Weekend a Dolcedo: il borgo ligure che conquista come un angolo di Nord Europa

Giulia Ruberti

21 Settembre 2026

Dolcedo (Imperia), 21 settembre 2026 – Nel cuore della Liguria, dietro la città di Imperia, c’è un piccolo comune che sembra essersi fermato nel tempo. Dolcedo, con i suoi uliveti secolari e i vicoli lastricati, si è guadagnato negli anni una fama discreta ma solida. Un richiamo che ha superato le Alpi, conquistando tanti viaggiatori europei. Ma cosa spinge tedeschi, francesi, svizzeri e, naturalmente, gli italiani stessi a scegliere questo angolo nascosto della Riviera di Ponente? La risposta sta nella sua tranquillità rurale, nel tessuto sociale genuino e in quell’aria “un po’ fuori dagli schemi”, come dicono gli abitanti.

Un borgo nascosto fra gli ulivi scelto da chi cerca autenticità

È mattina presto, intorno alle dieci, e nella piazzetta del paese cominciano a farsi vedere i primi turisti con lo zaino in spalla: una famiglia tedesca di Amburgo, una coppia belga intenta a fotografare le case dai colori pastello, un gruppo di ragazzi francesi arrivati da Lione. Qui non si vedono orde di visitatori come sulle coste più battute o nelle località più famose della Liguria. Eppure il passaparola funziona bene: silenzioso ma efficace. “Non c’è nulla di costruito ad arte – racconta Mario Rinaudo, pensionato del paese che gestisce una piccola bottega – chi arriva qui cerca soprattutto pace, natura e qualche storia curiosa da raccontare agli amici”.

Secondo i dati dell’ufficio turistico comunale, le presenze straniere sono cresciute negli ultimi cinque anni di oltre il 40%, soprattutto tra maggio e settembre. La maggior parte arriva da Germania e Francia; non mancano però anche inglesi e scandinavi. “Molti prendono casa in affitto per lunghi periodi – conferma Silvia Colangelo, agente immobiliare locale – e spesso si innamorano del posto fino a pensare a un trasferimento definitivo”.

La ricetta: tranquillità vera, accoglienza sincera e quel tocco di eccentricità

Passeggiando lungo il torrente Prino si capisce subito che qui la calma non è solo un slogan: il rumore dell’acqua sovrasta quello dei motori; le conversazioni si fanno a bassa voce. “A Dolcedo l’orologio serve poco”, scherza Claudia, studentessa tedesca arrivata per uno scambio universitario. Gli appuntamenti più attesi? Non sono feste patinate ma i mercatini delle domeniche dispari, le serate improvvisate nel vecchio frantoio o le cene sotto le pergole aperte a chiunque passi.

E poi c’è quel pizzico di “follia”, come la chiama Gianni Ferrero, ristoratore del posto: “Qui si ride a crepapelle e ci si azzuffa per finta sulle ricette della focaccia. I forestieri lo capiscono subito: da noi si vive senza troppi filtri”. Tra i progetti recenti c’è una “biblioteca diffusa”: ogni piazzetta ospita una casetta con libri a disposizione di tutti – romanzi e fumetti in italiano o tedesco – un’iniziativa nata dal basso che racconta molto più delle brochure la filosofia degli abitanti.

Turismo dolce ma attenzione a non snaturare il borgo

Il successo però porta anche qualche preoccupazione. Se da una parte crescono opportunità per negozi e ristoranti tipici (la Camera di Commercio di Imperia parla di un +18% nelle aperture negli ultimi tre anni), dall’altra spuntano voci critiche. “Va bene il turismo, ma Dolcedo non può diventare una seconda Portofino”, avverte Laura Bianco, insegnante elementare del posto. Lei teme l’aumento dei prezzi delle case — alcuni affitti sono arrivati anche a 1.200 euro al mese per bilocali con vista — e la difficoltà per i giovani locali di restare.

Il sindaco Mario Guglielmi prova a rassicurare: “Vogliamo tenere viva la nostra identità puntando su un’accoglienza responsabile e proteggendo le tradizioni. È una sfida costante”. Ed è proprio qui che si vede quanto sia sottile il confine tra aprirsi al mondo e perdere la propria anima.

Tra radici antiche e nuove idee per il futuro

Per ora Dolcedo resta un esempio – fragile ma sincero – di convivenza tra ospitalità diffusa e rispetto del territorio. In municipio si parla di nuovi sentieri escursionistici e della promozione dei prodotti locali come l’olio extravergine d’oliva DOP. Si mormora anche di un festival letterario in arrivo la prossima estate. Intanto i bambini continuano a giocare a pallone davanti all’oratorio.

Chi passa da queste parti se ne accorge subito: a Dolcedo si viene per rallentare davvero. E spesso finisce per restare più a lungo del previsto. Forse grazie a quella strana allegria che aleggia fra i carruggi — qualcosa che nessuna moda finora è riuscita a cancellare.

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