare aperto senza gabbia, circondati da squali: per molti, un’idea da pazzi. Eppure, ieri mattina alle 7, a pochi chilometri da Simon’s Town, un gruppo di appassionati – tra biologi marini e semplici curiosi – si è radunato proprio per questo. L’obiettivo? Nuotare con gli squali senza alcuna protezione, convinti che “non siano i mostri che ci hanno fatto credere”, come ha raccontato ad alanews.it Sophie Van Der Westhuizen, guida subacquea e studiosa di elasmobranchi.

Paura, curiosità e pregiudizi sugli squali

Fin dall’alba il molo si è riempito di voci basse, tute ancora fradice e volti tesi. Molti avevano dubbi più che comprensibili: “Mia madre mi ha detto che sono pazzo – confida Tommaso, 32 anni, arrivato da Milano – ma non volevo lasciarmi sopraffare dalla paura.” L’idea di immergersi senza barriere metalliche davanti ai predatori più famigerati degli oceani divide sempre. C’erano chi arrivava dopo notti insonni e chi con un sorriso forzato.

Nonostante l’ansia, quasi nessuno ha mollato. Gli organizzatori hanno spiegato con calma le regole: “Niente movimenti bruschi, niente urla. Gli squali sono diffidenti, mica predatori stupidi”, ha detto Sophie con voce ferma ma tranquilla.

Le regole del gioco (e della sicurezza)

Alle 7.45 la barca ha lasciato la baia. L’aria era carica di odore di sale e benzina. A bordo i partecipanti hanno seguito il briefing sulla sicurezza, con dettagli sulle specie più comuni qui: soprattutto squali pinna nera e squali zampe corte, meno pericolosi del temuto grande bianco. “Abbiamo scelto un punto sicuro – ha assicurato la guida – niente carne in acqua, niente esche.”

A ciascuno è stato dato solo maschera, pinne e muta. “La gabbia è più una barriera mentale che reale – spiega l’esperto Peter Scholtz – ma così impari davvero a capire l’animale.” Peter ha poi mostrato come mantenere la calma se uno squalo si avvicina troppo: “Non fissarlo negli occhi come se fosse una sfida, basta ignorarlo.”

Il primo tuffo tra i giganti dell’oceano

Intorno alle 8.20 il primo gruppo si è immerso. La temperatura dell’acqua era sui 17 gradi e la visibilità buona per la stagione. Gli squali sono arrivati subito: almeno cinque all’inizio, poi altri ancora. Nuotavano a pochi metri di distanza, silenziosi e quasi indifferenti.

Tommaso ammette di aver avuto il cuore in gola per diversi minuti: “Non riuscivo a guardarmi intorno. Solo quando ho visto Sophie nuotare tranquilla ho trovato il coraggio.” A un certo punto uno squalo ha fatto un giro più stretto attorno a lui. “Ho sentito solo il battito del mio cuore; poi lui è passato e se n’è andato come se niente fosse”, ricorda.

Secondo la biologa Van Der Westhuizen, il rischio di incidenti resta basso se si seguono le regole alla lettera. In Sudafrica gli incidenti mortali con squali sono meno di uno all’anno: dati confermati dall’Istituto Nazionale per le Ricerche Marine (SANBI).

La scienza dietro lo shark diving

“L’immagine dello squalo assassino nasce spesso da fraintendimenti”, precisa Peter Scholtz. “Questi animali si avvicinano per curiosità, non per attaccare.” Negli ultimi anni diverse università sudafricane hanno pubblicato studi che mostrano come gli squali siano prudenti: attaccano solo se minacciati o provocati.

Sophie porta anche dati raccolti sul campo: “Abbiamo fatto oltre 400 immersioni negli ultimi cinque anni senza mai registrare un attacco.” Karl de Bruyn, sudafricano tra i partecipanti, racconta: “Da bambino vedevo gli squali solo in film horror. Adesso mi sembra quasi folle quanto li temessimo.”

Rompere il mito per proteggere le specie

Per gli organizzatori dell’iniziativa nuotare senza gabbia è anche un modo per difendere gli squali, spesso cacciati senza ragione per paura collettiva. “Se li conosci da vicino non riesci più a odiarli”, riassume Sophie.

Al termine dell’esperienza – durata poco meno di due ore – quasi tutti sono tornati a riva con un misto di stupore e sollievo. Un’esperienza intensa che ha cambiato almeno in parte lo sguardo sul mare e i suoi abitanti.

“Non lo rifarei subito”, scherza Tommaso poco prima di ripartire in auto, “ma ora so che lo squalo non è il mostro della mia infanzia. Forse nemmeno quello dei miei incubi.”

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