Staglieno Genova: il cimitero monumentale più bello tra arte, emozioni e tombe celebri

Giulia Ruberti

28 Agosto 2026

Genova, 28 agosto 2026 – Nel cuore di Genova, tra i viali silenziosi della Val Bisagno, il Cimitero Monumentale di Staglieno si presenta come un vero scrigno di storia, arte e memoria collettiva. Tra cipressi e lapidi imponenti, riposano uomini e donne che hanno segnato pagine importanti del paese. Da Giuseppe Mazzini a Fabrizio De André, passando per volti meno noti ma altrettanto importanti, ogni passo racconta frammenti di una storia che si intreccia con la vita della città.

Staglieno, un museo a cielo aperto

I genovesi non esitano a chiamare Staglieno il «più bello del mondo». Può sembrare un’esagerazione, ma basta camminare tra le gallerie ornate da statue di marmo e cappelle finemente decorate per capire da dove nasce questo affetto. Progettato nel 1835 da Carlo Barabino e completato anni dopo da Giovanni Battista Resasco, il cimitero si estende su oltre 330.000 metri quadrati. È una città nella città, con più di 2 milioni di sepolture registrate. Eppure sono i dettagli a colpire: la mano dello scultore che scolpisce la piega di una veste, il volto segnato dal dolore di una statua che regge una corona di fiori.

Tra le tombe più famose, quella della famiglia Appiani attira ancora oggi visitatori per la sua eleganza sobria, mentre la tomba della marchesa Caterina Campodonico – conosciuta come la “venditrice di noccioline” – è ormai parte del folclore genovese. Il suo busto sorridente guarda il viale centrale dal 1881. Anche Mark Twain, durante la sua visita a Genova nel 1867, ne rimase impressionato: «Non ho mai visto una collezione simile di sculture monumentali», annotò sul suo diario.

Personaggi illustri e culti popolari

Tra i tanti nomi incisi sulle lapidi di Staglieno spicca quello di Giuseppe Mazzini, padre del Risorgimento, la cui tomba semplice viene spesso adornata con mazzi freschi. Poco lontano si trova la cappella della famiglia De André che custodisce le spoglie di Fabrizio De André, cantautore amato da generazioni. I fan lasciano oggetti personali, biglietti con versi o disegni; qualcuno si ferma sulle fredde lastre per sussurrare una canzone.

A pochi passi c’è la tomba di Edoardo Sanguineti, meta annuale per gli appassionati di letteratura; mentre le gallerie riservate agli ebrei e agli anglicani testimoniano la varietà religiosa che ha attraversato Genova tra Ottocento e Novecento.

Staglieno nella cultura pop e internazionale

Ma Staglieno non è solo luogo di ricordo e raccoglimento. Negli ultimi anni, grazie anche ai social network e alle immagini che girano in rete, è diventato punto d’incontro per amanti dell’arte e turisti culturali. Nel 1979 i Joy Division scelsero proprio uno scorcio del cimitero per la copertina del loro album “Closer”, rendendo celebre l’immagine della statua della famiglia Ribaudo – la cosiddetta “angelo del dolore”. L’impatto fu così forte che ancora oggi giovani da tutta Europa arrivano qui per vedere quel monumento funebre.

Sono nate anche visite guidate serali e percorsi tematici su richiesta: dalla scoperta delle sculture liberty alle tombe degli “stranieri”, spiegano dall’associazione Amici di Staglieno. «Qui si respira la storia di Genova e dell’Italia», racconta Giovanni, guida storica del cimitero: «Bisogna solo saperla ascoltare».

Un luogo vivo fra memoria e modernità

Nonostante il passare degli anni, il Cimitero Monumentale resta un crocevia vivo di storie sempre nuove. C’è chi viene a cercare pace – «Mi siedo qui nei pomeriggi d’autunno» confida Teresa, pensionata del quartiere Marassi – chi invece fotografa i giochi di luce sulle statue all’alba. Negli ultimi tempi sono aumentati i giovani curiosi: ricercatori d’arte, studenti stranieri o semplici camminatori.

Il Comune ha avviato nuovi lavori negli ultimi mesi – rifacimento dei vialetti, restauro delle iscrizioni consumate dal tempo – per preservare questo patrimonio unico. Un lavoro senza fine. Percorrendo scale e cortili ombreggiati si ha l’impressione che a Staglieno nulla vada davvero perduto: ogni nome inciso resta legato alla città, ogni addio diventa parte della sua memoria.

Un museo aperto a tutti ma sempre in continuo cambiamento.

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