Roma, 22 ottobre 2026 – Sta per arrivare il cambio dell’ora: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette torneranno indietro di un’ora, dalle 3 alle 2, segnando il ritorno all’ora solare. Nonostante le tante discussioni degli ultimi anni, la pratica resta in vigore almeno fino a quando l’Unione Europea non prenderà una nuova decisione. Il motivo? Mancanza di un accordo tra gli Stati membri e la necessità di mantenere un minimo di coordinamento. Così, anche quest’autunno, italiani e cittadini della maggior parte d’Europa dovranno fare i conti con il cambio d’orario, tra qualche fastidio iniziale e abitudini ormai radicate.
Il calendario del cambio: quando si spostano le lancette
Il passaggio dall’ora legale a quella solare scatterà alle 3 del mattino di domenica 25 ottobre. In teoria guadagneremo un’ora di sonno in più. L’invito ufficiale è di regolare manualmente orologi analogici, radiosveglie e dispositivi elettronici che non si aggiornano automaticamente. I più moderni – smartphone, computer, tablet – invece faranno tutto da soli. Ma come racconta una commessa alla stazione Termini: “Ogni anno qualcuno arriva un’ora prima o un’ora dopo per il treno del mattino”. Un piccolo caos che accompagna il cambio, soprattutto per chi lavora su turni o si sposta molto presto.
Perché l’ora legale non è stata abolita
Il tema dell’abolizione dell’ora legale è tornato spesso sul tavolo di Parlamento europeo e governi nazionali. Nel 2018 la Commissione europea ha fatto una consultazione pubblica che ha raccolto milioni di risposte: la maggior parte chiedeva la fine dei cambi stagionali. Eppure, come spiegano fonti del Ministero delle Infrastrutture italiane, “non c’è ancora un’intesa politica comune tra i Paesi. Alcuni vogliono mantenere l’ora legale tutto l’anno, altri no”. Fino a quando non si troverà una soluzione condivisa, tutto rimane così com’è.
In Italia il discorso coinvolge anche chi gestisce l’energia elettrica: secondo Terna, nel 2026 l’introduzione dell’ora legale a marzo ha fatto risparmiare circa 420 milioni di kilowattora, equivalenti al consumo annuale di una città come Brescia. Un risparmio stimato intorno ai 140 milioni di euro solo nei mesi estivi. Il tema del risparmio energetico e dell’impatto ambientale resta dunque centrale nel dibattito.
Dove l’ora non cambia e cosa succede fuori dall’Europa
Se in Europa il dibattito è acceso, nel resto del mondo la situazione è ancora più varia. Paesi vicino all’equatore come Singapore o Kenya mantengono l’ora solare tutto l’anno, perché lì le giornate non cambiano molto in lunghezza tra estate e inverno. Negli Stati Uniti e in Canada invece il cambio d’orario è deciso a livello federale: nel 2022 la Florida ha provato a introdurre l’ora legale permanente, senza riuscirci. La Russia ha abolito il sistema dei due orari nel 2014: Mosca resta sempre su quello che noi chiamiamo “invernale”.
In Europa Islanda e alcune parti della Russia non fanno alcun cambio d’orario. Per chi viaggia in questo periodo è importante informarsi sulle regole locali per evitare brutte sorprese.
Gli effetti sul sonno e sulla salute
Il ritorno all’ora solare può incidere sulle nostre routine nei giorni subito dopo il cambio. Gli esperti del Centro di Medicina del Sonno dell’Università di Bologna spiegano che “il corpo impiega circa una settimana ad abituarsi completamente”. Qualcuno lamenta problemi temporanei come insonnia leggera, difficoltà a concentrarsi al mattino o sensazione di stanchezza e fame fuori orario. I medici consigliano quindi di esporsi subito alla luce naturale appena svegli e cercare di mantenere orari regolari.
L’appuntamento con l’ora legale nel 2027
Il prossimo cambio ufficiale sarà nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2027, quando torneremo all’ora legale. Fino ad allora – almeno per ora – le giornate si accorceranno visibilmente: già alla fine di ottobre il sole tramonterà intorno alle 17 nel Nord Italia.
Molti italiani si chiedono ancora se ci sarà mai una svolta definitiva sul tema delle lancette. Per ora però niente cambia: il passaggio notturno resta quello di sempre, accompagnando da decenni l’arrivo dell’autunno tra polemiche vecchie e nuove abitudini consolidate.