Milano, 1 settembre 2026 – Le ultime proiezioni demografiche dell’ONU tracciano un quadro destinato a cambiare radicalmente la geografia urbana mondiale: entro il 2100, le quindici città più popolose del pianeta si concentreranno tra Africa e Asia. Un passaggio di testimone importante, che sposta il centro di gravità dalle tradizionali metropoli occidentali verso centri come Dacca, Karachi, Luanda e Dar es Salaam. Queste città sono pronte a superare colossi storici come Tokyo o New York.
Le grandi metropoli del futuro: Dacca verso la vetta
Oggi le classifiche sono ancora dominate da città come Tokyo, con i suoi 37 milioni di abitanti, e da Delhi. Ma nel giro di meno di ottant’anni potrebbe cambiare tutto. Le previsioni del Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite indicano che proprio Dacca, capitale del Bangladesh, potrebbe scalare fino al primo posto nel mondo. Negli ultimi anni la crescita è stata frenetica: quartieri come Mirpur e Uttara si popolano ogni giorno di nuovi palazzi, spesso costruiti senza infrastrutture all’altezza.
Jean-Pierre Dubois, coordinatore del rapporto ONU, mette in chiaro che “il tasso di urbanizzazione in Asia meridionale è senza precedenti e Dacca potrebbe superare i 60 milioni di abitanti entro fine secolo”. Un ritmo che lancia una serie di sfide enormi — dalla gestione dell’acqua ai trasporti, passando per l’edilizia sociale — tutte questioni ancora tutte aperte.
Karachi, Luanda e Dar es Salaam: Africa protagonista
Ma non è solo l’Asia a crescere. Anche l’Africa sta vivendo una vera esplosione urbana. “Il futuro delle città sarà africano”, sottolinea Rose Muthoni, esperta dell’Università di Nairobi. Nel decennio appena passato le metropoli africane hanno triplicato la loro crescita rispetto a quelle europee. Tra le più emblematiche ci sono città come Karachi (Pakistan), ma soprattutto africane: Luanda (Angola) e Dar es Salaam (Tanzania), entrambe in rapida ascesa.
Luanda, che dal 2002 ha lasciato alle spalle una lunga guerra civile, oggi conta oltre 10 milioni di abitanti. Secondo gli ultimi dati del National Institute of Statistics dell’Angola, la popolazione urbana potrebbe raddoppiare entro il 2050, alimentata dai continui flussi migratori dalle campagne verso la città. Dar es Salaam, affacciata sulla costa tanzaniana, secondo le stime ONU raggiungerà i 36 milioni entro il 2100. Chi vive lì racconta che nei mercati “dopo le otto del mattino si fatica a camminare”.
Cambiamenti epocali: cause e conseguenze
Dietro questa trasformazione ci sono dinamiche demografiche complesse ma chiare. “La fertilità rimane alta in molte zone di Africa e Asia”, spiega Dubois. In paesi come Nigeria e Bangladesh ogni donna ha ancora in media più di quattro figli. È così facile capire perché queste metropoli crescono così velocemente, mentre in Europa e Giappone si assiste addirittura a un calo della popolazione.
Il problema non è solo numerico. Queste nuove megalopoli porteranno con sé sfide concrete: dall’acqua all’energia elettrica, passando per trasporti pubblici e smaltimento dei rifiuti. “Se non arrivano investimenti adeguati rischiamo davvero di trovarci con città ingestibili”, ammette Muthoni. A conferma, uno studio su Nature Urban Sustainability segnala che quasi il 40% dei quartieri in espansione a Lagos e Kinshasa non dispone nemmeno di servizi igienici efficienti.
Le città occidentali perdono centralità
Un altro dato significativo emerge guardando alle grandi metropoli occidentali: nessuna figura tra le prime quindici per numero di abitanti nel futuro sarà europea o americana. Tokyo perderà posizioni nella classifica; New York, Mosca e Londra spariranno dalle vette. “L’invecchiamento della popolazione e la denatalità stanno ridisegnando la mappa mondiale”, commenta Andrea Sartori, economista della Bocconi.
Le metropoli occidentali cambieranno volto: punteranno sempre più su smart city, efficienza energetica e sostenibilità sociale. “Saranno molto diverse dal boom edilizio selvaggio visto in Africa o Asia”, osserva Sartori.
Un futuro affollato: rischi e opportunità
Mentre alcune critiche alle stime ONU – considerate “ottimistiche” da certi studiosi africani – invitano alla prudenza, resta comunque evidente una cosa: il XXI secolo sarà segnato da un forte spostamento demografico verso il Sud globale.
E cosa possiamo aspettarci? L’urbanista bangladese Mirza Anwar sottolinea che “serviranno governi forti e capaci”. Solo così queste immense concentrazioni urbane potranno trasformarsi in motori di sviluppo invece che in focolai di tensione sociale.