Rieti, 28 agosto 2026 – Nel cuore della Sabina, tra ulivi antichi e dolci colline, è nato il primo monastero buddhista Theravāda in Italia. Un luogo dove il silenzio si mescola al canto dei grilli e la luce si insinua tra le fronde: qui monaci e visitatori si ritrovano ogni giorno per pregare, meditare e condividere un pasto. L’inaugurazione è di pochi mesi fa, ma già sono decine le persone – italiani e stranieri, praticanti e semplici curiosi – che varcano quel cancello in ferro battuto in cerca di una risposta o anche solo di una pausa dalla vita di tutti i giorni.
Un’oasi spirituale nel verde della Sabina
Il monastero buddhista si trova nelle campagne di Toffia, a due passi da Rieti. È una vecchia casa di campagna restaurata, circondata da prati e boschi. “Abbiamo scelto questo posto perché la natura qui non è solo uno sfondo, è parte viva della nostra pratica”, spiega il venerabile Ajahn Santi, abate del monastero. Ogni mattina alle 6.30 i monaci iniziano la meditazione camminando a piedi nudi sull’erba umida. A quell’ora la nebbia fatica ancora a dissolversi tra le querce – uno spettacolo che colpisce anche chi arriva senza aspettative spirituali.
Non ci sono cancelli chiusi: chiunque può avvicinarsi, portando rispetto e silenzio. Si arriva seguendo un sentiero sterrato, tra fiori selvatici e profumi intensi dell’estate sabina. Passano ciclisti o famiglie con bambini incuriositi dai mantelli arancioni dei monaci.
Meditazione, silenzio e condivisione
Al monastero Theravāda le giornate scorrono lente, scandite da ritmi antichi. I monaci vivono senza possedere denaro, si nutrono delle offerte dei fedeli e passano molte ore a meditare. “Siamo qui per aiutare chi cerca un po’ di pace”, racconta Luca, giovane monaco romano. Alle 11 suona la campana: è l’ora del pasto sotto la grande quercia nel cortile.
I visitatori sono invitati a sedersi insieme ai monaci – chi vuole può portare un piatto da condividere, come nelle tradizioni asiatiche. “Sotto quell’albero si crea un senso di comunità che molti non avevano mai sperimentato”, racconta Sara, di Poggio Mirteto, che torna ogni domenica al monastero. A tavola niente telefoni né chiacchiere forti: solo voci basse e spesso lunghi silenzi.
Una tradizione antica in terra italiana
La tradizione Theravāda, nata nello Sri Lanka e diffusa nel sudest asiatico, ha trovato qui una casa discreta, senza clamore né grandi cartelli pubblicitari. Ogni settimana arrivano curiosi da Roma, Terni o anche più lontano. Alcuni partecipano alle meditazioni guidate; altri cercano semplicemente una giornata diversa immersi nel verde.
Rispetto per la natura è un punto fermo: niente pesticidi nei campi, raccolta differenziata attenta e cura nell’uso dell’acqua. “Cerchiamo di dare l’esempio con piccoli gesti concreti”, spiega Ajahn Santi. Nell’orto crescono pomodori e zucchine che finiscono direttamente nei piatti condivisi.
Accoglienza per tutti, regole semplici
Chi arriva viene accolto con un sorriso calmo e poche regole chiare: niente scarpe negli spazi interni, rispetto del silenzio durante le meditazioni, libertà totale di partecipare senza obblighi. Non si paga nulla per entrare né serve prenotazione – solo una breve spiegazione delle pratiche all’arrivo. “Qui vogliamo condividere più che convincere”, dice padre Santi sotto il portico fiorito.
Non mancano momenti per confrontarsi: la sera ci si raccoglie per parlare dei testi sacri o ascoltare esperienze di vita vissuta. C’è chi riflette sul significato della compassione nella quotidianità; qualcun altro chiede consigli su come affrontare lo stress del lavoro.
Un’esperienza che lascia il segno
In pochi mesi il monastero buddhista della Sabina è diventato un punto di riferimento per chi cerca meditazione ma anche solo uno spazio dove fermarsi ad ascoltare il silenzio. “Ho ritrovato la calma”, confessa Marco, insegnante in pensione arrivato da Fiano Romano. Il progetto va avanti: si parla già di nuovi corsi e giornate aperte alle scuole della zona.
Lontano dal caos delle città, in questo angolo verde del Lazio il buddhismo Theravāda cresce piano ma deciso. Un piccolo seme piantato tra le querce – dove anche aspettare insieme un pasto può insegnarti qualcosa sulla lentezza e sull’ascolto vero.