Roma, 10 settembre 2026 – Un incontro riservato tra una delegazione di alti dignitari stranieri e funzionari di un importante ministero italiano ha acceso ieri un vivace dibattito nella capitale. Stando a fonti interne, sarebbe stata chiesta l’esclusione delle dipendenti donne dai colloqui ufficiali. L’episodio è avvenuto nella sede di via XX Settembre, intorno alle 15:30, coinvolgendo una decina di lavoratrici a cui è stato intimato di lasciare temporaneamente le postazioni.
Delegazione estera impone regole rigide
La richiesta sarebbe partita dai membri della delegazione, giunti in Italia per una serie di consultazioni istituzionali su dossier di cooperazione internazionale. Fonti vicine al ministero raccontano che gli ospiti – provenienti da un Paese del Golfo Persico – hanno comunicato, poco prima dell’inizio dell’incontro, la necessità di parlare solo con personale maschile. Nessuna nota ufficiale è stata rilasciata dall’ufficio stampa del ministero; tuttavia, due dipendenti presenti raccontano che “il clima si è fatto subito teso dopo le istruzioni: tra messaggi e telefonate c’è stato un continuo via vai”.
Il caso, definito “spiacevole” da più sindacalisti, ha coinvolto sia addette alle pratiche amministrative sia funzionarie con ruoli apicali. Una di loro, raggiunta in forma anonima da alanews.it, racconta: “A un certo punto ci hanno chiesto di uscire dall’ufficio, spegnere i computer e aspettare fuori finché non fosse finito tutto. Non era mai successo prima, almeno a me”.
Malumori e prese di posizione
La richiesta di allontanare le lavoratrici ha scatenato reazioni immediate. Alcuni funzionari – tra cui il responsabile della segreteria tecnica – hanno espresso disagio per la situazione, parlando di “una forzatura che non si concilia con la linea del nostro Paese”. In seguito è circolata una nota interna che invita i dipendenti a segnalare senza timore casi simili ai propri superiori.
Nel tardo pomeriggio ha parlato anche la Funzione Pubblica: “L’Italia garantisce parità e rispetto sul lavoro senza eccezioni”, si legge in un comunicato sintetico. Nessun riferimento diretto all’episodio ma fonti ministeriali precisano che “sono in corso accertamenti”. A Palazzo Chigi invece scelgono la cautela: fonti della Presidenza definiscono queste “prassi da evitare in futuro”.
Sindacati e opposizioni vogliono risposte
Non sono mancate le reazioni dei sindacati e dell’opposizione. La Cgil Funzione Pubblica ha chiesto chiarimenti ufficiali: “È inaccettabile che le lavoratrici vengano discriminate per motivi culturali altrui”, sottolinea la segretaria nazionale Serena Grandi. Sulla stessa linea il gruppo parlamentare Verdi-Sinistra Italiana: “Serve una posizione netta del Governo. Non si può permettere che negli uffici pubblici si applichino principi contrari alla Costituzione”.
Il caso è arrivato anche sui social. Tra i commenti più diffusi c’è quello della deputata PD Chiara Braga su X (ex Twitter): “L’Italia non può tollerare simili episodi. Il rispetto delle lavoratrici non è negoziabile”.
Un precedente scomodo e tensioni diplomatiche
Secondo quanto ricostruito da alanews.it, non sarebbe la prima volta che delegazioni mediorientali avanzano richieste simili nelle istituzioni italiane. Un ex funzionario ricorda un caso analogo a Roma nel 2021: “Allora però la direzione si oppose fermamente e la cosa non andò avanti”.
Il nodo diplomatico resta complesso: da una parte c’è il bisogno di mantenere buoni rapporti con partner strategici; dall’altra il rispetto dei principi di uguaglianza sanciti dalla legge italiana. In ambienti vicini alla Farnesina si osserva che “si deve comprendere le esigenze culturali degli ospiti stranieri”, ma sempre entro certi limiti.
Indagini aperte e clima teso negli uffici
Al momento nessuno è stato formalmente sanzionato per l’accaduto. Il ministro della Pubblica Amministrazione dovrebbe riferire nei prossimi giorni in Parlamento sui fatti. Intanto proseguono gli accertamenti interni per capire chi abbia effettivamente ordinato l’allontanamento e con quale margine d’azione.
Gli uffici sono tornati oggi alla normalità, ma tra i corridoi rimane un certo malumore: “Non vogliamo essere lasciate sole se dovesse succedere ancora”, confida una delle dipendenti coinvolte. La questione resta aperta e sotto stretta osservazione.